
Lamezia Terme, 8 aprile - Anche quest'anno la Carovana Internazionale Antimafia ha fatto tappa a Lamezia Terme, presso l'Auditorium del Parco "Peppino Impastato", nel suo imperversare in lungo e in largo la penisola per ridestare l'impegno e l'attivismo in merito alla lotta alla mafia e alle sue influenze sociali. Secondo questi tratti, il tema stavolta ha riguardato la tentacolare presenza della mafia nel settore economico e finanziario, in particolare il fenomeno del gioco d'azzardo nelle sue degenerazioni patologiche: "come fosse una malattia compulsiva", nelle parole di Ivan Falvo D'Urso dell'associazione Arci, per l'occasione moderatore e conduttore dell'incontro. Dopo aver dichiarato il collaudato impegno dell'associazione perché venga effettuato al più presto "il ritiro delle macchinette almeno dai luoghi pubblici", Falvo D'Urso ha lasciato che Enzo Caroleo di Libera Lamezia Terme sottolineasse quanto proprio "in tempi di crisi economica aumenti il ricorso al gioco d'azzardo"; per meglio chiarire il concetto vengono citati alcuni dati tratti dal dossier "Azzardopoli", uno su tutti quello riguardante il fatturato di circa 10 miliardi di euro derivante dal solo gioco illegale.

L'assessore comunale Giusy Crimi, in qualità di rappresentante primo della città, vista l'assenza del sindaco Speranza - in visita a Roma per la Giornata Internazionale del popolo Rom -, si lega ad una promessa importante riguardo al tema affrontato nella giornata, auspicandosi che "il Comune faccia tutto il possibile perchè si possa ridimensionare la presenza di slot machine nel territorio".Una questione quella dell'alta affluenza presso i locali forniti di macchinette tentatrici, trattata anche da Roberto Gatto del CNCA (Comitato Nazionale Comunità di Accoglienza) che manda in visione sul maxischermo un'inchiesta in Power Point ricavata da alcuni questionari diffusi tra le scuole, dalla quale si evince, tra gli altri risultati, che "nonostante il divieto sono tanti i minorenni dediti al gioco d'azzardo, e che il risultato vincente è insignificante". Affermazioni di chiara impronta sociale, in termini di stimolo al gioco compulsivo, così come espresse nella compiuta relazione del sociologo romano Maurizio Fiasco, il quale vede nel fenomeno del gioco d'azzardo "un chiaro segnale di rivoluzione antropologica, un intruso che mina la quotidianeità dei gesti". In conclusione alla sua disamina si fa urgente la denuncia da rivolgere "alla mancanza critica dell'elite colta nei confronti dei comportamenti pubblici"; mai come in questo caso si fa urgente la necessità di salvare "la massa della popolazione inerme dall'assuefazione al gioco".
Al termine dell'incontro l'esibizione di Francesca Prestia, cantastorie calabrese, incanta anche gli studenti presenti di alcuni istituti superiori della città; "La ballata di Lea", dedicata a Lea Garofalo, simbolo di "donna clabrese che dice no alla violenza mafiosa", è il brano che da l'avvio alla sua performance, per poi proseguire con la tarantella "Si nui simu briganti, vui cu siti?", sorta di trattato musicale sull'orgoglio dell'identità calabrese oltre ogni pregiudizio. I ragazzi in sala applaudono e seguono il ritmo gongolando e applaudendo, e pare attestino che magari essere calabresi non è poi così male.
Pasquale Allegro


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