
Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la nota del dottor agronomo Raffaele Sonni in merito alla realizzazione della centrale a biomasse. “Gentile direttore, qualcuno mi ha detto: “Non è colpa loro. E’ colpa vostra che ancora provate a fare gli imprenditori a Lamezia Terme. Chi ve lo fa fare?”. Già, chi ce lo fa fare? Vorrei raccontarvi una storia. Vera, purtroppo. Sono un agronomo e ho un’azienda agricola. Quando ho tempo, mi occupo anche di elaborare progetti per la produzione di energia elettrica. Sì, lo confesso, ho una strana abitudine: lavoro, dalla mattina alla sera, week end compresi. Stavolta avevo ricevuto degli incarichi per progettare degli impianti di biomasse legnose. Di cosa si tratta? Sono le famose fonti rinnovabili, quell’energia “verde” che non sfrutta il petrolio, ma si limita a utilizzare il legno come combustibile. Era tutto pronto, finché non mi arriva una comunicazione dal Comune di Lamezia: “Autorizzazione negata”. E perché mai, mi sono chiesto? Perché bloccarmi se ho fatto tutto secondo le regole? Qui inizia il mio percorso infernale. La mia storia, che un amico ha definito kafkiana. Eccola.
Sono agronomo, dicevo. Ma il Comune scrive: “Non è abilitato a presentare questo progetto”. Accidenti, mi sono detto, io ero convinto di esserlo. Interrompo il mio lavoro quotidiano, busso al consiglio dell’Ordine. Mi rilasciano una paginetta in cui c’è scritto quello che tutti già sanno: “Sì, lei è abilitato”. Di più. Il mio Ordine specifica che posso portare avanti “lo studio, la progettazione, la direzione, la sorveglianza, la liquidazione, la misura, la stima, la contabilità e il collaudo dei lavori relativi alle costruzioni rurali e di quelli attinenti alle industrie agrarie e forestali”. E per non lasciare spazio ad equivoci, aggiunge: “Non vi è alcun dubbio che un impianto a biomasse” rientri appunto nella categoria delle industrie agrarie e forestali e che, pertanto, “un dottore agronomo e un dottore forestale ha la piena competenza per la sua progettazione”. Quindi avevo ragione. Quindi ero competente! Eppure il Comune sosteneva (e sostiene) il contrario. E l’avvocato che lo rappresenta, Carnovale Scalzo, ha messo nero su bianco nelle sue memorie difensive al Tar (già, perché intanto questa vicenda è finita di fronte ai magistrati amministrativi!) che “il corso di studi degli agronomi è incompetente” in materia di impianti a biomassa. Per supportare questa tesi cita addirittura una circolare dell’ordine degli agronomi. Peccato che questo testo si riferisca ad impianti fotovoltaici e mini-eolici, non a quelli a biomassa!Un’ultima cosa. Il Comune, come detto, scrive di me: “Competenze professionali del tecnico non idonee”. E di cosa sarei competente? Scrivono ancora: è competente della progettazione e direzione dei lavori di “cantine, oleifici, insediamenti per la conservazione e trasformazione dei prodotti vegetali e animali; fabbricati per l’agriturismo; ricoveri per l’allevamento animale; fabbricati civili, nell’ambito delle competenze dei geometri”. Mancava solo che scrivessero: “La sua competenza? L’uso della zappa”.
Il parere dell'ordine nazionale agronomi
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