
Lamezia Terme - L’Agenzia Ministeriale per i Servizi Sanitari regionali (AGENAS) ha pubblicato su “Monitor”, l’organo ufficiale di Agenas, uno studio condotto dall’Università di Bologna che ha valutato e messo a confronto quattro Regioni e quattro differenti modelli attuati di strutture organizzate della medicina generale. In particolare, sono state studiate le “Case della Salute” della Toscana, i Nuclei di Cure Primarie (NCP) dell’Emilia Romagna, i Presidi Territoriali di Assistenza (PTA) del Veneto e l’Assistenza Territoriale Integrata (ATI) della Calabria. Per quanto riguarda l’esperienza calabrese, è stato preso in esame il servizio di Assistenza Territoriale Integrata di Lamezia Terme, attivato allo Studio Michelangelo in via dei Mille, preso a modello dalla stessa Regione Calabria. Dall’analisi effettuata dall’Università Cattolica di Roma e, precisamente, dal professore Gianfranco Damiani, è emerso che il carattere di multidisciplinarietà con una forte componente infermieristica, la presenza dei Servizi Sociali unita all’uso della telemedicina, consente la gestione ottimale delle patologie croniche e principalmente dei pazienti fragili, che vengono gestiti a domicilio, evitando i ricorrenti ricoveri in ospedale. La Regione Calabria ha già deciso di adottare il modello ATI sul resto del territorio regionale. “Come Asp abbiamo sviluppato un progetto sperimentale di Assistenza territoriale integrata – ha spiegato il direttore generale Gerardo Mancuso – con l’obiettivo principale della riorganizzazione dei servizi territoriali per favorire la riduzione degli accessi al Pronto soccorso e i ricoveri impropri. Il progetto si propone inoltre di garantire la continuità assistenziale h24, la promozione della salute attraverso apposite campagne di prevenzione delle patologie e screening dei tumori maggiormente diffusi, nonché una migliore qualità dell’assistenza specialistica per l’abbattimento delle liste d’attesa per i pazienti cronici e fragili”.
“Il progetto ha avuto avvio nel settembre del 2011 – ha aggiunto Mancuso – ha coinvolto 6 medici di medicina generale (Mmg) e 2 pediatri di libera scelta (Pls) per un totale di 10.000 assistiti, 3 medici del servizio di continuità assistenziale (Mca), 6 infermieri e 6 amministrativi, 1 chirurgo convenzionato Asp, 1 chirurgo vascolare ospedaliero, 1 cardiologo, 1 radiologo, 1 tecnico podologo, 2 fisioterapisti e 4 volontari dei servizi sociali”. “La telemedicina ha offerto un valido supporto alle attività di assistenza integrata – conclude il direttore Mancuso – consentendo la presa in carico dei pazienti e l’integrazione tra tutti gli attori (Mmg, Pls, laboratori analisi, specialisti, pronto soccorso) favorendo la condivisione delle cartelle cliniche e il monitoraggio dei dati. Una maggior decetralizzazione sul territorio dei servizi sanitari e cure di primo livello portano infatti, oltre a un notevole diminuzione del disagio per i pazienti e una rivalutazione in termini clinici della figura del medico di base”.
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