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Lamezia Terme - Con i fari puntati quasi esclusivamente sulla vicenda della Banca Etruria (per i suoi risvolti umani, legati al suicidio di un correntista, e politici per il coinvolgimento del ministro Boschi) e sul salvataggio di altre tre banche, si è perso di vista il fatto (come emerge da un articolo pubblicato sul Sole 24 ore) che la crisi bancaria non è per nulla finita. Perché, oltre all’Etruria & c. (quattro salvate e una, la banca Padovana di credito cooperativo, incorporata dalla Bcc di Roma), è a rischio default - secondo i dati aggiornati dal sito dell’Autority - la situazione di altri 9 istituti di credito, tutti in amministrazione straordinaria: due banche calabresi, la cosentina Banca Brutia e la Banca Popolare delle Province Calabre; la Bcc Irpina; la Cassa di Folgaria; la pisana Banca di Cascina; la leccese Bcc di Terra d'Otranto; il Gruppo Bancario Mediterraneo; la Cassa di Loreto; l’Istituto per il Credito Sportivo.

La Banca Popolare delle Province Calabre riguarda da vicino Lamezia Terme e dintorni. Ha sede legale a Reggio Calabria ma la sede amministrativa è proprio a Lamezia, sulla via del Mare a Sant’Eufemia. In amministrazione straordinaria dal 18 agosto 2014, la Banca Popolare delle Province Calabre è stata sottoposta al commissariamento con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia. È stato così disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione, ed è stato nominato Commissario straordinario della società il ragioniere Paolo Mecantonio e, come componenti del Comitato di sorveglianza, la professoressa Simona Arduini, l’avvocato Francesco Saverio Belviso e il dottor Gandolfo Spagnuolo, insediatisi il 22 agosto 2014. “La Procedura – si leggeva nella comunicazione post decreto - opera sotto la supervisione della Banca d’Italia e ha la finalità di promuovere le soluzioni utili alla crisi della banca, mediante l’adozione di tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale e la piena tutela dei diritti dei clienti e dei creditori sociali. La clientela potrà quindi continuare a rivolgersi agli sportelli della banca, che prosegue regolarmente la propria attività”.

La situazione di commissariamento manifesta palesemente lo stato di crisi imminente e il rischio di default. “O trovano un cavaliere bianco, un compratore, o saltano” scrive il giornalista del Sole 24ore, che propone la soluzione di considerare l’intervento del Fondo di Garanzia delle Bcc che “proprio perché di natura volontaria – sottolinea – evita le censura dell’Europa sugli aiuti di Stato”. Dal 1° gennaio 2016, infatti, entra in vigore il cosiddetto bail in: i salvataggi delle banche saranno finanziati dagli istituti stessi ma non più dallo Stato. Toccherà in primis quindi agli azionisti delle banche, poi agli obbligazionisti e se necessario dai correntisti con depositi superiori ai 100mila euro, iniettare denaro per ricapitalizzare la banca ed evitare così il default.

La storia della Banca Popolare delle Province Calabre

Nata da un’iniziativa del parlamentare Giuseppe Reale, la Banca Popolare delle Province Calabre parte ufficialmente con la sua attività il 7 novembre del 2008, quando riceve dalla Banca d’Italia la comunicazione dell’avvenuta iscrizione all’albo degli istituti di credito. Nel maggio dell’anno successivo apre uno sportello a Lamezia dove ha, appunto la sede amministrativa. Lo scopo sociale - promosso con lo slogan, “prima gli uomini, dopo i denari” - era quello di incentivare gli aiuti finanziari a coloro che operavano in determinati campi lavorativi e che avevano delle difficoltà quotidiane per l’accesso al credito. Ma la realtà si è dimostrata più amara del previsto per lo stesso istituto bancario.
Dopo un primo momento positivo, infatti, la situazione della BPPC è andata peggiorando con gli anni, toccando l’apice nel 2013. A marzo di quell’anno, infatti, Bankitalia ha sanzionato i vertici della BPPC con sanzioni che ammontavano a 120 mila euro. Ad essere colpito il penultimo consiglio di amministrazione, per “carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nel processo del credito da parte dei componenti il Consiglio di amministrazione; carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nel processo del credito da parte del Direttore generale; anomala operatività nella gestione del credito da parte del preposto alla filiale”. Ad essere più che negativo è, però, il bilancio aggiornato al 31 dicembre 2013. La Banca ha, infatti, chiuso l’anno con un patrimonio al netto di 6.123.150 milioni di euro e con una perdita ammontante a 1.782.456 con una differenza sostanziale rispetto all’anno precedente quando si chiuse il 2012 con 7.404.371 di euro di patrimonio al netto ma con una perdita di 34.851 euro.
 
Un bilancio assolutamente negativo e preoccupante, così come evidenziava lo stesso consiglio di amministrazione nella relazione allegata al rendiconto: “il bilancio dell’esercizio si chiude con una significativa perdita e con una contrazione dei margini patrimoniali esistenti in ragione dei pesantissimi effetti della crisi economica in atto che, anche nel 2013, ha colpito il territorio nazionale, regionale e -con particolare durezza- l’area lametina, principale bacino di operatività della Banca, costringendo la BPPC ad effettuare ulteriori svalutazioni ed accantonamenti, che hanno significativamente condizionato il risultato di esercizio. Il progressivo deterioramento di una porzione rilevante dello stock di impieghi pone la nostra Banca di fronte ad uno snodo cruciale, dovendo i Soci optare per un immediato rafforzamento patrimoniale della società, anche eventualmente attraverso una modifica della propria forma societaria, o, in alternativa ed in mancanza di tale consistente rafforzamento, per una fusione per incorporazione in altro istituto di credito e/o per una dismissione degli asset con successivo passaggio alla fase liquidatoria. L’auspicio è che tale rafforzamento patrimoniale possa intervenire in occasione dell’Assemblea dei Soci già convocata per i giorni 23 e 24 maggio 2014 quando, dopo aver provveduto all’esame ed all’approvazione del Bilancio, i Soci dovranno deliberare in merito alle operazioni straordinarie prospettate”. Ma in quei due giorni di maggio 2014 quanto auspicato dall’allora CdA evidentemente non è si è avverato perché, come già scritto prima, il 18 agosto dello stesso anno è scattata l’amministrazione straordinaria e il 22 agosto è stato insediato il commissario straordinario.

C.S.

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