
Lamezia Terme - Ha varcato per l’ultima volta le porte del tribunale, l’avvocato Francesco Pagliuso, barbaramente ucciso con due colpi di pistola, la sera del 9 agosto mentre rincasava a bordo della sua Volkswagen. Ad aspettarlo, nascosto nel cortile di casa, un killer. L’avvocato 43enne è stato così accolto nella camera ardente allestita nell’atrio del tribunale di Lamezia, da parenti, amici, collaboratori, dal sindaco della città Paolo Mascaro e di Soveria Mannelli, Leonardo Sirianni, consiglieri comunali e assessori. Presenti anche il consigliere regionale Tonino Scalzo e Arturo Bova. Ad attenderlo, fuori dal Tribunale, tanti colleghi con indosso la toga. Due comunità unite, quella di Lamezia Terme, sua città adottiva e di Soveria Mannelli, suo paese d’origine, per concedere al giovane legale, l’ultimo saluto.
VIDEO

In silenzio molti si sono avvicinati alla bara con adagiata sopra la toga, una rosa bianca e la foto sorridente di Francesco Pagliuso. A rompere il silenzio, il Presidente Brattoli: "Francesco Pagliuso è un avvocato di grandissimo spessore, Francesco Pagliuso è una persona umanamente meravigliosa, Francesco Pagliuso mi ha onorato della sua amicizia, Francesco Pagliuso è un grande uomo, è una persona affidabile, molto colta, molto giovane, ha fatto nella sua vita tante cose”. Lo ricorda così il Presidente del tribunale Bruno Brattoli che aggiunge “Le indagini sono ora nelle mani dei magistrati di Catanzaro". Chiama “vigliacco” chi ha ucciso Pagliuso "non avrà scampo" aggiunge ancora mentre, riprendendo le parole della sorella Antonella, afferma “tutti dobbiamo poterlo guardare in faccia”. “Sono venuto a Lamezia 4 anni fa e ci rimarrò per altro 4 anni, pertanto, vi chiedo una cortesia: non voglio più sentire delle prese di posizioni, dei sussurri. Come infame è stato chi ha ucciso, infame è chi pone in dubbio la sua specchiata integrità morale. Se tra di voi c’è qualcuno che ha questo pensiero deve fare i conti con la sua coscienza. Desidero - conclude - che la città collabori in tutti i modi. I magistrati di Catanzaro che stanno svolgendo le indagini hanno bisogno di voi. A Francesco ho voluto bene e gli vorrò per sempre bene”, conclude Brattoli.

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Antonello Bevilacqua in merito all’assenza delle istituzioni afferma: “Stigmatizzare in modo duro l’assenza delle istituzioni. Lo dico con convinzione e ribadisco: è inconcepibile che un avvocato che muore a Milano ha più rilevanza che a Lamezia. Inconcepibile che ministri della Repubblica che decantano di essere stati avvocati non hanno mandato nemmeno un telegramma. E’ arrivata la stima da tutti gli avvocati, anche anziani, ma dalla società civile nessuno che abbia mandato un attestato di cordoglio. A parte i sindaci di Lamezia e Soveria che sono qui. Commemoriamo un marito, un padre, un figlio, un avvocato morto facendo il suo lavoro. La procura deve fare le sue indagini ma possiamo dire che è morto con modalità mafiose. Questa è una terra di mafia”. Tiene a precisare che “Pagliuso era un amico come lo era di tutti gli avvocati. Un minimo di concorrenza tra legali - precisa - è un fatto naturale”. “Ha scalato la scala della sua categoria e si è imposto come un ottimo avvocato – conclude - Francesco Pagliuso ha fatto al 98% l’avvocato e l’altro 2% lo dedicava al suo tempo libero”.

Davanti alla bara anche il sindaco, nonché avvocato, Paolo Mascaro: “Un colpo allo stomaco difficile da superare. Francesco Pagliuso in ogni ambito dedicava tutto se stesso: dallo sport alla sua professione. Pochi giorni fa ho avuto con lui l’ultimo colloquio ed era con una passione infinita che parlava del suo studio delle sue cause. Francesco Pagliuso era energicamente teso alle passioni della vita”. “Bisogna trovare la forza di reagire in una terra difficile dove vi è consapevolezza delle difficoltà nell’operare in questa terra. Tanto si è fatto contro la criminalità ma noi siamo la terra dei martiri della giustizia, della libertà e della legalità. Serve l’aiuto – ha aggiunto – delle istituzioni assenti. La nostra è una terra che se è amata sa amare. Oggi siamo qui nel piangere il sorriso di Francesco che una mano criminale ha fatto apparentemente cessare”. Pensa al piccolo figlio, l’avvocato Mascaro, al quale “dobbiamo dedicare il nostro impegno e aumentare il nostro coraggio. Alzare il muro contro tutto ciò che può essere criminale”. “Oggi è ferita a morte non solo la categoria ma una comunità. Abbraccio – conclude – un amico collega e cittadino della mia terra che cerca giustizia. Non abbiate paura! Saranno loro che pagheranno, spero presto con la galera. I criminali devono restare nei luoghi a loro imputati, gli angeli in paradiso”.

Interviene anche il Sindaco di Soveria Mannelli, Leonardo Sirianni, che manifesta la sua vicinanza alla famiglia, “la morte di Francesco Pagliuso lascia tutti addolorati. L’ho visto crescere - afferma - e proferire negli studi e nella professione non riesco ad aprire gli occhi alla dura realtà”. “Qui il Presidente della Repubblica sarebbe dovuto intervenire” ammonisce il vicepresidente delle Unioni delle Camere Penali, Domenico Ciruzzi. “Noi ci diciamo certi - afferma - che Francesco sarà ricordato non solo dalle istituzioni forensi ma anche civili del nostro paese”. “La tua anima già vola nel paradiso” dice, invece, l’avvocato Pino Zofrea, Presidente della Camera Penale di cui Pagliuso era segretario rivolgendosi nel suo intervento all’avvocato che chiama semplicemente “Franco”. Lo ricorda come un legale “innamoratissimo della sua professione”.
“Essere avvocati in queste terre è più difficile”, afferma, in conclusione degli interventi nell’atrio del tribunale il Presidente delle Unioni delle Camere Penali, Beniamino Migliucci, riprendendo un’intervista del penalista nella quale dichiarava: “Nella vita non bisogna fare l’avvocato, ma essere un avvocato”. “A volte - aggiunge - ci scontriamo con il pregiudizio e le difficoltà. Anche assistendo i peggiori criminali - conclude - chi lo fa difende la democrazia e il diritto”. La sorella Antonella Pagliuso, invece, legge una lettera davanti alla bara del fratello da parte dello studio. Con un applauso, circondato dalle persone a lui più care, Francesco Pagliuso lascia il tribunale nel quale per anni ha svolto la sua professione, sfila davanti ai colleghi in toga per allontanarsi verso la vicina chiesa del Rosario.
Ramona Villella











© RIPRODUZIONE RISERVATA