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Lamezia Terme - Partono in aula Garofalo le lezioni di Camera Penale, con un incontro incentrato sulle chiamate accusatorie di cui è stato relatore il dottor Giuseppe Perri, gip del Tribunale di Catanzaro, introdotto dall’avvocato Pagliuso. “Un appuntamento, questo - dice Pagliuso della Camera Penale di Lamezia - ormai di portata regionale che, nonostante la riduzione del numero delle lezioni compatibilmente al numero di crediti garantito e nel rispetto dei tempi destinati alla scuola per Difensori d’Ufficio, si conferma come esempio di modello organizzativo, sia per la qualità che per la gratuità del corso, attirando attenzioni e consensi a livello nazionale.”

Il tema delle chiamate accusatorie è stato trattato in tutte le sue sfumature interpretative, citando anche vari esempi  di pratica penale, dal processo Calabresi al processo Misseri, ma con particolare riferimento ai processi per criminalità organizzata, in cui costituiscono in genere fondamentale se pure non unica prova. Spetta naturalmente al giudice il compito non facile di valutarne l’attendibilità, secondo il principio del libero convincimento con obbligo di motivazione, come secondo l’art. 192 comma 1 del codice di procedura penale. Ma per farlo sussistono una serie di norme cui attenersi scrupolosamente. Infatti le chiamate, spesso provenienti da collaboratori di giustizia, possono essere dirette o de relato e si distinguono principalmente in auto ed etero accusatorie, assecondando accuse di reità o correità. E’ ovviamente nell’appurare accuse di reità che è necessario applicare il maggiore rigore, poiché non toccano chi accusa – a meno ché questi non abbia già raggiunto il tetto massimo di punibilità oltre il quale la sua pena non è maggiorabile e possa dunque permettersi di autoaccusarsi.

Fatta tale distinzione, i criteri di valutazione per le chiamate accusatorie si esplicano in tre fasi principali, che dovrebbero teoricamente essere espletate “a compartimenti stagni” cioè senza interferenze reciproche e senza che si possa passare alla successiva senza aver completato la precedente. Nella prima fase, che non riguarda il contenuto della chiamata, si vaglia la credibilità soggettiva della accusante, ovvero la personalità e le condizioni socioeconomiche e familiari – valutazioni secondo Perri in genere vaghe o comunque valide per qualsiasi testimone – ma anche il passato criminale, il rapporto con i chiamati in causa. La seconda e terza fase riguardano la credibilità oggettiva intrinseca ed estrinseca, ovvero il contenuto della chiamata, rispettivamente nella sua spontaneità, costanza, coerenza, precisione, e poi rispetto alla congruenza con esami autoptici, balistici e altre prove a carico. La conclusione di Perri riguarda la necessità da parte del giudice di un confronto finale complessivo dei dati che porti alla conclusione più congrua.

Giulia De Sensi

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