
Lamezia Terme - E’ stata tenuta dall’avvocato Angelo Grandinetti la IV Lezione di Camera Penale in aula Garofalo dal titolo “Il Nuovo Procedimento Disciplinare: Esperienze Applicative”, inerente le norme che regolano gli illeciti e le infrazioni al codice deontologico da parte degli stessi avvocati iscritti all’Ordine. “E’ facile che nella vostra esperienza futura vi troviate a dover difendere un avvocato", esordisce Grandinetti, segretario distrettuale del Consiglio dell’Ordine, che riferisce di circa 600 procedimenti disciplinari pendenti nel solo distretto di Catanzaro, di cui il primo celebrato ieri e conclusosi con la radiazione dell’imputato, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso con finalità di usura e spaccio di droga. Forti le preoccupazioni di Grandinetti rispetto a quella che viene definita “una crisi sistemica”, che non risparmia il mondo dell’avvocatura, in cui sono frequenti non solo gli illeciti riguardanti i rapporti fra i membri dell’Ordine o l’acquisizione dei clienti ma anche la violazione di norme penali o la messa in atto di procedimenti seriali e l’inserimento in sistemi non collegati all’esercizio della professione.
“Un ‘avvocato assolto penalmente – dice Grandinetti riferendosi alla Legge 247 del 2012 – può anche essere ugualmente condannato dal punto di vista disciplinare". Quello vigente attualmente è infatti un sistema rigido e tipizzato che non lascia particolare spazio alla discrezionalità: dopo la segnalazione del fatto al Consiglio dell’Ordine ha il via un procedimento che, salvo archiviazione per mancata sussistenza degli estremi o avvertimento semplicemente orale, assume caratteristiche simili a quelle di un processo di carattere penale. Dunque, in caso di colpevolezza appurata, si rischia una pena che parte dai 3 mesi di sospensione dall’esercizio della professione fino alla radiazione definitiva dall’Ordine degli Avvocati. Grandinetti chiude con la lettura di un passo di Piero Calamandrei e con un monito ai giovani sulla necessità di “scegliere l’Essere al Dover Essere”, evitando di fare dell’avvocatura soltanto un mestiere in cui si è sottoposti a regole cogenti, quanto piuttosto identificandosi in esse.
Giulia De Sensi

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