
Lamezia Terme - “Dipendenze tecnologiche: pericoli e opportunità del web” è il tema dibattuto nella giornata del 3 aprile presso il Liceo Classico-Artistico “F Fiorentino”, nell’ambito dei PCTO, “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento” che sostituisce, come disposto dal comma 18 della Legge del Bilancio 2019, l’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL). L’incontro fortemente voluto dal Dirigente scolastico Cutuli, organizzato dalle professoresse Nicastri e Scavelli, ha visto la partecipazione di un folto gruppo di ragazzi che ha avuto l’opportunità di confrontarsi con il dottor Falvo, Dirigente Medico del Ser.D. di Lamezia Terme e con i Marescialli dell’Arma dei Carabinieri Rizzelli e Zito. Il dottor Falvo ha affrontato la tematica delle “New addiction”, le nuove dipendenze che si basano sulla ripetizione malsana di un comportamento “socialmente accettabile”; fra queste, il gioco d’azzardo patologico, la sindrome di acquisto compulsivo, il sesso e le relazioni virtuali: dipendenze cresciute in modo esponenziale attraverso il costante collegamento alla rete.
Dalla relazione del dottor Falvo sono emersi dati allarmanti: un sondaggio online condotto dall'Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullism) su un campione di 500 persone di età compresa tra i 15 e i 50 anni rivela che il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno, addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. I giovani 3.0 non riescono a staccarsi da smartphone e da altri device. In particolare i ragazzi ammettono di non riuscire a prendersi una pausa da questi dispositivi di almeno tre ore nel 79% dei casi. Il bisogno di controllare continuamente lo smartphone magari per chattare non li abbandona neppure di notte. Percentuali molto vicine all’indagine “flash” condotta nel corso dell’incontro attraverso un test (anonimo) nel quale i partecipanti (compresi fra i 16 e i 18 anni) hanno indicato il tempo trascorso sullo smartphone, i social maggiormente frequentati e l’età del primo approccio “sistematico” al web. Più confortanti i dati emersi dal test sui siti che propongono “giochi” pericolosi e “sfide” virali (Challenge, Blue Whale etc.): dal campione dei liceali esaminati si rileva che i ragazzi in questione non sono mai stati coinvolti in problematiche di tale genere.
Il dottor Falvo ha messo in evidenza i vari step della cyber-dipendenza: la fase della “tolleranza” che consiste nel desiderare una permanenza sempre più lunga di collegamento al web, il “craving” ovvero l’incapacità di controllare l’impulso e di cambiare comportamento ed infine, la fase dell’”astinenza” che si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione in mancanza di un accesso alla rete. Il maresciallo Rizzello, intervenendo sull’argomento ha evidenziato le denunce fatte da molti genitori che hanno subito frodi on-line collegate all’uso dello smartphone da parte dei propri figli minorenni; ha inoltre esposto i numerosi interventi relativi ai tentativi di adescamento, soprattutto di ragazzi nella fascia di età fra i 10 e i 16 anni, da parte di siti pedo-pornografici nonché le problematiche relative all’uso improprio dello smartphone in auto e le conseguenze civili e penali.
Tutti i relatori hanno concluso evidenziando il ruolo fondamentale delle scuole che spesso trascurano o sottovalutano il fenomeno, come ha recentemente evidenziato un noto programma televisivo nazionale (solo il 2% delle scuole tratta in modo sistematico l’argomento), alimentando dibattiti sull’argomento ed invitando a limitare la quantità di tempo da trascorrere online, di farne un uso consapevole, evitando automatismi incontrollati e/o abitudine irrinunciabili, implementando ed incentivando attività sociali affinché il contatto virtuale non trasformi la nuova generazione, come ha dichiarato lo psicologo e responsabile della Cooperativa Vivere Verde Onlus Stefano Galeazzi, in “Hikikomori”, ovvero ragazzi e giovani adulti di età compresa tra i 13 e i 35 anni, che si isolano volontariamente recludendosi nelle proprie stanze: una sorta di auto-esclusione dalla società odierna le cui pressioni e richieste vengono percepite come insostenibili.
© RIPRODUZIONE RISERVATA