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Lamezia Terme - “Disabilità e sessualità” è questo il titolo del corso di formazione - arrivato oggi 7 ottobre alla sua giornata conclusiva - promosso dal Centro di riabilitazione della Comunità Progetto Sud, che nel contesto della formazione continua dell’Ente gestita dalla Scuola del Sociale, ha fornito strumenti di approfondimento e riflessione su un tema particolarmente delicato e di grande attualità: la gestione della sessualità in presenza di persone con disabilità. Un dibattito aperto dove famiglie o singoli genitori hanno cercato risposte alla domanda comune: come affrontare nel modo più giusto possibile la sessualità di mio figlio nell’ambito della sua disabilità? A questa domanda hanno cercato di dare risposte e consigli Maximiliano Ulivieri, fondatore e responsabile del progetto “Lovegiver” e Fabrizio Quattrini psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, approfondendo anche la figura - ancora non riconosciuta in Italia - dell’assistente sessuale.

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Maximiliano Ulivieri per la prima volta in Calabria e al suo sessantanovesimo convegno in giro per l’Italia, in merito alla figura dell'assistente sessuale precisa “nel nostro paese questa figura ha molte difficoltà a diventare una figura professionale  vera e propria” e i motivi sono tanti “uno dei motivi è che in Italia la sessualità non è vissuta in maniera così aperta e naturale” ma il motivo principale sembra essere un altro precisa Uliveri “ci sono dei timori da parte dei disabili stessi - infatti - molte persone con disabilità hanno paura che se passa questo tipo di figura la loro sessualità venga vista in maniera diversa dagli altri” ma conclude “i bisogni di partenza sono sempre gli stessi sia che si tratti di una persona disabile che normodotata”.

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Il dottor Fabrizio Quattrini ha cercato di delineare la situazione in cui si trovano i genitori di ragazzi affetti da disabilità e del loro approccio alla sessualità dei figli “il suggerimento che mi sento di dare è di ascoltare e non mettere la testa sotto la sabbia, negando il cambiamento fisico e psichico del proprio figlio” e aggiunge “bisogna farsi aiutare”. Non è ancora riuscita a passare una proposta di legge che possa dare diritto alla figura professionale dell'assistente sessuale e questo determina a chiare linee una situazione di tabù nei confronti dell'argomento che stenta a prendere quota nell'opinione pubblica e nel mondo socio-sanitario.

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Al tavolo dei lavori anche Nunzia Coppedè, presidente Fish Calabria, che ha espresso un'opinione completamente diversa rispetto a quella portata avanti dal Comitato Lovegiver “come Fish Calabria non siamo d'accordo sulla possibilità che una proposta di legge possa essere approvata per far sì che la figura dell’assistente sessuale sia riconosciuta come professionale” e continua “preferiamo, piuttosto, che l'ambito affettivo e sessuale di persone con disabilità faccia parte di una branca della riabilitazione”. Un dibattito quello che si è tenuto completamente libero e “nudo” in cui ognuno ha espresso senza vergogna e senza remore ciò che vive ogni giorno, sia dal punto di vista dei genitori che dal punto di vista di chi la disabilità la vive sulla propria pelle. 

A.B.

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