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Lamezia Terme - Si propone di essere una medicina contro l’appiattimento culturale e il disinteresse civile in cui rischia di trovarsi la città l’incontro che ha visto insieme Antonio Saffioti e Rocco Mangiardi, due personaggi pubblici di indiscusso spessore umano, rispondere alle domande del giornalista Salvatore D’Elia nell’atmosfera raccolta della sala Giuseppe Perri a palazzo Nicotera, nell’ambito delle attività del Natale in Biblioteca promosse dal Sistema Bibliotecario Lametino e dalla Biblioteca Comunale di Lamezia Terme. “Due vite, una stessa lotta per essere liberi”: questo il titolo scelto per una serata che ha visto emergere la parte più vera e più intima di due uomini che hanno saputo affrontare entrambi con coraggio una prova non cercata ma ineluttabilmente posta dalla vita, regalandole così un significato di speranza. Per Rocco si è trattato di denunciare le estorsioni che rischiavano di mettere in ginocchio la sua azienda, rimanendo a vita sotto tutela, per Antonio, definito da Rocco “un partigiano del nostro tempo”, di combattere giorno per giorno la battaglia logorante contro la distrofia di Duchenne senza rinunciare a vivere in pienezza e ad impegnarsi per gli altri. Entrambi rifiutano l’etichetta di eroi: Mangiardi eviterebbe anche di sentirsi chiamare “testimone” solo per aver “scelto di stare dalla parte del bene”, e Saffioti detesta essere definito “ragazzo speciale” .

“Vivo una vita ordinaria – dice semplicemente di sé.  – Faccio quello che farebbe chiunque nella mia situazione: cerco di andare avanti nonostante tutto. Non mi pongo dei limiti, certo.” Gli stessi limiti che Rocco Mangiardi non si è posto in un lontano 9 di gennaio, puntando il dito in un’aula di giustizia contro il boss della cosca che lo vessava. Un gesto di denuncia accompagnato da parole che avrebbero salvato uno dei giovanissimi affiliati, poi passato, da strumento nelle mani del racket, a collaboratore di giustizia. “Con i miei soldi no”, avrebbe semplicemente detto Mangiardi rispetto alla strumentalizzazione di giovane manovalanza da parte della cosca per finalità estorsive. Un no che è costato e costa anni da vivere sotto scorta, senza la libertà di portare i nipotini a fare una passeggiata, ma che fa vedere l’orgoglio negli occhi dei figli e rende liberi dentro per sempre. Lo stesso apparente contrasto fra la mancata libertà di movimento e una grande libertà interiore lo vive Antonio: a 13 anni la sedia a rotelle, nel 2012 la prima crisi respiratoria, nell’estate del 2018 la tracheotomia. Ma anche una laurea in Giurisprudenza, il lavoro nel mondo dell’associazionismo, e tantissimi amici e occasioni di svago create e vissute con intensa semplicità. Progetti per il futuro? “In seguito ad incomprensioni con altre persone disabili che ho cercato di coinvolgere ho deciso di ridurre drasticamente i miei impegni rinunciando al lavoro al Chiostro - Confessa senza cedere ai rimpianti – Mi dedicherò d’ora in poi solo a quello che mi gratifica davvero : teatro, politica locale, legalità”. Oltre ad un nuovo lavoro di scena con Dario Natale, Saffioti si prepara a far uscire il 19 aprile il suo nuovo libro curato proprio da D’Elia, e annuncia anche il progetto di incidere una canzone che descriva la condizione di disabilità attraverso il nuovo genere musicale della Trap.

Giulia De Sensi

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