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Lamezia Terme - Da due giorni continuano ad essere appiccati incendi nel campo rom di contrada Scordovillo. L’ultimo, stamane, alle prime luci del giorno, con una densa colonna di fumo nera che si è propagata per tutta la zona, rendendo irrespirabile l’aria. Due gli automezzi dei vigili del fuoco, che sono stati necessari allo spegnimento dell’incendio. Dopo l’ennesimo fuoco, è scattata la protesta, davanti alla sede del Tribunale, da parte di un cittadino, Vincenzo Taverna, che abita nei pressi del campo rom, esasperato dalla situazione: “Non è la prima volta che attuo questa protesta contro questo scempio, ma non è rivolta direttamente ai rom, quanto piuttosto ai politici. Sono vent’anni che li mantengono lì, senza preoccuparsi di trovargli una sistemazione definitiva. All’interno del campo – continua – c’è una situazione d’inquinamento che arriva a livelli inimmaginabili, e anche i rom, hanno problemi di salute, come noi che abitiamo nelle vicinanze. Mia moglie e mia figlia hanno due tumori gravi, e purtroppo - conclude - la mia non è l’unica famiglia che è costretta ad affrontare questi problemi. Spero che l’amministrazione prenda provvedimenti e ponga rimedio a questo scempio”.

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Solidale con la protesta, l’avvocato Cesare Materasso, presidente del comitato civico Sintal, impegnato l’anno scorso contro la chiusura del tribunale, e che ora si occupa delle varie problematiche in materia di legalità che riguardano il territorio: “Siamo sensibili a questa questione, - afferma - perché sicuramente non è rimandabile, ma, anzi, va affrontata e soprattutto risolta. È un problema che ci portiamo avanti da anni, e le varie amministrazioni comunali hanno fatto finta di niente. L’amministrazione comunale - continua - deve assolutamente sgomberare l’area di Scordovillo. È una bomba ad orologeria dal punto di vista ambientale, e non può essere tollerato ulteriormente - aggiunge – per i cittadini che abitano nelle vicinanze, e che subiscono questi fumi; perché abbiamo una struttura ospedaliera in prossimità; perché c’è un commissariato proprio lì vicino. Ci sono, ad esempio, tanti immobili che si possono requisire e collocarvi alcune famiglie; altri alloggi invece devono essere ultimati. Speriamo – conclude - che la situazioni si affretti e si risolva al più presto”.

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Il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, raggiunto al telefono, ha continuato con la linea dura di qualche mese fa: “Durante la mia gestione davanti ad una folta rappresentanza della comunità rom - afferma - ne abbiamo discusso diverse volte, almeno tre, anche in sede di consiglio comunale, al fine di convincerli che questo non è il modo migliore di presentarsi alla popolazione. Con il loro atteggiamento – continua - di arroganza e d’invadenza, non fanno altro che peggiorare la situazione. Avevano assunto con noi e con la cittadinanza, l’impegno di non accendere più questi fuochi. Impegno – aggiunge - mantenuto per un po’ di tempo. Ora riprendono, e questo va letto come un atto di sfida alla città e alle istituzioni. Ovviamente useremo tutti gli strumenti necessari a far rispettare la legge perché la salute dei cittadini ha carattere prioritario, e se necessario, - continua – lo faremo anche in maniera ferma, energica e rigida. Ne parlerò con le forze dell’ordine e ci muoveremo e attiveremo con tutte le misure del caso, perché – conclude - non possiamo accettare che l’ordinamento e il rispetto delle regole, soprattutto del vivere comune, possa essere violato così impunemente e sfacciatamente”.

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Dopo aver ascoltato le diverse voci della protesta contro gli incendi, siamo andati direttamente a Scordovillo, nell’area del campo nomadi per verificare quale fosse la situazione e quali le opinioni e le intenzioni degli abitanti del campo. Appena imboccati la strada che divide la città dall’insediamento, lo scenario è davvero sconvolgente, e non sembra di essere a due passi dal centro cittadino. Lungo il viale un ammasso di rifiuti che rendono quella strada, una vera e propria discarica a cielo aperto, con una ventina di autovetture abbandonate e bruciate, ammassate ai lati della strada. Alle undici di questa mattina, quando abbiamo fatto visita al campo nomadi, c’era ancora qualche colonna di fumo che si levava dalle primi luci dell’alba. La situazione di degrado e d’inquinamento è arrivata a livelli limite. Oltre alla spazzatura, i topi che passeggiano tra i rifiuti, e le carcasse di automobili bruciate, abbiamo trovato lastre di eternit e amianto ammassate mentre ancora bruciavano,  che emanavano un fumo acre che rendeva l’aria sempre di più irrespirabile.

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Scortati dalle forze dell’ordine, siamo entrati proprio dentro l’accampamento e abbiamo potuto appurare le condizioni di degrado in cui versa la zona. Fogne a cielo aperto, ammassi di spazzatura tra le abitazioni, e lastre di amianto, che risalgono all’ultimo sgombero, risalente a poco più di un anno fa, durante il quale sono state abbattute alcune baracche presenti nell’accampamento. Dopo l’ultima demolizione, sarebbero dovuto essere sgomberate, ma ad oggi sono ancora lì. I rom presenti al momento della nostra perlustrazione ci hanno riferito che “la situazione non dipende da loro, che non possono fare altrimenti e rimandano la responsabilità al’Amministrazione comunale”. Se non si provvederà immediatamente, continueranno gli incendi, e peggiorerà la situazione di degrado e d’inquinamento ambientale in cui ogni giorno vivono centinaia di famiglie, con bambini molto piccoli, che crescono e giocano tutti i giorni in quelle condizioni.

Nel novembre scorso c’era stato un incontro al salone municipale di via Perugini, alla presenza del sindaco Gianni Speranza, il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci; il questore Guido Marino e una delegazione dei capi-famiglia rom dell’accampamento, durante il quale avevano promesso che non ci sarebbero stati più incendi, altrimenti avrebbero tolto loro la patria potestà dei figli. Ad oggi c’era stato qualche episodio, ma da due giorni i roghi continuano e con il caldo la situazione può peggiorare.

C.S.

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