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Lamezia Terme, 16 aprile - Dafne Cardamone, una poco più che trentenne giovane ricercatrice universitaria lametina (la sua famiglia abita a Feroleto Antico, più precisamente nella frazione di Jevoli, ndr), si è trovata in mezzo alla tragedia che ha colpito gli Stati Uniti con l'attentato dinamitardo durante la maratona di Boston di ieri. La giovane dottoressa lametina è, infatti, stata tra quelli che hanno prestato i primi soccorsi dopo la deflagrazione delle due bombe in prossimità del traguardo. Una donna con la passione, tra l'altro, per il podismo avendo già partecipato alla maratona di New York nel 2011. "Sono molto felice di sapere che tutti i miei amici corridori e le loro famiglie sono sani e salvi – ha scritto la Cardamone sul suo profilo Facebook – È stato orribile e sono in shock... Correre per me non sarà più lo stesso!". La giovane, lavora alla Boston School University of Medicine dopo la laurea conseguita a Torino e il dottorato di ricerca all'Università di San Diego (California).

Appena appresa la notizia anche il Sindaco di Lamezia ha voluto esprimere il suo apprezzamento e plauso per il coraggio dimostrato dall giovane concittadina dichiarando a mezzo stampa che "come cittadino e come sindaco di Lamezia voglio sottolineare l'azione solidale della nostra giovane concittadina, dottoressa Dafne Cardamone, che durante i momenti tragici del gravissimo attentato di Boston, ha aiutato e soccorso i partecipanti alla maratona coinvolti nell'esplosione. Un gran bel gesto".

 Successivamente, la Cardamone ha tenuto a precisare di aver aiutato solo "Antonio Mascolo a tornare a Boston dopo che la maratona e' stata bloccata. Io insieme al mio team Somerville Road Runner ci trovavamo al 30 Km per supportare i corridori distribuendo acqua. All'esplosione la maratona e' stata bloccata e a quel punto non abbiamo fatto altro che capire se i nostri amici all'arrivo erano sani e salvi. Dopo attimi di panico e lacrime fortunatamente nel giro di un ora siamo riusciti a rintracciare tutti e siamo riusciti a sapere che tutti stavano bene. A quel punto mi sono diretta alla macchina insieme a i miei due amici anche loro partecipanti alla maratona e Antonio Mascolo. Ho accompagnato prima i miei amici e poi il sig. Antonio. A Boston era tutto bloccato le strade chiuse e piene di polizia. Non potendo entrare nel centro in macchina ho accompagnato il sig. Antonio piu' vicino possibile all'albergo e da li lui e' rientrato nella sua camera. Gli ho mandato un messaggio dopo poche ora per accertarmi che stesse bene". Questa la precisazione, sempre tramite social network, affidata dalla dottoressa Cardamone che ha concluso con modestia "si, ho aiutato una persona in difficoltà ma chi non lo avrebbe fatto? Non trovo giusto speculare su una tragedia cosi' brutta". Che abbia soccorso o semplicemente aiutato una persona, ovvero l'inviato di La Repubblica, anziché diverse altre persone, questa è semplicemente una bella notizia che siamo stati lieti di rilanciare e che fa onore a lei ed a tutto il comprensorio lametino.

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