
Lamezia Terme - Ancora un appuntamento dedicato al giornalismo e all'informazione nel corso della decima edizione di "Trame", il Festival dei libri sulle mafie che si sta svolgendo a Lamezia Terme. Protagonista di un momento tra i più interessanti, il giornalista di Rai Tre, Riccardo Iacona - presente alla rassegna lametina con uno spazio dal titolo "Da Samarcanda a Presa diretta. Raccontare i poteri criminali in Calabria" - intervistato da Giovanni Tizian che nell’introduzione ha parlato di un giornalismo, quello di Iacona, “al servizio dei territori come la Calabria e della necessità che questo racconto prosegua". Tizian ha ricordato il percorso compiuto da Samarcanda nell'affrontare il tema della criminalità organizzata. Iacona ha rimarcato come Samarcanda fosse “l’unica trasmissione che si occupava di sequestri e criminalità organizzata. Per anni poi il mainstream - ha stigmatizzato - non si è occupato più della mafia, perché si pensava sconfitta etc. E invece la 'ndrangheta è cresciuta moltissimo. Io con Presa diretta continuo a raccontarla. Abbiamo fatto la scelta di una narrazione che deve stare vicino alla realtà. Siamo gli unici che in prima serata parliamo di un solo argomento ma in modo approfondito".
Potere criminale e clima politico
“La 'ndrangheta si è infiltrata nei ceti istituzionali e produttivi. Non c’è solo la mafia che investe nel narcotraffico ma convive con la società civile. C'è un clima politico dove non si parla più di lotta alla mafia. C’è chi considera la corruzione una cosa normale. Ma al contrario invece stupisce chi la racconta come fanno i giornalisti. In questo contesto credo che lasciare soli i giornalisti è una cosa molto brutta. Giornalisti che ricevono molte intimidazioni. Quando ho letto le carte di Rinascita scott - ha aggiunto Iacona - mi sono reso conto del lavoro fatto dagli inquirenti. In questa storia, per esempio, tra le tante mi ha colpito molto la vicenda della signora di Limbadi alla quale hanno ucciso il figlio con un’autobomba e il potere che hanno in quel territorio gente come i Mancuso. Quella donna è stata l'unica che si è ribellata. La 'ndrangheta non è un fatto solo calabrese. Quello che succede qui succede dappertutto. E' diventato un modus operandi. La massoneria è diventata 'ndrangheta, la 'ndrangheta massoneria. Il metodo mafioso è diventato il metodo con cui il potere si organizza e credo che ormai l’attenzione dei ceti dirigenti di questo Paese non c'è nei confronti della mafia".
Iacona ha poi spaziato sui temi della giustizia e del mancato sviluppo della Calabria. "Laddove c’è la 'ndrangheta non c’è sviluppo. Ormai le storie di corruzione non fanno più nemmeno scandalo. Criminalità organizzata e criminalità economica vanno a braccetto - ha sottolineato - è un patto tra amici. E’ così che la 'ndrangheta è entrata anche al Nord e lo abbiamo visto con il processo "aemilia" e la presenza della cosca Grande Aracri in Emilia Romagna". "Ci sono altri aspetti che preoccupano - ha detto poi il giornalista di Presa diretta - andiamo a vedere quante condanne ci sono dopo il secondo grado o la Cassazione rispetto al primo grado di giudizio?".
Un confronto sull'informazione e sulla lotta alla mafia che, ha promesso Iacona, "vedrà Presa diretta ritornare con altre inchieste”.
E' doveroso ricordare che nel corso di tutte le iniziative della decima edizione di Trame, si fa appello a firmare la petizione in corso per aprire le indagini sul duplice omicidio dei due netturbini, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, barbaramente assassinati il 24 maggio del 1991 a Lamezia Terme.
A.C.
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