
Lamezia Terme - I valori antichi dell’amicizia e la comunanza di ideali ma anche la memoria storica e il senso di appartenenza alla città nell’incontro per ricordare Vittorino Fittante, esemplare figura di uomo politico e di cultura, nato a Chiaravalle ma vissuto a Lamezia, scomparso nel novembre 2013. Consigliere comunale e provinciale, esponente di spicco del PCI, Fittante è stato ricordato dagli amici e dai compagni di partito in una serata aperta al pubblico, attraverso le testimonianze dirette di ciò che vivendo ha rappresentato e attraverso la diffusione di un libro che raccoglie i suoi scritti – di argomento storiografico, antropologico, politico - comparsi su riviste come Incontri Meridionali, Calabria Storica, Il Lametino. A tracciarne il profilo - introdotti dall’onorevole Costantino Fittante, fratello di Vittorino - Antonio Bagnato, Giuseppe Masi, Gianni Speranza e Vito Teti, che pur avendolo conosciuto in circostanze e tempi diversi hanno delineato un’immagine complessivamente coerente con sé stessa, e di grande interesse collettivo.

Secondo Bagnato, Fittante era “un politico che amava la cultura” e che “ intendeva riportare la politica ai valori e ai principi della morale”, un politico che “intendeva l’Utopia, cioè la capacità di sognare il futuro, come condizione fondamentale del vivere umano.” Speranza, che ne ricorda l’umanità e il disinteresse personale, oltre che la straordinaria educazione nel porsi alle sedute di consiglio, sottolinea il suo interesse per i giovani e la pedagogia, le letture colte dei classici, il rigore e il rifiuto di ricandidarsi nel ’70 . Si sofferma sull’attività culturale anche Masi, in particolare sugli interessi storiografici, principalmente incentrati sul periodo positivista e sulla nascita del movimento operaio, ma anche sul senso dell’identità Lametina. “Incarnava il genius loci di questa città” dice di lui Vito Teti, che ama ricordarne l’onestà intellettuale, la capacità di riconoscere, quando dovuto, i meriti degli avversari e i demeriti dei suoi, limpidamente. Infine, con un’inevitabile richiamo all’attualità, “la preoccupazione per un’innovazione che non è capace di preservare la tradizione, rottamando senza sapere cosa progettare, senza riguardo per ciò che c’è stato.”
Giulia De Sensi



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