
Lamezia Terme - L’abolizione della prescrizione è, nell’ambiente forense, una delle questioni più dibattute del momento. Il tema della prescrizione, profondamente divisivo, contenuto nel ddl Anticorruzione, il cosiddetto “Spazzacorrotti” (già approvato alla camera), è riuscito a mettere in crisi l’alleanza di governo tra Lega e M5S. L’emendamento, introdotto e voluto fortemente dal movimento e dal guardasigilli Alfonso Bonafede, va a bloccare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Sparisce quindi la norma che fa si che, trascorso un determinato lasso di tempo, stabilito per legge, il reato non possa più essere perseguito. Voci di protesta si sono levate unanimi dai fori di tutta Italia. Gli avvocati penalisti hanno storto il naso dinnanzi ad una riforma che, a loro parere, andrebbe ad intaccare i principi costituzionali enunciati nell’art. 111, architrave dei processi penali.
“Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”. (Art. 111 Cost.) Ed è stato proprio questo l’oggetto del dibattito “L’abolizione della prescrizione: dal lungo processo al giudizio a vita”, tenutosi nella sala polivalente del chiostro San Domenico di Lamezia Terme.
“Durante il dibattito tratteremo non solo il tema della prescrizione ma anche quelle che sono le garanzie costituzionali previste sia nell’interesse, chiaramente, delle persone indagate ma anche delle persone offese”, esordisce così l’avvocato Giancarlo Nicotera, Presidente Nazionale AFI il quale immediatamente ricorda l’art. 111; “teniamo conto dell’esistenza di tale articolo che parla di ragionevole durata del processo. Oggi alcuni processi durano 20/25 anni, altri durano un po’ di meno ma sono comunque dei tempi assolutamente irragionevoli tanto che l’Italia è stata condannata più volte dalla Corte Europea proprio perché i processi, sia in ambito civile che penale, superano la ragionevole durata del processo che sarebbe massimo di sei anni nei tre gradi di giudizio. Oggi ci troviamo dinnanzi ad un problema perché l’81% dei processi si prescrive o nelle indagini preliminari o in primo grado. Togliendo la prescrizione avremmo il cosiddetto processo a vita, un processo potrebbe durare paradossalmente anche 50 anni il che è una cosa assolutamente assurda.

Dobbiamo assolutamente ricordare anche la presenza dei cosiddetti reati imprescrittibili come i reati puniti con l’ergastolo.” Se si vuole risolvere il problema della lungaggine dei processi, non si deve andare a toccare la prescrizione, ma bisogna incidere su quelle che sono le cause che rendono un processo, un processo lungo. Se leviamo la prescrizione avremmo un processo a vita.”
L’intervento dell’avvocato Lucio Canzoniere, Segretario dell’Ordine degli avvocati di Lamezia Terme, va ad esplorare invece “gli argomenti di rilevanza costituzionale ed anche convenzionale ovvero sovranazionale”. “Parlare di abolizione della prescrizione – dice l’avvocato – vuol dire in qualche modo tradire i principi di rango costituzionale che con mille difficoltà sono stati tradotti in vere e proprie norme costituzionali.” Inevitabile il riferimento alla giusta durata del processo che trae le sue radici proprio dalle norme sovranazionali.
“La proposta di abrogazione della prescrizione è assolutamente bislacca perché non tiene conto della norma contenuta nella nostra costituzione che è l’art. 111, nel quale viene costituzionalizzato il principio del giusto processo ed al secondo comma dell’art. 111 si fa espresso riferimento alla circostanza che la legge deve assicurare la ragionevole durata del processo”. Pragmatico ed amaro l’intervento dell’avvocato Pino Zofrea, Presidente camera penale di Lamezia Terme. “Questo provvedimento non colpisce solo gli imputati, ma colpisce anche e molto di più i loro difensori. L’imputato viene mortificato. Non esiste più la presunzione di innocenza, sta per essere travolta. Vi è una presunzione di colpevolezza che si vuole affermare. Ci sono delle finalità che si vogliono perseguire e noi come avvocati, quegli avvocati che ancora riteniamo di essere avvocati nell’anima, non lo potremo mai accettare. Mi auguro di avere energie per lottare contro questa situazione fino allo stremo delle mie forze, della mia vita professionale.”
A concludere il dibattito è intervenuto anche l’avvocato Nico D’Ascola, professore ordinario di diritto penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, membro della “Commissione Ministeriale di studio per la riforma del Codice Penale”. “Il disegno di legge da poco approvato alla camera vorrebbe limitare la prescrizione alla sentenza di primo grado, indipendentemente dal fatto che si tratti di una sentenza di condanna o di assoluzione. Anche l’imputato assolto pertanto resterà ovviamente in una condizione di sospensione. La sua sorte sarà legata alla celebrazione di un processo in appello la cui data non verrà definita da alcuna disposizione di legge.
“Il rapporto tra il cittadino e lo Stato, in riferimento al potere punitivo, può essere privo di ogni termine? E’ possibile che taluno posso essere giudicato anche a distanza di 40, 30 , 50 anni dalla commissione del fatto addebitato?” è questo l’argomento sul quale ci invita a riflettere il Professore D’Ascola. “In un sistema costituzionale vige non soltanto il principio della ragionevole durata del processo, ma c’è anche la presunzione di non colpevolezza. Queste persone che rimarrebbero legate ad una sorta di situazione ancora non decisa, non verificata sono dei presunti innocenti”. E conclude sostenendo che “Non bisogna vedere il processo come una realtà distante da se stessi, in una società civile ognuno si dovrebbe fare carico dei problemi degli altri”.
Alessia Raso
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