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Lamezia Terme - Un commosso e sentito applauso preceduto dal rintocco delle campane ha accompagnato all’altare della parrocchia della Pietà la salma del giudice Romano De Grazia venuto a mancare il primo ottobre all’età di 82 anni. Il sempre tenace magistrato, Presidente emerito della Corte di Cassazione e fondatore del Centro Studi Nazionale "G. Lazzati" è stato ossequiato da familiari, amici, autorità, colleghi e rappresentanti istituzionali, tutti presenti e pronti a rendere doveroso omaggio alle sue esequie. La Messa è stata celebrata da don Francesco Farina e concelebrata dai sacerdoti don Vittorio Dattilo e don Peppino Ferraro. Don Farina ha religiosamente ossequiato la salma del magistrato e il rito che seguiranno le sue spoglie. “Oggi accoglieremo insieme il passaggio nel Regno dei cieli, presso la casa del Padre il giudice De Grazia, infatti, egli raggiungerà il Paradiso”. Sempre don Francesco Farina ha appuntato l’idealità del lavoro svolto dal Magistrato perché: “Cercare la giustizia significa cercare il regno di Dio, e per entrare nel regno di Dio bisogna che le nostre menti siano capaci di discernere ciò che è buono e ciò che non lo è, il Signore renda dunque a lui ogni onore e lode”. 

Dopo la predica di don Francesco Farina sono seguiti i ricordi e le positive testimonianze di chi gli è stato vicino, tutte tese a mantenere viva e imperitura a memoria di un uomo semplice, i cui valori fondanti sono sempre stati “la legalità”, “l’umanità”, “il puro idealismo”, “gli insegnamenti di giustizia ai più giovani ma anche ai meno giovani”, “Una personalità la sua da prendere come esempio”. Ma anche un maestro, un padre putativo sempre pronto che ha saputo mettere la sua vita su una linea di correttezza, giustizia e legalità”. Altre testimonianze e commossi ricordi sono poi arrivati da familiari e da altri che lo hanno conosciuto. “Commentando una frase di Falcone il giudice De Grazia soleva dire: “Gli uomini passano e le idee restano passando per le gambe degli altri uomini”. “Un uomo, un guerriero lo definiscono ancora i commossi familiari, una personalità dal cuore grande, che anche nei momenti più difficili è stato un vero faro per tutti noi, ci ha insegnato a vivere di onestà e sono inoltre fiera - ha proseguito una delle figlie - di portare il suo nome, un fulgido esempio di correttezza e moralità - ora sorridimi sempre da lassù”.

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Anche altri suoi amici che lo hanno accompagnato nella sua battaglia inerente la legge ‘Lazzati’ contro il voto di scambio, lo hanno descritto come, “un amico, un guerriero, un paladino della legalità, un ‘leone’ che ha sempre lottato per una nobile causa”. Anche la professoressa Destito ha postillato nel suo intervento come il termine magistrato e il termine maestro abbiano in latino la stessa radice: magis. Ma è stato comunque, “un amico che aveva uno spirito battagliero che oggi piangiamo”. Un ricordo finale, “di sentita vicinanza”, è stato dato dall’ex prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci: “Ho conosciuto De Grazia, un amante della legalità e ho subito inteso che la sua passione per la giustizia deve essere assimilata e portata avanti, il suo esempio è un modello - ha rimarcato - e deve essere seguito come fulgido esempio anche dai più giovani”. “I condottieri - ha concluso Reppucci - non muoiono mai, ciao Romano”.

Francesco Ielà

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