
Lamezia Terme - Una lista infinita di donne barbaramente uccise, nella maggior parte dei casi, da chi dichiarava loro amore. Mariti, compagni, fidanzati divenuti carnefici, in grado di cancellare, in poco più di una manciata di secondi, una vita. E’ stato proprio questo l’amaro destino toccato ad una giovane ragazza sfortunata, Adele Bruno, il cui sorriso è stato oscurato, in un pomeriggio di fine ottobre del 2011, dalla ferocia di un ex fidanzato. Aveva solo 27 anni Adele quando è stata strappata alla sua terra, alle braccia dei suoi cari. Una ferita ancora aperta per la città di Lamezia, una follia cieca che ha scosso l’intero territorio; un territorio che mai dimenticherà una delle sue giovani figlie prematuramente scomparse. Un ricordo vivido quello di Adele che proprio oggi, in questa piovosa mattinata di novembre, si rafforza grazie all’iniziativa (approvata qualche settimana fa dagli uffici comunali dopo un iter durato un anno), ideata e promossa dall’associazione Ara Donne Insieme, di intitolare, alla giovane lametina, un luogo pubblico. E sarà proprio una delle sale delle biblioteca Comunale di Palazzo Nicotera ad ospitare, ad accogliere, da oggi in poi, il ricordo di Adele, nonché la targa ad essa dedicata e voluta dall’Ente comunale.
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“Oggi è un grande risultato per la nostra associazione; un risultato che abbiamo desiderato tantissimo. – ha dichiarato la presidente Ara Donne Insieme Nadia Donato – Un grazie va alla sensibilità della terna commissariale, ed in particolar modo alla dottoressa Colosimo che ha accolto l’iniziativa con una grande gentilezza, con una grande sensibilità. Insieme a tutte le donne dell’associazione abbiamo deciso di fare di Adele un simbolo contro la violenza, contro qualsiasi tipo di violenza. In Italia, in Calabria noi abbiamo dei problemi serissimi perché le statistiche dicono quante donne vengono uccise ogni giorno. Ma quali sono i motivi per i quali queste donne vengono assassinate? Perché loro - ha proseguito - si sentono in colpa e perché questi uomini le sentono come una proprietà e quindi non accettano di essere rifiutati. Adele è per noi ormai una figlia, una figlia che abbiamo perso tutti e solo a nominare questo nome proviamo grande, grande dolore. Abbiamo il dovere di ricordare questa ferita – ha asserito infine la presidente - di non dimenticarla, perché nel momento in cui diciamo, da donne soprattutto, forse un po’ se l’è voluta, in quel momento stiamo ferendo ed uccidendo ancora una volta quella donna.”

La giornalista Donato ha posto poi l’accento sulla necessità della denuncia, considerato lo strumento principe, lo strumento fondamentale a disposizione di chi subisce violenza per riemergere dalle tenebre. Un passo, quello della denuncia appunto, che non sempre le vittime riescono a compiere perché dilaniate dalla paura e dalla vergogna. E’ stata, quella di questa mattina, una cerimonia commossa e partecipata per ricordare e celebrare la seppur breve vita di Adele. “Sono contento che si sia deciso di intitolare una biblioteca ad Adele. Mi fa piacere che questa iniziativa sia stata proposta dall’esterno e non da noi famiglia, perché lì si percepisce il vero affetto nei confronti del suo ricordo.” Poche le parole pronunciate dal padre di Adele che porta sulle sue spalle il peso di un dolore troppo grande, che mai avrà fine.

Durante la celebrazione l’associazione Ara Donne Insieme ha donato alla Biblioteca un’opera dell’artista Francesco Antonio Caporale, realizzata proprio in ricordo della giovane donna. “E’ per noi una giornata particolarmente sensibile quella di oggi; ho sognato questo evento per anni e solo oggi, grazie all’unione delle due associazioni Ara e Donne Insieme, questo sogno finalmente si è potuto realizzare. Donne insieme è nata proprio in questo palazzo, l’8 Marzo di tre anni fa, parlando di Adele, ricordandola. Da quel momento non ci siamo fermate mai, ci siamo poste svariati obiettivi e questo è uno di quelli che abbiamo già portato a termine” ha affermato Katia Nero, coordinatrice dell’evento e rappresentante dell’associazione. In rappresentanza del Comune, grazie al quale si è potuto procedere all’intitolazione della sala, hanno preso parte all’evento i commissari Francesco Alecci, Maria Grazia Colosimo e Rosario Fusaro.

A prendere parola, in rappresentanza della triade comunale, è stato il commissario Alecci: “E’ giusto che si parli di Adele Bruno, sono felice che il padre sia con noi, con tutti noi, con i cittadini di Lamezia, con chi rappresenta la parte buona della società. La violenza sulle donne è un fenomeno trasversale che non vede questione di censo, di ricchezza perché l’atto violento viene compiuto a qualsiasi livello. E’ giusto che si ricordi Adele, che si parli del femminicidio ed è giusto che se ne parli soprattutto in questo luogo, che è un luogo di cultura. Adele Bruno non soltanto è ingiusto che sia morta, che sia morta per quel motivo, per mano di quella persona che diceva di amarla ma soprattutto che sia morta con quelle metodologie, con quegli atti di violenza che sono la testimonianza di un equilibrio che è saltato completamente. Per fortuna continuiamo a parlare dopo sette anni di Adele come se fosse ancora qui vicino a noi. Come amministrazione comunale abbiamo accompagnato il desiderio di questa associazione e l’abbiamo accompagnato con la consapevolezza di fare una cosa giusta. Abbiamo pensato a quanto fosse bello affiggere la targa in modo tale da ricordare nel tempo Adele”.
E’ stato inoltre consegnata al commissario Colosimo un fermacarte con inciso il logo dell’associazione Ara Donne Insieme come ringraziamento per l’impegno che, anche le istituzioni, hanno assunto per rendere possibile questa sentita intitolazione. Presenti alla celebrazione anche diverse associazioni dell’internland come il centro Demetra, l’Associazione Nazionale Donne Medico, il Soroptimist, l’associazione Caduceo e la Fidapa.
Alessia Raso

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