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Lamezia Terme – Ci sono cose difficili da raccontare, soprattutto quando riguardano le sfere più intime del proprio privato, quando si è in fuga da situazioni difficili, quando le stesse mura domestiche diventano una trappola. Ma ci sono anche luoghi, oggetti e colori che possono farti sentire al sicuro. È da quasi otto mesi che è stata inaugurata “Una stanza tutta per sé” nei locali della Caserma dei Carabinieri di via Marconi, e al suo interno sono state udite già 12 donne.  Racconti crudi, situazioni disperate, vite appese ad un ultimo filo di speranza: le loro testimonianze sono state indispensabili per far scattare denunce e relativi processi, ma soprattutto per restituire una nuova vita alle vittime, per lo più giovanissime e in condizioni disagiate. 

Una poltrona verde al centro della stanza è testimone delle loro storie, diverse per tipologia e sfumature, che possono andare dallo stalking, alle violenze sessuali sino ai maltrattamenti in famiglia nei confronti di donne e minori. Lo scopo è stato quello di ricreare un ambiente sereno e confortevole, circondato da quadri e piante, completamente differente rispetto alle fredde stanze che una caserma è solitamente in grado d’offrire. Un luogo dove le donne possono sentirsi libere di denunciare le violenze subite e confidarsi, proprio come se si trovassero, in quel momento, nel salotto di casa dell’amica o della parente. Con loro, un carabiniere formato proprio per questo e una psicologa che intende affiancarle anche nel periodo post denuncia. La stanza è inoltre dotata di un sistema che permette la registrazione dei colloqui video e audio, utili quando in molte situazioni le donne sono solite ritrattare perché terrorizzate delle conseguenze. Prima dell’inizio di ogni conversazione, la vittima di violenza, come prevede la normativa, viene informata che l’incontro sarà registrato, ma il tutto in maniera discreta, senza puntare loro alcuna telecamera. 

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I dati su Lamezia

Negli ultimi dieci mesi, secondo quanto rilevato dall’arma dei Carabinieri, i reati per maltrattamenti contro la famiglia sono stati 59, di cui 24 avvenuti proprio nel Comune di Lamezia.  Gli atti persecutori e stalking, per cui hanno proceduto i Carabinieri sotto il  Gruppo di Lamezia sono stati invece 28: 11 nel Comune di Lamezia Terme e 6 nel Comune di Girifalco, in tutto 96 nella provincia di Catanzaro. Numeri sicuramente non trascurabili. Dall’inaugurazione, la stanza d’ascolto è stata utilizzata da tutte le articolazioni del gruppo, ossia le compagnie di Lamezia, Soveria e Girifalco. Si tratta di 12 donne se si fa riferimento all’ultimissimo episodio, ossia il caso di Lamezia dello scorso 2 novembre per maltrattamenti ad ex moglie davanti i figli.  Ma la stanza non ospita solo donne che intendono sporgere denuncia. È divenuta un punto di riferimento anche per minori in difficoltà che si allontanano da casa o che in attesa dell’affido possono confidarsi con gli psicologici. Lo spazio ha inoltre raccolto le storie di alcune giovani nigeriane schiave della prostituzione e resta aperta a tutti, anche agli uomini vittime di stalking.

La sinergia con Soroptimist

Il progetto è nato dalla sinergia tra il Soroptimist Club di Lamezia e il Comando Gruppo Carabinieri di Lamezia, e si inserisce nell’ambito del più ampio progetto nazionale realizzato dall’Unione Italiana “Soroptimist International” con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Al taglio del nastro lo scorso 28 marzo erano presenti autorità civili e religiose, il presidente del tribunale Bruno Brattoli e il procuratore della Repubblica di Lamezia Salvatore Curcio. Il tenente colonnello Massimo Ribaudo, comandante del Gruppo dei Carabinieri di Lamezia, e la presidente dell’epoca Lucia Greco, avevano mostrato tutta la loro soddisfazione per un’iniziativa utile a ridurre l’impatto psicologico per donne già provate da difficili situazioni e di conseguenza facilitare il momento in cui si intraprende una scelta coraggiosa come quella della denuncia. 

Il sommerso

Insieme a tutto questo c’è infatti molto altro. C’è la rete costruita con le forze di Polizia, il centro antiviolenza lametino “Demetra” e l’associazionismo. I risultati raggiunti, anche attraverso le ultime campagne informative, diventano una sinergia di figure e competenze.  Ma il vero problema continua a restare il sommerso, ossia quello che le donne nascondono, quello che non hanno il coraggio di confessare. Il fenomeno della violenza contro le donne continua a restare un fenomeno di difficile misurazione. Le donne che si sono rivolte in questi ultimi mesi all’Arma sono per lo più giovanissime e spinte a parlare dopo una prima confidenza ad amiche o familiari. I fattori in ballo sono tanti: la vulnerabilità della vittima, le condizioni socio-economiche, le dipendenze affettive e il voler tutelare a tutti i costi i propri figli. Molto spesso infatti, si parla di violenze subite all’interno del proprio nucleo familiare, le più difficili da dichiarare e denunciare.  La donna pensa di ritrovarsi da sola a dover affrontare un dramma che sconvolgerebbe gli equilibri di vita delle persone care. È a questo che servono le stanze protette e la rete con i club e l’associazionismo: affiancare le vittime anche nel momento più delicato, quello successivo alla denuncia, nelle fasi di “rinascita”. Così è stato per la storia di violenze e abusi a Gizzeria, venuta allo scoperto quasi un anno fa. La giovane donna soggiogata dal marito per dieci lunghi anni e i suoi figli stanno riprendendo possesso della loro vita grazie ad un programma psicologico di assistenza continuato da parte del centro antiviolenza e dei carabinieri. Piccoli passi che infondono speranza.  

Alessandra Renda

inaugurazione-stanza-donne-lamezia-carabinieri3.jpgUn momento dell'inaugurazione di “Una stanza tutta per sé” dello scorso 28 marzo

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