
Lamezia Terme – “L’azione educativa e concreta delle Arti Marziali contro la violenza del nostro tempo”, questo il tema dell’incontro tenutosi stasera a Palazzo Nicotera e che ha visto protagonista Enzo Failla, maestro di arti marziali con una quarantennale esperienza in questo settore sportivo. Uno sport che, però, diventa una vera e propria disciplina di vita, raccontata nel suo libro, “Difesa Personale”, “una sorta di autobiografia – ha spiegato la giornalista Saveria Maria Gigliotti che ha presentato l’evento – nella quale racconta il suo approcciarsi a questa disciplina, con il judo in particolare prima e tutte le arti marziali, poi”. Arti marziali come anti violenza, una vera e propria filosofia di vita raccontata nelle pagine del libro, dove spiega anche come si è evoluta negli anni la concezione e la visione di queste discipline.

A ricordare il suo operato anche il sindaco Paolo Mascaro che ha parlato di Failla “come un maestro che si muove al servizio della comunità con passione e dedizione alla professione”, ma anche Franco Caso, segretario provinciale del Siulp Di Vibo, che ha voluto portare la sua personale esperienza in questo settore. Failla, infatti, collabora da oltre trent’anni con la scuola di polizia di Vibo per insegnare le tecniche di autodifesa agli allievi. Un rapporto professionale raccontato da Caso che ha spiegato come “queste tecniche siano fondamentali per i poliziotti. Sono – ha specificato – delle vere e proprie linee guida che ci indicano come comportarci in casi specifici, come ad esempio in quelli di fermi”. “Quello che voglio attuare – ha spiegato Enzo Failla – è una sorta di circolo virtuoso, al fine di combattere la violenza, in particolare quella di genere”.

Se prima erano visti come sport violenti e tendenti all’aggressività, negli anni la visione che la società ha di queste discipline si è emancipata: “tutto sta nella conoscenza – ha spiegato Failla – e fortunatamente questa concezione si è evoluta positivamente. Una volta fatto capire cosa facessimo nelle palestre, la visione è migliorata permettendo a tanti, bambini e non, di avvicinarsi a questi sport”: Sport che permettono, secondo il maestro, un approccio diverso alla vita e, soprattutto, nei confronti dell’avversario/aggressore, “un vero e proprio sistema educativo” come l’ha definito. Una visione che si sta cercando di allargare ad altre fasce della società, soprattutto quelle considerate più deboli, come le donne. Donne che, spesso, sono costrette a subire violenze da sconosciuti o anche da conoscenti. “Quello che facciamo –ha spiegato Failla – non è dare l’invulnerabilità ma, attraverso la difesa personale, possiamo fornire degli strumenti, anche attraverso informazione e prevenzione”. “L’idea – ha aggiunto – è creare una sorta di branco buono, quello che si organizza in maniera decisa e pacifica per contrastare il pericolo proveniente da aggressione”. In questo senso si inserisce la collaborazione dell’associazione di Failla con un’organizzazione siciliana, l’Atena Production, che, in sinergia, operano per combattere ogni tipo di violenza, che sia fisica o psicologica. Per dimostrare la facilità di apprendimento di tecniche semplici ed efficaci per l’autodifesa, alcuni allievi del maestro hanno poi dato prova con alcuni esempi pratici, facendo diventare la sala affrescata di Palazzo Nicotera un vero e proprio tatami.
Claudia Strangis

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