
Lamezia Terme – Il neonato coordinamento lametino “Cambiamo la Mensa” ha come progetto quello di rendere più equilibrato e a 'misura' di bambino quanto viene servito nelle scuole. In quest’ottica il coordinamento chiede all’Amministrazione comunale di Lamezia “che – scrivono – nella stesura del nuovo menu, si rispettino le nuove raccomandazioni internazionali in materia di sana alimentazione”. Il coordinamento richiede, inoltre, “che eventuali modifiche non intaccheranno gli equilibri nutrizionali e le proprietà nutritive fissate nel bando di gara”.
Il neonato coordinamento si impegna con Comune, Asp ed esperti nel settore della salute e dell'alimentazione, “ad organizzare incontri di informazione ed educazione alimentare rivolti agli insegnanti e ai genitori” oltre a chiedere che “il testo allegato al capitolato d’appalto concernente le “caratteristiche merceologiche e requisiti dei prodotti da utilizzare” sia redatto con la supervisione del coordinamento, con indicazioni più precise e meno ambigue, con elenchi estesi dei prodotti da utilizzare evitando così la possibilità di libere interpretazioni”. Altra richiesta è che l’impresa aggiudicatrice debba redigere “l’elenco dei prodotti utilizzati indicandone il fornitore e la provenienza, specificando quali prodotti sono biologici, quali quelli tipici e tradizionali, quali D.O.P., I.G.P., quali “a KM O” e quali a “Filiera corta”; di fornire l’elenco degli ingredienti utilizzati per ogni preparazione; dettagli sulla preparazione dei pasti evidenziando quelli preparati secondo ricette tipiche e tradizionali. Tali elenchi e indicazioni devono essere rese pubbliche per essere accessibili affinché siano agevolate le fasi di controllo del servizio anche da parte dei genitori”.
“All’azienda sanitaria – aggiungono – chiediamo di adeguare le linee guida per la ristorazione scolastica alle ultime conoscenze scientifiche dell’Oms e del Codice Europeo contro il cancro”. Per le richieste ai responsabili della mensa scolastica, il coordinamento ha stilato un vadevecum con diversi punti, sui quali basare la pianificazione dei menu settimanali sui seguenti criteri: “rispettare la stagionalità e scegliere i prodotti a Km0 in via prioritaria e non preferenziale; un menù equilibrato e gustoso anche per chi opta per una scelta religiosa o etica, offrendo una soluzione alla pari (menù alternativo); Una maggiore varietà di alimenti offerti nel ciclo mensile; Quotidianamente verdure fresche e frutta di stagione; 3/5 pasti con cereali (integrali e biologici) e legumi; 2/5 pasti con prodotti animali (pesce o carni bianche o uova o yogurt o formaggi), che siano di provenienza biologica, non da allevamento intensivo ma allevati e nutriti secondo natura; Evitare carni conservate; Evitare bevande zuccherate compresi gli yogurt e i succhi di frutta zuccherati; Evitare grassi idrogenati; Evitare farine 0/00 come primo ingrediente; Abolire pasti a base di cibi lavorati trasformati processati industrialmente”.
“Inoltre, - continuano - in virtù del tempo necessario dalla preparazione al consumo del pasto, per garantire una qualità invariata e un sapore delle pietanze inalterato: scodellamento dei pasti (sia il primo che il secondo) in loco dove gli edifici sono provvisti di locali adeguati”.
“Nel rispetto dell’ambiente e anche per motivi economici ed educativi, il coordinamento chiede che sia fatto obbligo all’impresa appaltatrice l’impiego esclusivo, durante la distribuzione dei pasti, di stoviglie riutilizzabili in porcellana, in vetro, omelamina per uso alimentare, piuttosto che l’utilizzo di piatti di plastica. Quindi fornendo il corredo necessario e provvedendo al lavaggio delle stoviglie suddette nella loro sede”.
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