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Lamezia Terme - Una lunga riflessione sul rapporto uomo-natura sulle implicazioni che l'azione dell'uomo ha su di essa e sul forte rapporto di simbiosi che dovrebbe esistere tra le diverse parti. Sono questi alcuni dei temi trattati nell'incontro tenuto nella sala Sintonia, della comunità Progetto Sud. Nel pomeriggio del 6 dicembre si sono uniti i progetti della campagna "Coltiviamo Humus", per una comunità agro-biologica per la fertilità organica del suolo, la bontà del cibo e l’equità delle relazioni. La lectio magistralis di don Giacomo Panizza, che facendo un lungo excursus dall'origine dell'universo e dell'uomo, porta alle responsabilità che l'umanità ha.  Ad introdurre i lavori Annamaria Bavaro, presidente della Cooperativa Sociale Le agricole, che ha dato il la alla riflessione su come “Riconoscersi in un'economia sostenibile e solidale, proprio con le parole di papa Francesco abbiamo bisogno di confronto che ci unisca tutti”. La cooperativa “Le Agricole” ha come obiettivo l’agricoltura sociale perché “promuoviamo un'agricoltura che non produce solo beni materiali, produce anche beni relazionali, ed è fondamentale, promuoviamo azioni terapeutiche, di inclusione sociale e lavorative per i soggetti fragili di questa società, ma anche per dare un impulso all'economia della nostra terra”.

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Una situazione attuale di forte contrasto tra natura e uomo, che porta inevitabilmente, precisa la Bavaro al “bisogno di allargare le reti e riannodare i percorsi. Papa Francesco ci esorta ad alleare umanità e ambiente, perché questo sfrenato antropocentrismo ha portato ad una grande crisi ecologica”. Come fare inversione di marcia? come parlare oggi di ecologia integrale, dove l'uomo è parte integrante della natura e dell’ambiente in cui vive? come parlare di ecosistemi di relazioni? Queste alcune delle domande a cui hanno cercato di rispondere Maurizio Agostino, referente Rete Humus Calabria e Don Giacomo Panizza, presidente della comunità Progetto Sud. Don Giacomo Panizza fa partire la sua lectio magistralis dall'enciclica di Papa Francesco "laudata sì, la Terra ci precede e ci è stata data, noi l’abitiamo, dunque conviene custodirla”. questa riflessione, precisa Panizza “ci conduce ad un punto fondamentale che è la cura della casa comune "la terra", cura di un luogo dove abitiamo – e aggiunge – che fa rivolgere lo sguardo a qualcuno che l'ha concepita e donata amorevolmente all'umanità intera, sia a livello religioso che laico ci sono delle cose su cui possiamo capirci, poiché è umanamente ragionevole che la terra vada custodita, rispettata e sempre più convertita in casa comune, bisogna unirci nel dialogo finalizzato a costruire un futuro nel posto in cui siamo inseriti”.

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Don Giacomo, partendo dal big bang che ha formato universo, porta gli ascoltatori a focalizzarsi su un punto tanto cruciale quanto reale “la terra ci precede, il papa e gli scienziati dicono che questa terra che ci precede non scomparirà perché arriva qualcosa di esterno, questa terra farà a meno di noi quando fra di noi ci uccideremo o quando trattandola male ci soffocherà, e lei andrà avanti ancora anche senza di noi, quella che si chiama la fine del mondo non sarà legata alle catastrofi stellari ma sembra più scientifico che sia nelle nostre mani la fine”. Il Papa con la sua enciclica chiede uno “slancio ecologico”, una “conversione” a cui già i testi biblici fanno riferimento, ricchi di suggestioni sulla relazione uomo-natura e le sue implicazioni in tema di fraternità, giustizia e fedeltà tra gli uomini. È un’ecologia che si può ritenere “integrale”, perché allo stesso tempo ambientale, sociale, economica, culturale della vita quotidiana, proiettata verso il futuro.

A questi concetti si riallaccia anche il progetto portato avanti dalla campagna "Coltiviamo Humus", e come afferma Maurizio Agostino: “Rete Humus è un'associazione orizzontale, si chiama rete perché c'è la partecipazione di tutte le componenti, che è nata dall'interazione di un gruppo promotore”. Il nome del progetto fa riferimento all’humus, che è uno stato della materia; infatti quando c'è una matrice organica che muore, che torna al suolo, questa sostanza organica viene aggredita dai microrganismi, e “in un pugno di terra organica ci sono più organismi che uomini sulla faccia della terra” afferma Maurizio Agostino, questo rapporto è indispensabile alla salute del pianeta, dalla fertilità nasce la biodiversità, e prosegue “la vera biodiversità nelle aziende locali è la biodiversità selvatica, terzo punto fondamentale è la bontà del cibo, una pianta che sta nelle migliori condizioni naturali possibili non può che dare un cibo salutare e buono, un prodotto sano deriva da relazione eque, e da giustizia sociale che significa rispettare chi lavora sia esso il lavoratore o il produttore, e quindi prezzo equo”.

La rete Humus intende dare vita ad una comunità nazionale del buon cibo biologico da realizzarsi mediante il potenziamento dell’attività agricola e da studi finalizzati a garantire l’eccellenza dei prodotti. Un progetto che vuole coinvolgere cittadini, produttori, trasformatori, consumatori, enti di ricerca e professionisti del mondo della bio-agricoltura teso a dare vita sul territorio italiano una filiera del biologico che includa aspetti di giustizia delle relazioni umane, la tutela della fertilità del suolo, la biodiversità del paesaggio agricolo e il valore nutrizionale del cibo. Al centro del percorso precisa Maurizio Agostino, “vi è l’attivazione del lavoro in 100 aziende pilota ed un sistema di valutazione aperto a tutti i protagonisti del suolo, della produzione e dei prodotti che troverà spazio anche online. Si tratterà del primo sistema di garanzia partecipata a livello nazionale, non solo dell’agricoltura biologica ma di tutte le produzioni interessate in qualche modo ad una certificazione”.

Antonia Butera

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