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Lamezia Terme – Manifestazione questa mattina per le strade della città, con gli studenti che hanno sfilato portando in prima fila uno striscione che recitava “Ripresa economica solo a parole, scendiamo nelle piazze e prendiamoci le scuole”. In piazza però, erano pochi gli studenti partecipanti, circa duecento, che alle nove di questa mattina si sono ritrovati al Parco Adelchi Argada, punto d’incontro per la partenza del corteo di protesta. I ragazzi del Collettivo Ri-Scossa studentesca, Francesco Greco e Fulvio Maressa, studenti al terzo anno del liceo Scientifico, ci hanno spiegato le ragioni della manifestazione, che tra l’altro, interessava diverse città in tutta Italia: “Protestiamo principalmente contro il caro libri, il caro trasporti e le politiche di austerity, che condizioneranno sempre di più l’accesso a una scuola che dovrebbe essere pubblica, laica e accessibile a tutti. Trecentocinquanta euro in media, - ci spiegano - è il costo per l’acquisto dei libri per uno studente di un istituto superiore. Cifra non affrontabile per la maggior parte delle famiglie, tenendo conto soprattutto del momento di crisi che sta attraversando il paese”.

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Il Collettivo Ri-Scossa aveva comunicato nei giorni scorsi che la manifestazione avrebbe abbracciato anche la protesta contro la chiusura del polo universitario della facoltà di Agraria a Lamezia. Da mesi si parla infatti, della chiusura del corso “Produzioni Agrarie in ambiente Mediterraneo”, annunciata dall’Università di Reggio Calabria, che non accetta nuove iscrizioni per gli studenti del primo anno, e che dovrebbe invece essere mantenuto per gli studenti del secondo e del terzo. L’invito a manifestare era stato avanzato dai ragazzi del Collettivo agli studenti universitari del polo di Palazzo Blasco, invito che però è stato accolto da un solo studente che ha deciso di partecipare attivamente alla protesta: Francesco Chiaravalloti, studente catanzarese del secondo anno del corso della facoltà di agraria attivo a Lamezia, che ci ha spiegato perché ha sentito l’esigenza di scendere in piazza: “La mia intenzione iniziale era di partire e andare a studiare fuori dalla mia regione. Non ho però la possibilità economica per farlo e quindi ho deciso di iscrivermi a Lamezia. Ora con la decisione dell’università di Reggio mi tolgono anche questa possibilità. In teoria per noi studenti del secondo e terzo anno le lezioni dovrebbero svolgersi regolarmente nella sede di palazzo Blasco. Nella realtà però molto spesso le lezioni vengono annullate e per alcuni esami siamo costretti a spostarci a Reggio, con le difficoltà che comporta. Ciò che non comprendo - spiega Francesco - è che tra secondo e terzo anno siamo un’ottantina di iscritti, e so che c’erano state molte richieste di iscrizione per il primo anno; quindi non capisco perché hanno deciso di sopprimere questo corso.  Mi dispiace - aggiunge - che questa mattina sia il solo studente della facoltà che abbia deciso di scendere in piazza, perché nei giorni scorsi le adesioni sembravano essere in numero maggiore, ma, purtroppo, così non è stato”.

I manifestanti hanno sfilato per le strade della città, cercando di coinvolgere più studenti possibili, passando da viale Stazione e concludendo la protesta a piazza Mercato Vecchio. 

Claudia Strangis

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