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Lamezia Terme - Aveva consumato una cena a base di funghi, raccolti in proprio, la donna originaria del vibonese che nella serata di lunedì 6 settembre scorso è stata ricoverata per avvelenamento falloideo presso il reparto di rianimazione di Lamezia Terme.

“I Primi sintomi - racconta Ernesto Marra, micologo e direttore scientifico della Confederazione Micologica Calabrese - erano insorti  dopo circa 14 ore dal consumo diventando sempre più gravi con il passare delle ore. La donna, sottovalutando l'avvelenamento in atto, solo grazie alla provvidenziale insistenza dei familiari ha accettato di recarsi al pronto Soccorso di Vibo Valentia dove è stata ricoverata in serata. Nella mattinata successiva è stato possibile, per i Medici del reparto, ottenere la consulenza resa dal Micologo Tommaso Daffinà, il quale ha subito delineato un quadro di avvelenamento di tipo falloideo orientando così la diagnosi medica verso un caso gravissimo. Da quanto riferito, infatti è apparso chiaro che assieme ai funghi commestibili. le così dette “Mazze di tamburo” (Macrolepiote) erano presenti anche dei funghi velenosi mortali appartenenti al genere “Lepiota” apparentemente simili ai primi, ma di dimensioni molto più piccole. In  serata  la donna veniva così trasferita al reparto di Rianimazione dell'Ospedale di Lamezia Terme dove è iniziato un incessante lavoro di èquipe, tra il direttore del reparto, dottor Stylianos Glyronakis,  i diversi   medici  che si sono susseguiti nelle varie turnazioni, i micologi, dottor Ernesto Marra e Carlo Mercuri e la dottoressa Francesca Assisi del Centro Antiveleni di Milano, in cui ciascuno ha dato il proprio contributo professionale secondo le rispettive competenze. Nei giorni successivi il caso sembrava essere molto preoccupante quando, finalmente, il protocollo terapeutico per avvelenamento falloideo, ha iniziato a dare i risultati sperati, con un graduale e costante miglioramento che, dopo otto giorni dal pasto incriminato,  ha  portato a sciogliere la prognosi.

"Analizzando la dinamica di questo ennesimo avvelenamento che si verifica nella nostra Regione" - afferma Marra - "è significativo che, nonostante le incertezze delle prime ore, il caso è stato gestito con un approccio multidisciplinare, medico, micologo e Tossicologo, in modo esemplare e fruttuoso, anche secondo quanto suggeriscono gli  "Indirizzi Operativi Regionali per la gestione dei casi di intossicazione da funghi",  le linee guida  di cui la  nostra regione si è dotata (una delle poche in Italia)  con il Decreto n. 1648 del 5 Marzo 2015. Nell’ultimo decennio e soprattutto dopo diversi casi di avvelenamento, registrati in Calabria nel periodo 2012-15, l'attività di costante presenza e raccordo col territorio e le azioni di prevenzione messe in atto dall’ufficio Igiene Alimenti del Dipartimento Tutela della Salute Regione Calabria, con la collaborazione della Confederazione Micologica Calabrese, sono state intense, grazie alla particolare sensibilità sul tema del Responsabile Dott. Dario Macchione, con la realizzazione di una febbrile attività sia formativa che informativa rivolta non solo ai raccoglitori ma anche a Medici e Micologi.

Raggiungere con la corretta informazione ogni singolo raccoglitore di funghi è una impresa difficile ma non impossibile contando, oltre che sulle strutture pubbliche, anche sulle Associazioni Micologiche che già svolgono sul territorio una capillare attività di valida divulgazione. La felice risoluzione di quest'ultimo grave caso è da  cogliersi come un segnale confortante che indica che in Calabria si procede sulla strada giusta. Tuttavia, però, va fatta anche un'amara considerazione circa l'attuale organizzazione di alcuni Ispettorati Micologici delle ASP Calabresi, (fortunatamente non in quello di Catanzaro) presso i quali, per presunti motivi di ristrettezza economica, sono state ridotte o soppresse le turnazioni dei Micologi reperibili nelle ore pomeridiane/notturne e nei giorni festivi.

Per il Medico la consulenza del Micologo è un ausilio essenziale che deve essere resa nell'immediatezza del ricoveroai fini del corretto supporto alla diagnosi. Nel caso di avvelenamento da funghi è fondamentale la lotta contro il tempo, poche ore possono fare la differenza tra il successo terapeutico o il decesso. Ogni ritardo nell'accesso alla consulenza  mette a rischio la vita del paziente, vanifica ogni sforzo messo in atto dal Dipartimento Tutela della Salute Regionale nonché potrebbe lasciare configurare eventuali onerose responsabilità. Se poi analizziamo freddamente in termini di costi, quello di una vita umana è così alto che non è valutabile, ma i costi economici per il Servizio Sanitario per la degenza in Terapia Intensiva o per un trapianto d'organo, per la degenza pre-operatoria e post operatoria al Centro Trapianti e per la terapia immunosoppressiva, sono costi conosciuti che si aggirano, attorno ai 250-300.000 euro (dati ISMETT 2015) e anche questo, proprio in tempi di risanamento economico, dovrebbe indurre a  opportune considerazioni. Ricordiamo – conclude - che la sicurezza di ciò che si mette nel piatto è assicurata solo dal controllo del raccolto presso gli Ispettorati Micologici delle ASP, il controllo è gratuito e che occorre sempre diffidare dei consigli di presunti conoscitori". Materiale informativo sul sito della Regione Calabria".

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