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Lamezia Terme - Quando chiude una edicola è come quando chiude un giornale: è un pezzo di libertà che se ne va. Perché l’edicola è il veicolo grazie al quale il giornale è venduto al lettore. A Lamezia negli ultimi mesi hanno chiuso tre rivendite di giornali e periodici: l’edicola di Pietro Cardamone (Via Leonardo Da Vinci); quella di Fabio Carnovale (via Timavo) e quella di Gianfranco Carnovale (via dalla Chiesa). Un fatto grave. Ora di edicole ne sono rimaste 28, in una città che conta più di 70mila abitanti.

E’ vero, la crisi delle edicole dipende molto dalla crisi della carta stampata. Crisi ai massimi livelli, forse irreversibile: per cattiva gestione e colpe ben definite della fieg (federazione editori) e del sindacato giornalisti (fnsi), incapaci entrambi di coniugare carta stampata e tecnologia; per la desertificazione delle redazioni, dove esperienze maturate sul campo e specializzazioni sono state sacrificate ai costi; perché nelle redazioni non c’è più un giornalista che abbia compiuto 58 anni (perché a questa età scatta il prepensionamento); perché i nuovi contratti sono piegati alle esigenze economiche e non redazionali; perché per i nuovi (scarsi di numero) assunti non esistono più le garanzie contrattuali, che sono state svuotate. Tutto questo si riflette sulla qualità. E sulle vendite. E il così il cerchio si chiude: giornali che chiudono, edicole che chiudono. Resistono e resisteranno solo le testate profondamente radicate nel territorio o i giornali autorevoli a tiratura nazionale, per gli altri è una lenta agonia. Per gli altri non c’è più futuro.

L’edicola, a differenza di altri servizi commerciali piegati dalla crisi economica e poi sconfitti, ha sempre avuto una sua peculiarità. Non è semplicemente un negozio dove andare a comprare un prodotto - il giornale - ma anche un punto di incontro dove scambiare qualche battuta con il giornalaio o con il vicino acquirente. E’ un ritrovarsi per qualche secondo, al massimo minuti, dove si chiacchiera su qualche notizia, su qualche fatto ed è già in questa situazione che si svolge l’utilità democratica del giornale e dell’edicola. Il contatto umano, veramente sociale e non social. Tutto questo sta scomparendo.

 Ma non è solo colpa della crisi. O della tecnologia, che ha avuto un ruolo importante (e pesante) nella diffusione di notizie con siti e blog e news che sfornano notizie 24 ore su 24 (sulla qualità dei quali bisognerebbe fare un lungo discorso, a parte). La crisi e questo cattivo modello di “sviluppo” stanno modificando i cittadini (giovani ed anziani), disabituati ormai al giornale e ai libri, alla lettura. Disabituati al commento, all’approfondimento, alle diverse angolazioni di una notizia rispecchiate dalle interviste. Disabituati alla lettura ma allo stesso tempo privati nel lavoro di garanzie e di diritti. Disabituati alla lettura ma allo stesso modo privati delle efficienze negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti. Tutto ciò è connesso, tutto ciò è conseguente, tutto ciò è voluto. Inflazione, deflazione, repressione, depressione (più o meno una citazione da Winslow).

"La lettura del giornale al mattino è la preghiera dell’uomo moderno. Ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico”. Lo ha scritto Hegel (1770-1831). Duecentoventi anni dopo sembra non valere più.

b.not.

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