
Lamezia Terme, 24 maggio - Dopo 22 anni da quel duplice omicidio, nessun colpevole. Così, di buon mattino, Francesco Cristiano, fratello di Pasquale, il netturbino ucciso insieme al collega Francesco Tramonte il 24 maggio del 1991 a Lamezia in un agguato di tipo mafioso, ha deciso di appendere uno striscione davanti l'ingresso del Tribunale e della Procura. Cristiano, con lo striscione, chiede dunque ''riapertura del caso comeci aveva promesso l'ex procuratore della Repubblica di Lamezia Salvatore Vitello. Noi non vogliamo parate ma chiediamo solo giustizia". A portare la solidarietà a Francesco Cristiano è giunto anche Rocco Mangiardi, il commerciante che balzò agli onori della cronaca per aver denunciato i suoi estorsori e per aver testimoniato contro gli esponenti della cosca Giampà accusandoli di avergli chiesto il pizzo. Sullo striscione esposto nel porticato del tribunale, ci sono le foto dei "due netturbini uccisi dalla mafia sul lavoro. Due colombe innocenti che gridano ancora in volo sete di giustizia". "Sono morte due persone - dice Francesco Cristiano - mentre lavoravano, mentre stavano compiendo il loro lavoro, uccisi, non per colpa loro. Cosa deve accadere in Italia per avere giustizia?". Una protesta che rompe il silenzio e che arriva nel giorno dell'anniversario e delle celebrazioni ufficiali che, come ogni anno, il Comune di Lamezia organizza per onorare la memoria dei due lavoratori rimasti coinvolti in un agguato mentre svolgevano il loro turno di lavoro.

DDA CONVOCA PARENTI DUE NETTURBINI
Il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli incontrerà nel pomeriggio di oggi Francesco Cristiano, fratello di Pasquale, il netturbino ucciso insieme al collega Francesco Tramonte il 24 maggio del 1991 a Lamezia in un agguato di tipo mafioso, che questa mattina ha protestato con uno striscione davanti al Tribunale di Lamezia Terme. L'incontro è in programma nel pomeriggio nel palazzo di giustizia di Catanzaro.
REAZIONI
Lo Moro (PD): “Occorre riaprire le indagini sul duplice omicidio dei netturbini”
“La protesta di Francesco Cristiano, a 22 anni dal duplice omicidio mafioso del fratello Pasquale e di Francesco Tramonte, va capita e accolta con rispetto. Solo la ricostruzione della verità può infatti restituire la giusta serenità alle famiglie, alle quali rinnovo la mia solidarietà piena. E’ l’intera comunità che deve chiedere verità e giustizia su un episodio che ha segnato, oltre che la vita delle famiglie dei due operai uccisi, la storia sociale e politica della città. L’ex procuratore Vitello, che conosceva in profondità la situazione lametina, con consapevolezza aveva assunto l’impegno di lavorare per la riapertura delle indagini. Nel frattempo, infatti, qualcosa è cambiata anche a Lamezia. Si va delineando un nuovo contesto, caratterizzato dalla presenza di pentiti di ‘ndrangheta le cui dichiarazioni hanno contribuito a far luce su delitti che sembravano destinati a restare impuniti. L’impegno e la richiesta che va sostenuta è che la Procura antimafia, che ha garantito una più incisiva attività di indagini negli ultimi anni, lavori per acquisire gli elementi nuovi che consentano di riaprire le indagini e disvelare definitivamente esecutori e mandanti di quel feroce duplice assassinio che ancora oggi turba le coscienze dei cittadini onesti e impedisce ai familiari di avere chiarezza su quanto accaduto”.
Un momento della commemorazione pubblica avvenuta questa mattina in ricordo delle due vittime
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