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Lamezia Terme – Al via la IV edizione della Festa Regionale Slow Food all’insegna, però, del low profile. Una scelta obbligata in seguito agli attacchi terroristici rivendicati dall’Isis, che la scorsa notte hanno colpito il cuore della capitale francese. Annullata, quindi, la cerimonia di inaugurazione prevista nell’ex sala consiliare di Sambiase ma la festa dedicata al cibo buono e intelligente è partita comunque nel centro storico sambiasino con stand e visite guidate nei luoghi più caratteristici, con uno stretto, variegato e particolareggiato programma. Coniugare la riscoperta dei prodotti agroalimentari del territorio, insieme alla riscoperta del centro storico di Sambiase, questa la formula pensata dagli enti promotori della due giorni: sia Antonello Rispoli, fiduciario della condotta Slow Food, che il presidente dell’Ente Fiera Maurizio Vento, che il sindaco Mascaro, hanno lavorato in sinergia e spinto fortemente affinché si potessero coniugare sia il rilancio delle bontà gastronomiche del territorio che le bellezze culturali. Un connubio che ben si confà allo spirito dell’iniziativa che ha visto la collaborazione di numerosi partners, come FAI, GAL Reventino, GAL Alta Locride, Gal Serre Calabresi, Confagricoltura e l’Associazione Culturale San Nicola che, proprio la scorsa settimana, aveva organizzato negli stessi luoghi la festa del Vino.

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Nella prima delle due giornate, dedicate rispettivamente all’Olio oggi e ai Grani e cereali Antichi domani, è stato organizzato da Confagricoltura Calabria un incontro dedicato proprio all’oro giallo calabrese. E’ stato un’annata fortemente positiva per la produzione olivicola calabrese e italiana in generale che, però, necessariamente, necessita delle tutele sia dal punto di vista della produttività che dal punto di vista politico e legislativo. Qualità, tradizione e sviluppo tecnologico: parole chiave per rilanciare l’agricoltura calabrese e, in particolare, la produzione olivicola nella quale, a livello nazionale siamo ottimi produttori ed esportatori ma, purtroppo, come ha evidenziato bene nel suo intervento Vincenzo Lenucci, direttore Area Economica e centro Studi Confagricoltura, anche primi importatori, un dato che sottolinea quanto ci siano criticità dal punto di vista produttivo, nonostante sia alto il livello qualitativo. Qualità che si esprimono in scelte azzeccate, che puntano a fare dell’agricoltura uno dei settori potenzialmente più sviluppati. “Necessario riaffermare la consapevolezza del ritorno alla terra come fondamentale ricchezza di questa regione. – ha sottolineato il vicepresidente della Regione Calabria, Antonio Viscomi – Fondamentale – ha aggiunto – pensare al futuro, tornando al passato”. La ricetta sta, secondo il vice governatore, “nel coniugare tradizione e sviluppo tecnologico, facendo rete”. Stare sul mercato, un mercato sempre più globale, è sicuramente difficile, ma si può fronteggiare le difficoltà disponendo di politiche che pensino alla cooperazione tra attori: produttori, consumatori ed istituzioni.

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Leit motiv della filosofia di slow food è il preservare la qualità e la tradizione, come ha spiegato la vice presidente nazionale di Slow Food Italia Cinzia Scarfidi, che ha evidenziato la necessità di compiere scelte intelligenti: “fondamentale è la consapevolezza di compiere scelte quotidiane mirate. – ha affermato – Solo così difendiamo la nostra agricoltura”. Un discorso che si è poi focalizzato sul “recuperare il valore politico del nostro andare a fare la spesa. Ogni volta che mettiamo i soldi da qualche parte, - ha aggiunto la Scarfidi – decidiamo a chi dare il nostro sostentamento, se alla grande distribuzione o al piccolo produttore”. Scelte consapevoli che devono essere compiute tutti i giorni, quindi, in una lotta continua tra risparmio fittizio e qualità della vita. “Dobbiamo innescare un meccanismo di controtendenza – ha spiegato Alberto Statti, imprenditore lametino e presidente di Confagricoltura – per una Regione considerata ultima a livello europeo”. Puntare sul brand Calabria, secondo Statti, è la soluzione per il rilancio economico della regione, con un lavoro sinergico fatto di più parti.

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Tra queste anche l’associazione Amici della Carolea, il cui presidente, Pierluigi Tavella, ha spiegato come è nata l’idea di costituirla: “alcuni soci della condotta Slow Food con alcuni produttori della macro area lametina, hanno deciso di unire le loro energie per preservare questa tipica varietà di olio, la Carolea appunto”. Varietà caratteristica della piana lametina, tanto da essere un marchio Dop, l’associazione vuole proprio preservarne le caratteristiche, valorizzando e tutelando il prodotto. Per farlo, però, sono necessarie politiche mirate e la cooperazione, spesso, da sola non sopperisce alla mancanza di fondi. Un problema che conoscono bene gli esperti del settore, che sperano in soluzioni, anche a livello legislativo europeo, che puntino sia sull’erogazione dei fondi ma che non dimentichino, di preservare l’alta qualità del prodotto. Un mondo fatto di contraddizioni, come ha affermato il direttore del Centro di ricerca per l’olivicoltura e l’industria olearia, Enzo Perri, che ha portato la sua testimonianza di tecnico del settore. A chiedere risoluzioni celeri, in chiusura, ci ha pensato Il presidente Statti che ha spiegato della nuova programmazione, specificando di come sperino su nuovi provvedimenti da stabilire nel Psr 2014/2020: “migliorare la qualità con l’incremento delle risorse – ha affermato – accompagnando il tutto da una sburocratizzazione della macchina amministrativa”.

Claudia Strangis

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