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Lamezia Terme - È stata intitolata a Gennaro Ventura la piazzetta ubicata nei pressi della Madonnina (piazza Ardito) a Lamezia Terme, zona corso Numistrano. Alla cerimonia, presenti il commissario prefettizio, Giuseppe Priolo, i familiari di Ventura, autorità civili e militari.

Il commissario Priolo prima del cerimoniale ha letto le motivazioni della delibera comunale con la quale l’ente ha deciso di intitolare la piazzetta. Priolo ha parlato di “onesto lavoratore, vittima della mafia che non dimentica. Ventura da carabiniere a Roma fece arrestare un suo compaesano che aveva commesso un furto di droga in Tribunale. Ringrazio gli amministratori precedenti per aver preso questa decisione perché il ricordo è un dovere civile”. Il parroco don Antonio Brando di San Domenico ha benedetto la targa segnato da un breve momento religioso. Il fratello della vittima, Raffaele ha ringraziato il Comune e tutte le autorità per l’intitolazione. Senza dimenticare però di stigmatizzare “le illazioni e le menzogne che all’epoca ci furono. Ma noi abbiamo sempre creduto nella giustizia”.

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La vicenda 

Gennaro Ventura, fotografo e carabiniere in congedo - riconosciuto vittima di mafia - scompare da casa il 16 dicembre 1996, attirato in un appuntamento da quello che poi sarebbe stato il suo killer. Ovvero, il collaboratore di giustizia, Gennaro Pulice che confessò anni dopo il delitto commesso su mandato di Domenico Antonio Cannizzaro dell'omonima cosca condannato a 30 anni carcere. Ventura fu freddato con due colpi di pistola calibro 9×19 di cui uno alla testa. Il fatto evvenne in una località periferica della campagna lametina dove Pulice "invitò" Ventura con la scusa di fotografare reperti archeologici. Pulice dopo l'omicidio nascose il corpo nei pressi di un casolare abbandonato. Dopo 12 anni, i resti del Ventura furono rivenuti da un privato insieme all'attrezzatura da fotografo e alla fede nuziale. Pulice è stato condannato in appello a 7 anni e 8 mesi di reclusione. L'omicidio fu commesso per vendetta, poiché Ventura, secondo il racconto di Pulice, doveva essere punito per delle indagini effettuate quando era carabiniere a Tivoli e che portarono all’arresto di Raffaele Rao, cugino di Cannizzaro. 

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L'idea di un monumento a tutte le vittime lametine di mafia

Per la stessa piazza, oggi intitolata a Gennaro Ventura, esiste anche un progetto proposto da Costantino Fittante, presidente del Centro Riforme, democrazia e diritti, per realizzare un monumento alle vittime lametine di 'ndrangheta. Un’idea avanzata già nel 1994. Le vittime lametine di mafia oltre a Ventura il magistrato Francesco Ferlaino, la guardia giurata Antonio Talarico, i due operai Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, l'ispettore di polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano. La proposta è stata più volte sottoposta all'amministrazione comunale, sollecitata a prendere impegni sul progetto. Fittante propose anche l’istituzione di una “Giornata del Ricordo e dell’Impegno”, "una data fissa per ricordare con iniziative adeguate a cura del Comune le vittime e occasione per incontri e forum sulle tematiche della delinquenza organizzata, della sua mutevole pervasività della vita democratica e civile del Paese, sulle più appropriate forme educative e di divulgazione della cultura della legalità, della giustizia e della responsabilità dedicate ai ragazzi delle scuole". Varrebbe davvero la pena ripensare a questi progetti e istituzionalizzarli per tenere sempre vivo il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita, vittima della prepotenza criminale.

A. C.

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