
Lamezia Terme - Una cerimonia densa di pathos e di spiritualità quella che ha visto la consegna del premio “Rosa d’argento” alla dottoressa Annamaria Mancini, figura esemplare di medico che ha saputo unire ad una notevole perizia, quotidianamente dimostrata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Giovanni Paolo II, grandissime doti umane, che a Lamezia l’hanno resa pioniera nell’applicazione della terapia del dolore. Il premio, consegnato annualmente dalla Comunità Cappuccina e dall’Ordine Francescano Secolare del Santuario di Sant’Antonio, in occasione del Transito di San Francesco d’Assisi, riconosce il valore intrinseco di una figura femminile che si sia distinta “in fede, speranza e carità” all’interno del contesto cittadino, prendendo le mosse dalla vicenda esemplare di Jacopa de’Sette Soli, nobildonna romana che ospitò il Santo di Assisi durante uno dei suoi soggiorni nella capitale e tanto gli rimase vicina seguendone l’esempio nella vita da esser voluta da lui presente nel momento della morte, oltre i divieti dettati dalla clausura, meritandosi appieno l’appellativo affettuoso di “Frate Jacopa”. “Tra i riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni, anche a livello internazionale, questo particolarmente mi ha toccato il cuore, e mi ha veramente commosso per la sua speciale natura”- ha dichiarato la Mancini, sostenendo con umiltà di accettarlo senza forse esserne degna, pur avendo sempre cercato di esercitare la propria professione basandosi su “principi umani e precetti evangelici”.
“Ritengo l’umanità sia la radice profonda di tutte le professioni che implichino una profonda correlazione fra gli individui – ha continuato la dottoressa - ma soprattutto della Medicina, che senza di essa sarebbe un mero esercizio tecnico.” Classe 1948, la Mancini studia Medicina a Roma dove si laurea con Lode nel 1972. Poco prima dell’ultimo esame suo padre subisce un infarto, e ha salva la vita grazie al suo immediato intervento e al pronto ricovero nel reparto di Rianimazione, dove viene curato da uno dei docenti di Annamaria. “Da lì non sono più uscita” dichiara la dottoressa, la quale, scelta la specializzazione in Anestesia e Rianimazione, va incontro subito dopo ad una fulminea e brillante carriera che la porterà a rivestire il ruolo di primario, senza rinunciare a quello di moglie, di madre, di nonna. E senza rinunciare neppure alla fervente attività di volontariato che la porta ad essere nominata direttore medico responsabile dell’Unitalsi per ben 30 volte, nonché presidente dell’associazione Medici cattolici, e a fondare nel 1990 l’associazione “Unità di cura continua” per i malati terminali, con la collaborazione di Croce rossa e Unitalsi, che fu preludio del costituirsi a Lamezia di un vero e proprio servizio domiciliare per la terapia del dolore. A consegnare il premio, un manufatto simbolico in filo di lurex creato dalla terziaria francescana Lia De Sensi, il Superiore frate Bruno Macrì e la Ministra dell’Ordine Terziario Marisa De Sensi. Presenti alla cerimonia, accanto al parroco frate Angiolo Solano e al Provinciale padre Pietro Amendola, il vescovo Monsignor Luigi Cantafora e il vescovo emerito Monsignor Vincenzo Rimedio, che hanno ricordato la “vocazione” della Mancini alla professione medica, espletata con grande “serenità, pazienza, umanità”. La serata è stata animata dall'Emmanuel's Choro diretto dal Maestro Sara Saladino.
Giulia De Sensi



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