
Lamezia Terme, 29 marzo – Giornata di mobilitazione a difesa del carcere di Lamezia, l’unico che, secondo il Piano Carceri, dovrebbe essere chiuso in Calabria. Una struttura che esiste sul territorio lametino e calabrese da oltre 200 anni e che è ospitata in un antico convento del 1400 nel cuore della città. Un carcere diretto da donne che lo stesso Osservatorio Antigone ha definito come “piccolo ma efficente”. Purtroppo, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, il carcere di Lamezia è destinato a chiudere nell’ambito di una politica di risparmio. I detenuti ed il personale dovrebbero essere trasferiti a Siano, a Catanzaro, dove è invece previsto il potenziamento del carcere con la realizzazione di un nuovo padiglione da 300 posti.

Questa mattina a protestare c’erano un po’ tutti: quelli del comitato Sintal con il presidente Materasso, gli altri avvocati in rappresentanza anche della Camera Penale cittadina, quelli delle varie associazioni del territorio e di categoria, i politici locali. Presente anche Damiano Bellucci segretario regionale Sappe che si è augurato “che venga rivista questa decisione sulla rivisitazione dei circuiti penitenziari in ambito regionale”. Per Bellucci comunque l’errore fondamentale è che negli anni passati “non è mai stato previsto per Lamezia la realizzazione di un nuovo istituto penitenziario. Per noi deve continuare a funzionare questa struttura ma è certo che poi bisognerebbe intervenire per la costruzione di una nuova, funzionale per tutta la regione considerato il baricentro di questo territorio”.

L’avvocato Cesare Materasso del comitato Sintal, promotore dell’iniziativa odierna, ha spiegato come il “nostro movimento ha deciso di prendere una posizione forte a difesa del carcere e della città di Lamezia perché questo è un simbolo, una struttura fondamentale d’appoggio per il tribunale. Togliere questa struttura detentiva - ha spiegato - significherebbe ancora una volta tentare d’indebolire l’apparato giustizia in questa città nonché di indebolire l’attività del tribunale che avrebbe difficoltà pratica e logistica, non avrebbe più la possibilità di avere i detenuti nel territorio comunale e sorgerebbero problemi anche nel caso di convalida di fermi e arresti, tanto per fare un esempio, con aggravio dei costi e dei tempi”. Materasso ha poi aggiunto come non debba “passare assolutamente il concetto che si vuole chiudere una struttura che non è a norma o per un fatto di risparmio perché questa è una struttura che lavora da oltre due secoli e che l’Associazione Antigone, ha definito piccola ma a norma ed efficiente per tutto quel che viene organizzato al suo interno, con tutta una serie di servizi al suo interno”. Per il presidente del Comitato Sintal non si tratterebbe di “una politica del risparmio, in quanto tutto verrebbe trasferito a Siano e ci sarebbero comunque dei costi”. Infine, Materasso sprona la popolazione a reagire rispetto a quest’ennesimo torto subìto dalla città: “Lamezia deve reagire – e aggiunge come - noi faremo il nostro fungendo da pungolo rispetto alla politica, perché chi rappresenta questo territorio non può subire passivamente questo ennesimo spoglio. L’opinione pubblica deve capire che Lamezia è sottoposta ad un nuovo spoglio che va a rinforzare i capoluogo di regione. Non va tolto più nulla a questa città –conclude con veemenza - siamo stanchi di subire spogli. Questa città va tutelata, difesa e noi siamo qui a dare questo segnale forte, nuovamente”.
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