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Lamezia Terme – In merito alla revoca dell’affidamento in comodato d’uso gratuito di parte dell’Orto Botanico, al Santuario San Giovanni Paolo II, stabilita dal Comune con una determina del 27 luglio scorso con la quale si specificava che “dai sopralluoghi effettuati è emerso che il soggetto affidatario aveva proceduto al taglio di alberi ammalorati senza darne preventiva comunicazione e senza consegnare il materiale legnoso proveniente dalle operazioni di taglio al Comune proprietario e pertanto il comportamento dell'affidatario era stato considerato quale violazione dell'art.6 comma 7 della convenzione sottoscritta”, pubblichiamo le precisazioni dei legali del soggetto affidatario, gli avvocati Francesco Grandinetti e Anna Maria Augello. “Chi testimonia, conosce i fatti accaduti perché li ha seguiti a motivo di una richiesta di assistenza legale del “soggetto affidatario”, cioè il Santuario San Giovanni Poalo II, a cui è stata concessa la gestione in comodato d’uso gratuito dell’area summenzionata nella persona del rappresentante legale in data 14.04.2015, con delibera di Giunta Comunale n. 950, del Comune di Lamezia Terme. Venendo a descriverne i fatti così come sono andati, - se pur con passaggi sommari, ma sufficientemente esaustivi – noi, avvocati Francesco Grandinetti ed Anna Maria Augello, - restiamo nella personale convinzione che comunque non servirà a restituire – nemmeno in piccola parte – l’integralità dell’immagine e della dignità di quelle persone facente parte di un’intera comunità di cittadini che aveva creduto in questa singolare opera”.

“Dopo l’assegnazione, - specificano - l’area, da anni abbandonata e in profondo stato di degrado, fin da subito, veniva resa fruibile, sicura, agibile grazie ai molti volontari, animati da così fervente entusiasmo, e l’avevano resa disponibile a proporre – come sono state proposte - iniziative di una certa rilevanza culturale e sociale. Tutto andava per il verso giusto, fino a quando si è dovuto procedere a mettere una zona dell’area in sicurezza a motivo di alcune piante di pino marino che erano state stroncate e altre divelte dal mal tempo, altre ancora erano pericolanti e, perciò, il buon senso di responsabilità interpellava a intervenire  e ottemperare, così, all’onere di adottare tutte le necessarie misure e attività mirate a garantire la prevenzione degli incendi boschivi (art. 6 punto 3 della convenzione) nonché l’obbligo della manutenzione ordinaria e straordinaria del bene oggetto della cessione”. “Per procedere a tale operazione – aggiungono - si è fatto intervenire un dottore forestale che ha realizzato un progetto di martellatura delle piante da togliere, progetto che è richiesto dalla Regione Calabria solo per i lotti boschivi e non per i giardini botanici o aree verdi. Ma nonostante ciò, il progetto lo si è presentato alla Regione Calabria, c/o il Dipartimento 2 Presidenza UOA: Foreste, Forestazione e Difesa del Suolo, Regione Calabria, per l’ottenimento dell’autorizzazione del taglio e dello sgombero degli alberi interessati”.

“L’Ente Regionale – proseguono - provvede a rispondere rilasciando apposita autorizzazione in data 13.04.2016, che in data 16.04.2016, veniva inoltrava al Comune di Lamezia Terme con apposita mail (diversamente da come viene riportato nei comunicati stampa), al fine di consentire al Comune di Lamezia Terme di esercitare la propria facoltà a disporre in integrazione a quanto previsto dall’autorizzazione Regionale. Nessun riscontro, informazione, direttiva o disposizione alcuna, veniva data al richiedente che procedeva - dopo più di un mese - a dare avvio ai lavori di taglio dopo aver nominato un direttore dei lavori il quale affidava il lavoro di pulitura dell’area e dello sgombero degli alberi divelti, stroncati e pericolanti ad apposita impresa il 23.05.2016, che provvedeva anche a collocare i tronchi in un luogo privato, custodito al fine di evitare incendi e/o altro pericolo”. “Ebbene, in data 26.05.2016, – continuano – veniva pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Lamezia Terme la determina n. 42 del Dirigente del settore con la quale veniva disposta la revoca della convenzione - peraltro, omettendo qualsiasi contraddittorio o confronto per quanto previsto dalla legge n.241/90 e dallo stesso contratto di comodato - considerato che, a suo dire, il soggetto affidatario non aveva proceduto alla preventiva comunicazione di avvio dei lavori, né tantomeno alla consegna del materiale ovvero degli alberi tagliati, se pur il contratto di comodato stipulato in convenzione nulla prevede a tal proposito. In più, mentre si rispondeva alla richiesta di restituire la legna - che sarebbe giusto chiamare “risulta del taglio” – l’ufficio di competenza del comune non sapeva indicare né l’area di deposito – perdendo così del tempo, o meglio giorni - né stabilire quali dei preposti all’ufficio era idoneo a stilare il verbale di consegna, fatto sta che l’impresa ha dovuto consegnare la  “risulta del taglio” dopo una settimana”.

“A tal punto, - specificano ancora - dopo aver portato a conoscenza dell’amministrazione comunale la regolarità dell’operato, aver consegnato il materiale custodito allo stesso Ente locale, aver evidenziato che la suddetta determina di revoca non è stata preceduta dalla diffida prevista nell’art. 7 della convenzione, in data 25.07.2016, il “soggetto affidatario” ovvero, il legale rappresentante dell’Ente Parrocchia, con rammarico e per motivi noti ai più avveduti, attenti ed onesti cittadini comunicava al Comune di Lamezia Terme di recedere dalla convenzione”.

“Pertanto, alla luce di quanto esposto, la determina n. 54 del 28.07.2016 con la quale lo stesso Dirigente del settore revoca la propria determina n. 42 del 26.05.2016 non ripristina alcun rapporto con il Santuario “San Giovanni Paolo II”. Questi sono i fatti, - concludono - che per nostra iniziativa abbiamo voluto mettere a conoscenza, per onor e amore della verità - come dicevamo sopra - e per manifestare sincera vicinanza – per quanto questo possa servire – a tutte quelle persone di buona volontà che in questa vicenda hanno sofferto e continuano a soffrire con silenziosa e quanto mai assordante dignità”. 

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