
Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la nota di protesta del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE con la posizione di Donato Capece, segretario generale del Sindacato sulla festa della polizia penitenziaria che si è svolta lo scorso sabato presso il carcere di Lamezia.
"Nessuno l’ha saputo, ma sabato scorso si è celebrata nel carcere di Lamezia Terme la Festa della Polizia Penitenziaria. Una Festa senza Autorità cittadine e con i pochi agenti in servizio che ha determinato la vibrata protesta del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Questa decisione dell’Amministrazione Penitenziaria è una vergogna! Con la scusa della spending review si perde l’occasione importante di valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria. Addirittura nella cerimonia autoreferenziale che si è svolta a Lamezia Terme la direttrice del carcere ha pensato bene di aggredire verbalmente i nostri dirigenti sindacali che le ricordavano di citare nel suo discorso gli agenti della prima linea, quelli che stanno nelle sezioni detentive 24 ore al giorno, e che fino a quel momento non erano stati citati dalla direttrice stessa! Il Corpo di Polizia Penitenziaria non ha certo bisogno di manifestazioni autoreferenziali ma di cerimonie allargate alla partecipazione dell’opinione pubblica che deve conoscere quali e quante difficoltà operative incontrano le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria nel quotidiano lavoro nelle carceri calabresi. Siamo e dobbiamo essere una Istituzione sempre più trasparente, una casa di vetro, perché non abbiamo nulla da nascondere, anzi dobbiamo assolutamente valorizzare quello che ogni giorno i Baschi Azzurri fanno nel mondo sconosciuto delle carcere calabresi e di quella di Lamezia Terme in particolare. Totale disapprovazione del primo Sindacato della Polizia, il SAPPE, per la scelta di organizzare una Festa nel carcere senza Autorità, senza familiari e persino con i soli agenti di servizio! Questa grave scelta fa tornare indietro di molto la fiducia che il Personale aveva iniziato ad avere nei confronti di un’Amministrazione che dimostra, ancora una volta, di sottovalutare quanto l’aspetto della mancanza di riconoscimento sociale per il proprio lavoro, avvertito dai nostri colleghi, incida in ognuno a mettere in crisi il senso di appartenenza al Corpo e ai suoi doveri istituzionali. Le motivazioni di ordine strettamente economico -non solo non possono essere giustificate, ma sono un vero e proprio insulto ai poliziotti penitenziari della Calabria e di Lamezia in particolare, nonché dimostrano il senso di menefreghismo che una parte assolutamente minoritaria di questa Amministrazione, ha nei confronti delle persone che ne rappresentano di gran lunga sia la consistenza strettamente numerica, sia ne garantiscono l’effettivo funzionamento, spesso sopperendo alle lacune che gli altri non sono in grado di colmare”.
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