
Lamezia Terme - Degrado, incuria, e adesso anche privato del cancello. Lo stadio provinciale Carlei porta indelebile i segni dell’abbandono. A nulla sono serviti in questi anni gli appelli dei familiari di Antonio Carlei, noto direttore sportivo della città a cui è stato dedicato per diventare un fiore all’occhiello dell’impiantistica lametina e dell’intera provincia. Nel periodo più triste per lo sport locale, in cui non si parla d'altro che di palazzetti e palestre chiusi perché inagibili, lo stadio provinciale sulla strada dei Due Mari va ad aggiungersi alle opere inutilizzate con cui fare i conti. Già da fuori, a saltare all’occhio, sono l’erba alta, l’incuria, gli spalti logorati dal tempo, le ringhiere arrugginite e anche, addirittura, la mancanza del cancello principale. Eppure le richieste per riqualificarlo, dopo oltre 20 anni di nulla di fatto, sono arrivate da tutte le precedenti amministrazioni. Lo stadio di proprietà della Provincia, mai entrato in funzione, si trova in un’area strategica della città, proprio a pochi passi dal nuovo palazzetto dello sport la cui consegna dei lavori è prevista a fine dicembre, ma che è ancora un cantiere aperto.

Qualcosa potrebbe ora muoversi anche per il Carlei. Durante la prima riunione del consiglio provinciale dello scorso mese di novembre, si è discusso pure di questo, ossia almeno della concessione dell’area parcheggio dello stadio Carlei al Comune per il nuovo palasport, ovviamente con delle attività di messa in sicurezza. Intanto, la precedente amministrazione guidata da Paolo Mascaro aveva tenuto nel 2016 un incontro in provincia con l’allora presidente Enzo Bruno allo scopo di individuare possibili soluzioni per rendere fruibile lo stadio, e affidare successivamente la gestione al Comune di Lamezia. L’impianto, nel corso di questi anni, per la sua capienza e centralità, avrebbe potuto ospitare manifestazioni sportive ed eventi di grande portata. L’ultimo appello dei figli di Antonio Carlei qualche tempo fa: “Da anni lo stadio è abbandonato all’incuria più assoluta, simbolo di spreco di denaro pubblico e inciviltà. Una struttura così sporca, degradata, non merita di portare il nome di nostro padre, rappresenta un'offesa alla sua memoria”.
Alessandra Renda

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