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Lamezia Terme - È un libro fatto di storie vere l’opera prima di Marisa Manzini, Procuratore Aggiunto della Repubblica di Cosenza, magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, che ora decide di raccogliere una per una le esperienze più toccanti e significative vissute lungo il suo intenso percorso professionale. Sono storie di vittime, di testimoni, di collaboratori di giustizia, sono le storie di chi ha avuto il coraggio di parlare, anche in un contesto familiare difficile, anche in un territorio come il vibonese, teatro primo delle vicende narrate, dove il potere delle cosche viene ancora esercitato nel modo più prepotente e sanguinario. Ne è testimonianza il titolo, “Fai silenzio ca parrasti assai”, una frase minacciosa e densa delle peggiori implicazioni, realmente pronunciata in sede processuale dal boss Pantaleone Mancuso all’indirizzo dell’autrice, allora nel ruolo di Pubblico Ministero.

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“Una frase pronunciata in videoconferenza – racconta la Manzini – perché il boss si trovava in regime di 41 bis, ma tale da lanciare un messaggio capace di superare l’aula di giustizia per sottintendere il mantenimento del controllo del territorio.” Una frase inaspettata, che ingenera inizialmente confusione, lasciando i presenti sbalorditi, e che tuttavia viene successivamente tamponata dalla solidarietà dei colleghi. Ma la Manzini non la dimentica. Ed è una delle ragioni per cui nel libro racconta anche la storia della moglie di Pantaleone Mancuso, Tita Buttafusca, che purtroppo, nonostante un primo coraggioso tentativo di ribellione, da sola non è riuscita ad affrontare con uguale forza d’animo la stessa minaccia. Tita morirà solo un mese dopo quel tentativo, in quello che appare agli inquirenti come uno “strano” suicidio, prodotto dall’ingestione dell’acido muriatico che le ha bruciato le corde vocali. Con la sensibilità che forse solo una donna poteva dedicare ad un’altra donna, la Manzini racconta la sua storia, confessando per la prima volta, di fronte alla giornalista Rai Mara Martelli e ad un numerosissimo pubblico assiepato presso il Chiostro San Domenico, di aver scritto questo libro per lei.

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 A discuterne insieme a loro il Procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio, che sottolinea “il coraggio di questo libro di andare controcorrente rispetto alla letteratura cinematografica e televisiva, che ancora porta avanti il fascino dell’eroe negativo”, e loda l’autrice per aver deciso di “percorrere una strada in salita, come donna, moglie, madre e Magistrato in Calabria”. Presente nel libro anche una disamina del fenomeno ‘ndranghetista, continuata da Curcio che ne ripercorre la storia in Calabria, dal periodo dei sequestri alla conquista del controllo dei traffici di droga. “Questa è una terra con parecchi maestri ma con pochi testimoni: è in questo che dobbiamo cambiare” dichiara, e il pensiero è condiviso dall’autrice che conclude: “Manca ancora nella gente la consapevolezza del problema, e la consapevolezza si forma se se ne parla”. Presenti all’evento anche diversi rappresentanti delle forze dell’ordine, il comandante del Gruppo Carabinieri Lamezia, ten. col. Massimo Ribaudo, Maria Gaetana Ventriglia vice Commissario in servizio al Commissariato di Polizia di Lamezia, per la Guardia di Finanza hanno preso parte alla presentazione, il comandante del gruppo, tenente colonello Clemente Crisci ed il comandante del nucleo mobile il brigadiere Vito Margiotta. I proventi del libro saranno interamente devoluti ad un’associazione che si occupa delle vittime della criminalità.

Giulia De Sensi

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