
Lamezia Terme – “Un discorso didattico, pedagogico e di vita” quello che il preside Giovanni Martello descrive nell'auditorium del liceo Campanella per la tappa della Carovana della nonviolenza che, partita ieri da Catania con conclusione il 6 ottobre a Perugia, vede come ospite Zion Kelly, protagonista della March for our lives degli studenti americani che ha riempito Washington e altre 800 città degli Stati Uniti lo scorso mese di marzo. L’iniziativa, promossa da Pax Christi Italia, risultato del percorso portato avanti dal dipartimento di religione, vuole lanciare un messaggio preciso agli studenti: l’educazione alla nonviolenza e alla pace, la convivenza civile, l’osservanza della costituzione e la cittadinanza attiva. “La scuola è palestra di vita - dice il preside Martello - la vita si deve imparare a scuola perché in questo ambiente i ragazzi trascorrono gran parte della loro giornata. Dunque la scuola può segnare la strada verso il bene. La cittadinanza in particolare - prosegue - è una delle famose competenze chiavi in Europa, se non si è attivi non si è cittadini europei e quindi neanche cittadini italiani”. A fare da cornice, l'Inno alla Gioia, suonato dai ragazzi dell'indirizzo musicale guidati dal professor Daniele Augruso.

La voce di Zion Kelly, tradotta da Giuseppe Villella, è la reazione degli studenti americani, il loro grido in nome della nonviolenza dopo la strage di S. Valentino in cui diciassette studenti del liceo di Parkland in Florida sono state uccise con un fucile d’assalto dal ventunenne Nikolas Cruz. Anche il fratello di Zion Kelly è rimasto ucciso nella strage in Florida. Da allora, insieme a tantissimi studenti americani, si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica americana contro il libero uso delle armi. “Sono al primo anno di Università - dice Zion Kelly - mi sono interessato al tema della non violenza quando ho iniziato a capire che col nostro impegno qualcosa può essere cambiato. Abbiamo iniziato a manifestare e a fare sentire il nostro rigetto, perché il problema è sia dentro le scuole e sia nel percorso che gli studenti al ritorno da scuola, per strada. La cosa fondamentale è far capire che i giovani possono fare la differenza, possono fare delle cose senza aspettare gli adulti, i politici. Il vero cambiamento può partire da noi. La violenza passata dalle armi non è qualcosa di normale”.

Sebbene la situazione nelle scuole italiane sia ben diversa, non essendoci l'utilizzo delle armi come in America, è necessario ribadire alcuni concetti, poiché la violenza genera odio e non amore, anche senza armi. Trovare gli strumenti di comunicazione più efficaci risulta, ancora, il compito più difficile. Verità, amore, giustizia, libertà, queste le parole che ruotano intorno alla Pace in una bandiera colorata che ricopre una cattedra. Da qui la speranza che non resti solo uno slogan. “Sono i giovani che devono aprirsi a costruire percorsi di non violenza e sana civiltà - aggiunge Nino Campisi, referente di Pax Christi Lamezia e consigliere nazionale - fra le nostre proposte anche quella di una scuola della Pace. In America si contano 265 milioni di armi leggere, una vera pacchia per i produttori di armi, con l'appoggio della politica”.
Valeria D'Agostino



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