
Lamezia Terme - “393 milioni di euro stanziati dal 1999 ad oggi per gli interventi di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico in Calabria. Sui 452 lavori previsti solo 188 risultano ultimati per un importo complessivo di 106 milioni di euro. Considerando che il 100% dei comuni calabresi è classificato “ad elevato rischio idrogeologico” e che la maggior parte dei fondi (220 milioni) e degli interventi (185) sono stati programmati solo a partire dal 2010, mediante la firma dell’Accordo di Programma tra Stato e Regione, risulta evidente l’enorme ritardo con cui gli organi competenti si sono mossi da oltre un decennio per far fronte a questa situazione critica in cui versa la regione”. Questi dati impietosi diramati dal Legambiente sul dissesto idrogeologico in Calabria
Sulla gestione del territorio “il ritardo -spiegano dall’associazione ambientalista - è ancora più evidente. Dall’ultimo dossier redatto nel 2013 da Legambiente e Protezione Civile, Ecosistema Rischio, emerge come nell’82% dei comuni intervistati (un campione pari a circa il 20% dei totale dei comuni calabresi), ci siano abitazioni edificate in aree a elevato rischio idrogeologico, nel 61% dei casi risultano in tali aree insediamenti produttivi, nel 27% addirittura strutture sensibili. Ben il 17% del campione dei comuni ha risposto che nell’ultimo decennio - periodo in cui sono entrati in vigore i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) che perimetravano le aree a elevato rischio idrogeologico ed in cui è vietato costruire – sono state urbanizzate aree a rischio, e pochissimi hanno un Piano comunale di emergenza. Assecondare la naturale evoluzione geomorfologica del territorio, intraprendere azioni di delocalizzazione dei beni esposti a rischio, effettuare controlli seri ed efficaci - anche di prevenzione – contro gli abusi edilizi, dire no ad altro cemento e frenare il consumo di suolo, salvaguardare la naturalità dei corsi d’acqua e delle fiumare ridando, se necessario, lo spazio naturale di cui hanno bisogno, queste le ricette da mettere in campo per una corretta politica di gestione del territorio”.
“Per cominciare ad affrontare seriamente il problema del rischio in Calabria bisogna partire quindi - spiegano poi da Legambiente - da una seria presa di posizione e di interventi contro l’abusivismo edilizio da parte delle Autorità competenti, finanziare interventi che intervengano sulle cause del dissesto per rimuoverle definitivamente, che i comuni si dotino di piani/programmi a medio/lungo termine secondo accordi di programma chiari e puntuali e che gli stessi comuni si dotino di figure professionali adeguate e multidisciplinari, a partire da un maggiore coinvolgimento dei geologi o in alternativa che facciano convenzioni direttamente con l'Ordine regionale dei geologi per migliorare la qualità della progettazione, vigilare sugli interventi e sulla gestione del territorio. Per raggiungere questi obiettivi bisogna infine passare anche attraverso una corretta campagna di informazione ai cittadini per incrementare la cultura della convivenza con il rischio, che ancora oggi è ampiamente deficitaria".
“Chiediamo al presidente della Regione Calabria, Oliverio - si appella infine Legambiente - di attivare subito l’annunciata ‘Unità di missione regionale contro il dissesto’ affinché si metta subito mano agli interventi e si attiva la spesa che anche sulla base dell’analisi dei dati messi a disposizione del Dipartimento della Coesione Open Coesione del Ministero dello sviluppo regista grossi e pesanti ritardi. Sui Fondi FESR della programmazione 2007/2013 risultano spesi solo il 22% delle risorse, mentre sui fondi CIPE su circa 257 milioni di euro di investimento la spesa è pari a zero”.






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