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Lamezia Terme - Pubblichiamo la nota del geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale di “Amici della Terra” sulla potenzialità e la gravità dei rischi del Territorio calabrese, una gravità sottolineata dalle massime cariche istituzionali ma ignorata nel dibattito seguito sulla nuova legge urbanistica.

“La Calabria, - chiarisce Pileggi - con il 26,8% del totale degli edifici residenziali in mediocre-pessimo stato di conservazione, è la regione messa peggio e il primato negativo va a Vibo Valentia dove è più diffuso il cattivo stato delle case (31,4% del totale), seguita da Reggio Calabria (31,3%) e Catanzaro (25,8%). Sulla rilevanza e gravità dei rischi ai quali sono esposti le popolazioni e il territorio calabrese non si può continuare a fare come gli struzzi e ignorare che nella veste di capo della Protezione Civile nazionale, il prefetto Gabrielli ha dichiarato di aver gli incubi al pensiero dei danni del terremoto in Calabria. E che il primo Responsabile della Missione contro il dissesto idrogeologico “Italia Sicura” del Presidente del consiglio dei ministri, D’Angelis ha detto di non dormire la notte al pensiero del rischio alluvione in Calabria dove i fiumi sono “bombe a orologeria”. Per evitare la perdita di vite umane e i danni prevedibili con le prossime e inevitabili piogge, amministratori e tecnici, non possono continuare a ignorare i dati sulle aree a rischio frane e alluvioni disponibili in formato cartaceo e digitale in ognuno dei 409 comuni della regione. Sull’abbondanza della documentazione scientifica prodotta nei decenni passati, sono richiamare alla memoria i dati contenuti nelle mappe della “Valutazione delle Piene in Calabria” dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica di Cosenza e del Gruppo Nazionale per la Difesa delle Catastrofi Idrogeologiche. Così come sono da ricordare i dati riportati nelle relazioni e nelle tremila Carte del Piano Stralcio per L’Assetto Idrogeologico della Regione Calabria del 2001".

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"In particolare - prosegue Pileggi - è da ricordare che nelle carte del PAI sono state individuate e delimitate ottomila frane e centinaia di punti e chilometri quadrati di attenzione per il rischio idraulico. E, non può essere ignorato che circa la metà delle 5.581 aree a rischio frana individuate, nelle Carte del PAI, risultavano a rischio elevato R3 e molto elevato R4 dove esiste cioè la possibilità di perdita di vite umane. Ampia documentazione esiste anche riguardo gli interventi necessari per la messa in sicurezza dei territori e delle popolazioni. Si tarda a considerare che l’attuale stato di degrado e dissesto idrogeologico, in concomitanza di eventi naturali particolarmente sfavorevoli, come già avvenuto in passato, predispone a calamità di proporzioni anche maggiori di quelli sempre più frequentemente resi noti e documentati dai mezzi d’informazione. E si sottovaluta l’urgente necessità di attività e interventi, come ad esempio: dotare i Piani Strutturali Comunali di studi, indagini di dettaglio e Mappe tematiche di sintesi sulla microzonizzazione sismica dell’intero territorio comunale e sulla disponibilità e utilizzazione dell’intero patrimonio di risorse naturali disponibili; procedere alla verifica e messa in sicurezza di tutti gli edifici "strategici": scuole, ospedali, caserme, ponti e importanti vie di collegamento; programmare la progressiva messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato; finanziare Piani comunali di emergenza e rendere i comuni consapevoli del ruolo di protagonisti da svolgere nella prima fase dell’emergenza, prima dell’arrivo dei mezzi della Protezione Civile; potenziare i centri di ricerca mediante l'istallazione di un'articolata e diffusa rete di monitoraggio con stazioni GPS permanenti, sismografi, accelerometri, inclinometri, etc. per ottenere un quadro esaustivo della vulnerabilità sismica del territorio, anche per l’attività degli operatori civili negli scenari di emergenze/disastri; istituire il Servizio Sismico e Servizio geologico regionale previsto dalla legge regionale n.14 del 1980 dichiarata urgente e non ancora attuata".

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"L’insieme degli amministratori - conclude il geologo - locali e dei vertici delle corporazioni non ha mostrato consapevolezza delle condizioni, rischi e risorse, del territorio calabrese. E non mostra di aver colto la rilevanza delle novità e degli obiettivi sottolineati dal Presidente Oliverio nella nota di convocazione della Conferenza sulla nuova legge urbanistica. Novità, come la presa d’atto che “per lungo tempo il territorio è stato violentato, maltrattato, saccheggiato” e le “conseguenze disastrose in termini di maggiore esposizione al rischio.”
E obiettivi come:“l’uso controllato del territorio” per “consumo suolo zero” attraverso gli strumenti di pianificazione urbanistica e in coerenza con il quadro territoriale regionale di coordinamento. E la “ricostruzione e valorizzazione dei territori” con “una larga mobilitazione di energie capaci di alimentare la cultura che serve alla crescita della Calabria". Crescita possibile se, l’insieme della classe dirigente, riuscirà a dare seguito alle parole del Presidente della Repubblica sul dissesto idrogeologico: “Intervenire per ridurlo è opera di grande valore sociale. Da questo impegno può nascere lavoro e i benefici ricadranno su ogni comparto della vita sociale.”

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