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Catanzaro – Si terrà domani pomeriggio alle 16:30 la Slc Cgil insieme agli altri sindacati di categoria scenderà in piazza a Catanzaro per protestare contro la privatizzazione di Poste Italiane e tutelare le 5mila famiglie calabresi che vedono incerto il loro futuro.

“Il no secco alla privatizzazione di Poste Italiane non è una impostazione ideologica, bensì una assunzione di responsabilità per evitare che si depauperi un’altra importante azienda del sistema paese”. Questo il monito di Daniele Carchidi, segretario generale Slc Cgil Calabria che invita tutti a scendere in piazza contro questa azione del Governo.

“Evitare lo smantellamento di un'altra azienda pubblica – dice ancora Carchidi - non è un modo per conservare logiche passate e bloccare l’innovazione. La logica, se questa fosse la base su cui poggiare questa riorganizzazione aziendale, imporrebbe la necessità di stimolare la crescita investendo negli assetti strategici e nell’innovazione infrastrutturale, e una azienda come Poste Italiane potrebbe per la capillarità della sua rete essere una delle aziende pilastro per la digitalizzazione del paese. Quel che emerge invece da questa operazione, in maniera abbastanza evidente, è che si svende il patrimonio del Paese senza risolvere il debito del paese, e sicuramente privando degli strumenti di intervento a sostegno della crescita e dell’innovazione. Poste Italiane svolge attività che garantiscono la fruizione di un servizio universale. Sviluppa servizi integrati per le piccole e medie imprese, fornisce servizi al cittadino, e soprattutto ha un ruolo importante nell’implementazione della digitalizzazione del Paese. Un’ azienda con queste caratteristiche non deve essere sottratta al controllo statale, non può essere governata con una logica che guardi ai ricavi nel breve periodo senza tutelare gli investimenti che lo stato ha fatto negli anni su questa azienda». «Ma soprattutto – conclude il segretario - quel che ci preoccupa, come organizzazione sindacale che rappresenta i lavoratori di Poste Italiane, è quel che accadrà dal punto di vista occupazionale. Poste Italiane ha 140mila dipendenti in Italia. Per la Calabria con i suoi 5mila dipendenti rappresenta la più grande azienda in termini occupazionali per questa regione, un pezzo importante di PIL regionale per salario redistribuito, oltre a tutta l’economia dell’indotto”.

“Privatizzare Poste Italiane significherà svendere definitivamente una delle più importanti aziende di Stato”. Questa la dichiarazione di Felice Lopresti, responsabile area servizi posta di Slc Cgil che continua: “L’occasione di protesta sarà il momento per denunciare anche una serie di impegni che Poste Italiane in questi anni non ha portato a termine. Dai mancati investimenti previsti, alla mancata trasformazione dei part-time in full time, e la mancata copertura cluster degli uffici postali, sono tanti gli annunci disattesi dall’azienda. Inoltre in una particolarità tutta calabrese contestiamo all’azienda le eccessive pressioni commerciali, oramai divenute insostenibili, la mancata attuazione dei trasferimenti regionali e provinciali che non danno la possibilità ai lavoratori di avvicinarsi alla propria residenza. Ed infine, contestiamo l’arroganza relazione dell’azienda Poste che in Calabria causa solamente disagi diffusi a tutti i lavoratori. Per queste motivazioni abbiamo avviato una campagna di protesta che ha visto prima la proclamazione dello sciopero delle prestazioni aggiuntive, successivamente iniziative di protesta e di sciopero che si concluderanno nel mese di settembre”. 

A Lopresti fa eco Francesco Cannizzaro, segretario Slc Cgil di Vibo Valentia che afferma: “La cessione di un ulteriore 30% di quote azionarie di Poste Italiane, da parte del Governo, è una operazione a dir poco deplorevole, in quanto ha lo scopo di raccattare qualche miliardo per garantire un introito sostitutivo in seguito alla sospensione, per il momento, della quotazione delle ferrovie dello stato. Questa decisione trova la netta opposizione di tutte le organizzazioni sindacali di categoria, ben consapevoli che questa operazione porterebbe in mano dei privati il 65% delle quote azionarie, svendendo, di fatto, una delle più grandi aziende italiane che attraverso una capillarità di presidi territoriale offre ai cittadini una quantità di servizi molti dei quali hanno una grande valenza sociale difficilmente garantiti dal privato. Scendiamo in piazza per il futuro di 5mila famiglie calabresi”.

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