
Roma - E’ un quadro scoraggiante quello che emerge dall’ultimo report “InCAStrati”, iniziative civiche sulla gestione dei centri di accoglienza straordinaria, presentato ieri a Roma da CittadinanzAttiva, Libera e LasciateCIEntrare, la campagna nata nel 2011 per contrastare una circolare del Ministero dell’Interno che vietava l’accesso agli organi di stampa nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e nei C.A.R.A (Centri di accoglienza per richiedenti asilo). 50 i Cas oggetto delle visite, tra gennaio 2015 e dicembre 2016, in Campania, Calabria e Sicilia, tutti selezionati in base alle segnalazioni giunte dagli stessi migranti o da inchieste giornalistiche. Le visite sono state, a volte, direttamente nelle strutture, altre, invece, intervistando e chiedendo ad operatori, volontari o agli ospiti.
Le visite nei centri del lametino
Due le visite nei centri presenti sul territorio lametino. La prima al Cas di Feroleto gestito dall’associazione Ahmed Mahamoud, la seconda al Cas di Lamezia Terme, gestito dalla cooperativa Malgrado Tutto. Entrambe le strutture sono state visitate il 20 febbraio del 2015.
Dura la posizione nei confronti della cooperativa Malgrado Tutto: nel report viene sottolineato il fatto che l’accoglienza venga gestita da soggetti “in passato denunciati, ma che – si legge - continuano a fare comodo ad alcune Prefetture”. Nel report si evidenzia il fatto che sia l’associazione Kasbah che Zingari 59 abbiano presentato un esposto contro la cooperativa Malgrado tutto per la gestione del centro. “Malgrado Tutto, in Calabria – scrivono - nonostante la più che discutibile gestione del CIE di Lamezia Terme del passato, più volte denunciata da Kasbah, continua a gestire nello stesso luogo un CAS”.
Un caso, quella della Malgrado Tutto, che era stato già protagonista delle cronache nazionali per le modalità di gestione delle strutture e, soprattutto dei migranti che vi erano ospitati.
Per quanto riguarda il centro di Feroleto, un punto a sfavore è, secondo le associazioni che hanno stilato il report, il fatto che “la stessa geografia dell’accoglienza al sud disegna un quadro di periferizzazione diabolico”. “Diverse, - specificano - le strutture lontanissime dai centri abitati, come nel caso di Feroleto in Calabria”. E sempre a Feroleto Antico si denuncia la pratica “oramai diffusa della cura delle malattie degli ospiti da parte dello stesso gestore: si somministra ordinariamente paracetamolo e ni-mesulide per le più varie patologie. A fronte della assenza di adeguati servizi di assistenza psicologica, inoltre, - aggiungono - si registrano frequenti casi di patologie e disturbi psicologici, di depressione, fino a tentativi di suicidi, riscontrati – proseguono – in diversi Cas calabresi, come in quello di Feroleto Antico e in quello di Amantea”.
foto Cie
I dati
Nel report viene specificato che, secondo quanto diffuso dal Ministero dell’Interno, sono 3.090 i CAS, che accolgono temporaneamente i richiedenti asilo presenti sul territorio nazionale, 430 sono i progetti attivati all’interno della rete SPRAR gestita dagli enti locali (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), 13 sono i centri governativi CARA, centri di accoglienza per richiedenti asilo.
“Per quanto riguarda i costi dell’accoglienza, - si legge ancora nel Report - il Viminale ha stimato per l’anno 2015 una spesa complessiva di 1.162 milioni di euro-corrispondenti allo 0,14% della spesa pubblica nazionale-di cui 918,5 milioni destinati alle strutture di accoglienza gover- native e temporanee e 242,5 milioni di euro per i centri SPRAR. Tali spese dovrebbero essere quasi interamente destinate a coprire costi di personale, affitti e consumi. Su un totale di 98.632 migranti complessivamente ospitati nelle strutture di accoglienza presenti sul territorio nazionale, 70.918 sono i richiedenti asilo distribuiti nei CAS, ossia il 72%. delle presenze complessive.
Se si guardano le presenze di migranti sul territorio nazionale sono 98.632 migranti ospitati nelle strutture di accoglienza dislocate sul territorio nazionale, 70.918 sono i richiedenti asilo distribuiti nei CAS, ossia il 72% delle presenze complessive.
I Cas visitati
Dalle 50 visite, coloro che, in qualità di delegati delle associazioni, hanno potuto visionare le strutture e i loro ospiti, ne traggono un quadro che definiscono “nella maggior parte dei casi deprimente”. “L’accoglienza - scrivono - è fin troppo spesso affidata a chi ha un’immediata possibilità di trovare una qualsivoglia sistemazione, favorendo in questo modo chi ha un “potere”, in territori come Campania, Sicilia e Calabria, spesso legato al malaffare”. “Una dinamica - si legge ancora nel report - che ha permesso e continua a favorire un’accoglienza gestita da pochissimi, sempre gli stessi, che continuano ad accumulare “numeri di persone”, a stiparli in posti improponibili ed a speculare costruendo veri e propri monopoli. Emblematici anzitutto i casi di strutture improvvisate, come gli hotel, i ristoranti, i vecchi casolari convertiti in centri di accoglienza”.
Sono stati esaminati determinati casi e, secondo quanto constatato dagli operatori che hanno visitato le strutture, in alcuni casi gli staff sono “spesso del tutto impreparati a gestire il fenomeno complesso dell’accoglienza; in alcuni casi si è riscontrato che gli operatori non conoscono neppure l’inglese né risultano avere alcuna preparazione in materia di protezione internazionale. Situazioni simili si sono riscontrate ad esempio a Sarno (SA), presso l’Hotel Fluminia, presso il CAS di Feroleto (CZ), dove non si tengono corsi di italiano per gli ospiti e non esiste staff; così come nella struttura già citata dell’Hotel di Francia nel Giuglianese”.
Nei casi specifici, poi, nel report si evidenziano i casi in cui, “l’assenza di assistenza adeguata e di percorsi di inclusione è fonte di frequenti casi di depressione o di ingresso dei migranti nei circuiti del caporalato, del lavoro nero, dello spaccio e della prostituzione”. Questo avviene, secondo le associazioni che hanno stilato il report, in diversi Cas della provincia beneventana, o in Calabria, nei casi specifici proprio di Amantea e Lamezia Terme per quanto riguarda il capolarato.
Claudia Strangis
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