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Catanzaro – Pubblichiamo la lettera aperta di un medico catanzarese Giacinto Nanci che scrive al procuratore Nicola Gratteri sulla questione sanità:”Sig. Procuratore Gratteri il vero male della sanità calabrese, a monte quindi di sperperi, corruttela, clientele e mafiosità, è invece il suo sottofinanziamento  (a riguardo allego l’autorevole denuncia fatta dalla FNOMCEO) perpetrato dai ministri della salute e dalla conferenza stato-regioni fin dal lontano 1999. Il sottofinanziamento  è dovuto all’applicazione del riparto dei fondi sanitari alle regioni basato sul criterio della popolazione pesata che assegna più fondi alle regioni che hanno più anziani e meno fondi alle regioni che hanno più giovani come la Calabria, la Campania e un po’ tutto il sud Italia. La Calabria fin dal 1999 riceve quindi fondi non per i suoi due milioni di abitanti ma per come se ne avesse un milione e novecentomila. A ciò si aggiunge che la Calabria  (per come certificato dal X RAPPORTO SANITA’ depositato presso le Commissioni Sanità di Camera e Senato nell’Ottobre 2014, dal decreto 103 del 30 settembre 2015 del commissario Scura e controfirmato dalla regione Calabria da Fatarella e Brancati, dalla conferenza Stato-Regioni nel suo documento Salute-Calabria  parte integrante del decreto 103, di tutto si allega documentazione) purtroppo ha molti più malati cronici del resto d’Italia. Tra i suoi due milioni di abitanti ci sono almeno duecentomila malati cronici in più di altri due milioni di italiani presi a confronto. La Calabria per curare questi malati cronici in più ha speso circa 100 milioni di euro in più per anno e ha dovuto giocoforza “sforare” il sottofinanziamento ministeriale, il ministero della salute invece di adeguare i fondi sanitari alla numerosità delle malattie presenti in Calabria ha invece imposto fin dal 2009 il piano di rientro che ha significato un ulteriore risparmio su quei fondi già insufficienti. Purtroppo siamo riusciti a “risparmiare” (per come certificato nel X Rapporto Sanita’ ) ma con la conseguenza che la Calabria è la regione con il più alto numero di malati che evita di curarsi per motivi economici  e la regione dove, nonostante 7 anni di piani di rientro e 5 di commissariamento, i LEA (liveli essenziali di assistenza) invece di migliorare sono ulteriormente scesi. A questo punto avviene un altro drammatico fatto a danneggiare la salute dei calabresi, infatti un malato cronico che non si cura peggiora e si complica e quindi non può più essere curato in Calabria ma necessita di centri di eccellenza fuori regione .  Infatti la Calabria spende fino a 300 milioni di euro per spesa sanitaria fuori regione, spesa che aggrava lo “sforamento” e di conseguenza inasprisce i sacrifici del piano di rientro. E’ quindi un girone infernale dal quale è impossibile uscire ed è proprio il pano di rientro e il suo commissariamento che essendo “fuorilegge”, per come dimostrato, è quasi costretto a generare a sua volta atti e norme “fuorilegge” di cui vi sono esposti dettagliati presso il suo ufficio. Si fa osservare  che nello stesso periodo in cui la Calabria è sottoposta a piano di rientro nella virtuosa Lombardia, richiamata sempre a modello, vi sono stati numerosi scandali in sanità (si allega documentazione) che hanno causato un danno alle casse dello Stato ben superiore al presunto “sforamento” della regione Calabria.  La Calabria non ha “sforato” ma ha semplicemente  curato i suoi troppi malati (pur essendo la terzultima regione d’Italia per spesa  procapite in sanità come da X Rapporto Sanita’), non ha più scandali della Lombardia  eppure la Calabria continua ad essere commissariata e la regione Lombardia ad essere considerata virtuosa  tanto da rientrare tra le cinque regioni modello su cui calcolare i costi standard. Allora che ognuno faccia la sua parte per difendere i malati calabresi: politici, amministratori, medici, organizzazioni sindacali  e perché no anche la magistratura, al fine di chiudere sia con il piano di rientro che con il commissariamento e finanziare la sanità  delle regioni in base alla numerosità dei malati”. 

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