
Roma - Centinaia di italiani sarebbero stati intercettati per colpa di uno spyware difettoso sviluppato da un'azienda calabrese, con base a Catanzaro. La procura di Napoli, inoltre, ha aperto un fascicolo d'indagine sul software spia denominato Exodus che avrebbe infettato centinaia di dispositivi di utenti italiani. A coordinare l'attività investigativa, che interessa tutto il territorio nazionale, è il procuratore capo Giovanni Melillo. Secondo quanto si apprende, il fascicolo è stato aperto tempo fa: la prima individuazione del malware è infatti avvenuta proprio nel capoluogo partenopeo.
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata su alcune particolari parole contenute nel decompilato di classes.dex di Exodus Two che, affermano “ci hanno mandato nella giusta direzione”. Parole come “’Mundizza’ - hanno notato i ricercatori - è una parola dialettale, derivata dalla parola Italiana "immondizia". È interessante notare che "mundizza" è una parola tipica della Calabria e più precisamente sembra essere nativa della città di Catanzaro”.
In sostanza, il software viene utilizzato per intercettare degli indagati ma - secondo quanto riferisce il blog dell'associazione - alcuni 'hacker di Stato' avrebbero infettato per mesi gli smartphone di un considerevole numero di persone grazie ad app malevole per Android, caricate sul PlayStore ufficiale di Google e capaci di eluderne i filtri. "Abbiamo identificato copie di uno spyware precedentemente sconosciuto che sono state caricate con successo sul Google PlayStore piu' volte nel corso di oltre due anni - spiegano gli autori dell'indagine - Queste applicazioni sono normalmente rimaste disponibili su PlayStore per mesi", prima di essere rimosse dai gestori. Google avrebbe trovato - sempre secondo Security Without Borders e Motherboard - 25 versioni differenti dello spyware, risalenti fino al 2016, e avrebbe fissato il numero delle vittime in meno di 1.000 (tutte italiane). Secondo i ricercatori il malware si chiama Exodus ed ha accesso a dati sensibili come le registrazioni audio ambientali, le chiamate telefoniche, la cronologia dei browser, le informazioni del calendario, la geolocalizzazione, i log di Facebook Messenger e le chat di WhatsApp: "Nel tentativo apparente di indurre i bersagli a installarle con l'inganno, le app dello spyware erano progettate per assomigliare a innocue app per ricevere promozioni e offerte di marketing da operatori telefonici italiani, o da app per migliorare le performance del dispositivo". Dietro lo spyware - sempre secondo Security Without Borders e Motherboard - ci sarebbe “un’azienda di Catanzaro, che opera principalmente nel settore della videosorveglianza”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA