
Catanzaro - Dopo gli insulti sessisti rivolti alla figlia del presidente del Catanzaro calcio la Cgil Calabria esprime la sua solidarietà e, in una nota il segretario Giuseppe Valentino afferma: “Tutto scorre, dunque, all'ombra degli spalti e delle mimose, che evocavano dignità e rispetto appena due giorni fa, entrambi simboli della viril competizione maschile: il calcio e le donne. La CGIL ripugna il silenzio complice di Istituzioni e rappresentanti delle varie categorie sociali e produttive catanzaresi su questa vicenda; Alla dirigenza della società che non ha voluto commentare l'episodio diciamo che sta sbagliando e che non condividiamo questa scelta”.
“Non si tratta - prosegue Valentino - di un fatto privato se delle bestie” non trovano altro modo di sedare la loro rabbia che incitare alla violenza sessuale, allo stupro, al disprezzo e agli insulti. La società sportiva e quella civile dovrebbero ribellarsi, i calciatori dovrebbero rifiutarsi di scendere in campo pretendendo che prima arrivino le scuse da parte dei responsabili, che a Catanzaro tutti conoscono ma che nessuno critica... so' ragazzi! Perché il calcio non si tocca, è sacro e può passare su tutto, anche sulla dignità e l'onorabilità dell'intera città e dei suoi abitanti. Il calcio in città tira di più di tutto il resto e la Squadra la si ama sempre e comunque, costi quel che costi. Anche di fronte questi insulti “vomitosi”, l'amore per i giallorossi è petaloso, anche se gli ultrà sono attaccati alla gonna e non alla maglia”.
“La politica tace - sostiene infine - le istituzioni non sentono, e poi ad essere intolleranti con gli ultrà si rischierebbe di rovinare la festa per la cittadinanza onoraria a Claudio Ranieri, “Se la merita, ci ama” ha dichiarato il sindaco di Catanzaro. Speriamo che almeno Ranieri, Catanzaro la ami davvero e non voglia anche lui insultarla e tacere come chi la rappresenta dentro e fuori lo stadio. Almeno da lui, ci aspettiamo un gesto di disprezzo nei confronti di queste “bestie”, che hanno stuprato e stuprano Catanzaro e la sua gente”.
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