La legalità in Calabria secondo un importante editore

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri

filippo_veltri.jpgPer quanto riguarda l'argomento legalità ci vuol poco a capire che si tratta di un problema di dimensioni nazionali (per non dire planetarie); il terreno di coltura della 'ndrangheta, e di tutta la criminalità organizzata, è il mondo degli affari, folle sarebbe, quindi, pensare di affrontare il problema rincorrendo i pastori di Platì e San Luca piuttosto che i fighetti di piazza San Babila. La nuova politica non deve fare lo stesso errore della magistratura, la quale in questi anni ha tentato di colmare il vuoto teorico ed operativo dei governi con un iperattivismo viziato da protagonismo narcisista. Non servono magistar, ma magistrati operativi, coraggiosi e liberi da ogni forma di condizionamento. Quando Giovanni Falcone decise di affrontare seriamente il problema mafia a Palermo, s’isolò dal resto del mondo e si rinchiuse dentro una caserma della guardia di finanza, lavorando instancabilmente giorno e notte rifuggendo telecamere e salotti televisivi. Così ha scritto su Zoomsud uno degli editori più importanti in Calabria, Franco Arcidiaco, della Città del Sole.

Un intellettuale di sinistra da anni, radicato a Reggio, in Calabria e nella vicina Sicilia che non ci ha visto più, dopo le ultime intemerate, ha preso carta e penna ed è passato all’attacco: “La lotta alla criminalità in Italia - ha scritto - è ancora ferma al mito di Osso, Mastrosso e Carcagnosso e in Calabria c'è ancora chi crede seriamente che il capo della 'ndrangheta sia uno sfigato ultraottantenne arrestato mentre trasportava la frutta in motoape. (…) Altrettanto rivoluzionario sarebbe mettere al bando le associazioni antimafia e staccare le stellette dal petto dei professionisti del settore. In una società finalmente normale la legalità è una condizione naturale e non deve esistere commistione di ruoli tra carriere e professioni. La stessa abusata teoria dell'Area grigia deve essere riportata su un terreno sociologico e non giudiziario; non è possibile pretendere che un cittadino debba essere costretto a chiedere il certificato antimafia al meccanico a cui intende affidare la riparazione della sua vettura. Sarebbe interessante che qualcuno spiegasse ai cittadini se è più grave mangiare le frittole in un grande tavolo attorno al quale può capitare un pregiudicato, oppure frequentare consapevolmente personaggi come i Ligresti, protagonisti del malaffare che ha messo in ginocchio l'economia italiana”.

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