
Mentre il tempo volge finalmente al bello ed i giorni dei primi bagni a mare si concretizzano, le associazioni religiose fanno discutere. Sono caste chiuse? In alcuni movimenti religiosi cittadini ne fa parte l’upper class che (ci dice chi le ha lasciate), deve mettere da parte sia marito che figli per avere una coroncina di riconoscimento nel recitare il Rosari. Per fortuna esiste l’omelia di don Aldo Figliuzzi della parrocchia di Bella, che incanta i fedeli e insegna con garbo nozioni esatte della parola del Vangelo. Con estrema semplicità ogni mattina, don Aldo non manca di dispensare nelle sue prediche la profondità dei concetti facendoti riflettere per tutto il resto del giorno. La fede è un dono e in questo caso Dio ha scelto alla perfezione il suo sacerdote. Intanto, i negozi inglesi, glam, sono arrivati al centro commerciale e portano in questa terra abbandonata colori, luci e paillettes. E se i commercianti londinesi investono è pur vero che qualcosa si muove. Proseguono i lavori di ristrutturazione per le strade…Ops!…scusate…cercano di proseguire e, invece di terminarli, iniziano con la demolizione di marciapiedi per crearne altri nuovi di misure XXL.
La politica cittadina scalda nel frattempo i candidati per le prossime elezioni e mi auguro che persone perbene si possano accomodare in Consiglio, com’è successo per alcune in questo attuale. La passerella è iniziata in centro. Con i libri. La gente è stanca di vedere i personaggi famosi. Perché dopo la prima volta nulla è cambiato. E anche perché non tutte le donne calabresi, come ripete e scrive qualcuno, sono della ‘ndrangheta. E’ bene parlare e scrivere anche delle altre, perché proprio queste sono una grossa fetta di realtà del nostro territorio. Per questo non ci rimane che ascoltare i pochi sacerdoti e i preti che la mattina ti fanno avere la voglia di pregare e di andare avanti perché Equitalia, i politici e l’Imu te l’hanno tolta già da tempo. Per non parlare del versante lavoro, dove i politici non si pongono il problema di trovarlo agli altri, tanto loro, il posto, ce l’hanno garantito. I personaggi famosi non ti aiutano a sopravvivere ed a sbarcare il lunario. Forse in tempi precedenti eravamo emozionati vedendoli arrivare in città ma ora non sappiamo cosa fare…anche perché da sempre gli intellettual-chic hanno vissuto della luce riflessa di questi personaggi famosi e forestieri… finché dura!

Bianco eletto sindaco a Catania. Si sta completando il cappotto del Pd e del centrosinistra nei comuni capoluogo (17 a 0) dopo i risultati elettorali del primo turno in Sicilia, in attesa dei ballottaggi a Messina, Ragusa e Siracusa il 23 e il 24 giugno prossimi. Pd e centrosinistra hanno vinto. Pdl e centrodestra hanno perso. Anche i 5 Stelle. Epifani soddisfatto. In parte viene risarcito Pierluigi Bersani. Lo ha dichiarato il nuovo segretario del Pd. Resta il grave problema dell’astensionismo che investe tutti i partiti. Andare oltre il porcellum, l’attuale legge elettorale, e avviare concretamente le riforme costituzionali possono aiutare relativamente una fiducia rinnovata dei cittadini verso la politica. Ma non basta. Il 48,5% di affluenza alle urne a livello nazionale e ancora di meno nella capitale (44,93%) parlano chiaro. E’ necessaria una svolta immediata nel modo di essere delle formazioni politiche. Bisogna rifondare i partiti per adeguarli a una società in continuo e vorticoso cambiamento. Innanzitutto cercare di capire d’onde derivi la sfiducia. Non solo la casta. Nella nostra società complessa non si possono ridurre le problematiche schematizzando e semplificando: da una parte i corrotti nei partiti e nelle istituzioni, dall’altra il popolo vessato ingiustamente. Si rischia in tal modo di fare di tutta l’erba un fascio nelle alte sfere e di considerare la base, la moltitudine, immacolata. Non è così. Ammesso e non concesso che esista un elettorato puro e incorruttibile, questo, in ogni caso, avrebbe dato e continuerebbe a dare il voto a La casta. Consapevolmente o inconsapevolmente avallerebbe la disonestà. Similmente, non tutti i rappresentanti istituzionali e/o politici sono disonesti (sempre ammesso e non concesso che esistano). Non è vero. In realtà la scarsa fiducia nella politica è dovuta a cause lontane e vicine. Quelle che arrivano dal mondo: L’economia globalizzata, l’effetto domino degli scandali finanziari internazionali e la conseguente crisi recessiva nei singoli Paesi hanno reso fragile e diffidente diversi settori della società. Al posto della certezza è subentrata l’incertezza. In Italia anche le fortune editoriali sui corrotti, le cricche, il megafono mediatico riguardante il malaffare e quant’altro hanno generato in alcuni casi la febbre del populismo.
Dov’erano costoro prima di scrivere libri e di fare servizi giornalistici e/o televisivi? Naturalmente ci sono altri motivi. I partiti hanno difficoltà a tradurre in offerta politica progetti e programmi in una società cosiddetta liquida. Nel medio termine non si riescono ad individuare bisogni e desideri di un elettorato alquanto volubile. E’ entrato in crisi il rapporto tra governanti e governati. Specialmente quando l’opinione pubblica ha la percezione che la classe dirigente (politica), a Roma e in tutta la Penisola, pensa al proprio tornaconto o a quello dei propri sodali, certamente non al bene comune. Si badi bene ciò avviene a destra, a sinistra e al centro, anche se in maniera differente. Tra i tanti guasti (innumerevoli) quello maggiormente devastante è che l’autoreferenzialità nasconde la buona politica e molti elettori non riescono a vedere la buona amministrazione, a distinguerla per apprezzare e scegliere i candidati del cambiamento nei prossimi appuntamenti elettorali. Ciò nonostante, i cittadini devono rendersi conto che, considerate le turbolenze che si stanno scatenando nei 5 Stelle (a proposito di nuovi movimenti), non si può fare a meno dei partiti organizzati, però presentabili, a destra, a sinistra e al centro. Speriamo che il congresso in autunno del Pd dia una scossa dialettica all’interno e all’esterno. Il percorso di avvicinamento da qui al congresso si dovrebbe realizzare con comportamenti propositivi. Le primarie sono state un tentativo di rivolgersi all’elettorato in modo nuovo da parte dei vertici del centrosinistra, consapevoli della crisi di fiducia. Le campagne di ascolto vanno nello stesso senso. E poi i contenuti devono riconquistare spazio nella politica. Meno macchine fotografiche, telecamere, interviste. E’ tempo di cambiare per i partiti tradizionali dal momento che anche le scorciatoie sul web mostrano difficoltà evidenti.

Prima dell’appuntamento con l’urna, certa stampa dava il Pd per morto e sepolto. Le frasi al riguardo di alcune penne famose: “Ma cosa potrà mai dire il Pd, casomai esista ancora, quando si tornerà a votare?” Un’altra firma che va per la maggiore: “Il Pd è a pezzi, vicino all’implosione”. Sorpresa! Il Pd e il centrosinistra vincono al primo turno in alcuni capoluoghi di provincia e nei rimanenti si va al ballottaggio, allo stesso modo in quasi tutti gli altri comuni. A Roma risulta il primo partito con Marino che ha ottenuto un successo notevole sul sindaco uscente Alemanno e si prepara fiducioso al ballottaggio. Non va male in Calabria. A Strongoli il sindaco è del Pd. Si va al ballottaggio in centri importanti come Acri e Corigliano e, secondo i dirigenti, “nei 40 e passa comuni il Pd non solo mantiene le proprie postazioni di governo, ma riesce ad andare oltre”. Insomma, nonostante la “deriva protestataria e populista” dell’astensionismo, il Pd ha potuto contare in un elettorato fidelizzato rispetto alle altre formazioni politiche. In linea di massima sono questi i dati positivi e inaspettati. Nei giorni precedenti la tornata elettorale così avevano scritto del nuovo segretario del Partito democratico, appena legittimato da una larga maggioranza:“Guglielmo Epifani è stato eletto da pochi giorni, ma il dibattito interno al suo partito ha in gran parte a che fare con il nome del suo successore”. Era stato definito un segretario traghettatore. Oggi le sue parole, dopo lo scrutinio, sono quelle di un segretario a tutti gli effetti: “Rispettosi della fiducia degli elettori. I risultati sono motivo di riflessione per tutti”. Spostiamoci su chi pensava provocasse ennesime scosse elettorali d’assestamento. Inequivocabile la dichiarazione, prima dell’apertura dei seggi, di un candidato di 5 Stelle: “Sicuri che i voti aumenteranno”. Sorpresa! I voti sono diminuiti e di molto in confronto alle politiche di febbraio. Grillo è furibondo. Una giornalista che non ha la memoria corta è riuscita a riesumare Pierluigi Bersani sorridente davanti alla telecamera. La domanda ha riguardato il famoso incontro in diretta streaming tra l’ex segretario del Pd e i portavoce del M5S. E’ stata ricordata la frase di Bersani, vincitore delle primarie, poi dimissionario: “Attenzione che il diremo e il faremo si possono trasformare in avremmo potuto dire, avremmo potuto fare”. In quella occasione aveva ricevuto le critiche dei politici mediatici del centrosinistra perché era stato troppo remissivo; invece, da politico navigato, aveva parlato con saggezza a Crimi, portavoce dei 5 Stelle. Bersani ha risposto alla giornalista: “ Il M5S ha perso un’occasione”. Forse un domani avrà di che ricredersi. Dall’altra parte politica. Delusione nel Pdl, La Lega in affanno. A venire fuori indenne è proprio il Pd, malgrado i profeti di sventura. Nelle scorse settimane sembrava di essere allo stadio tra gli ultras più facinorosi che urlavano battendo le mani in maniera ritmata: “Devi mo ri re. Devi mo ri re”. Sorpresa! Il Pd è vivo e vegeto; il segretario dichiara: “Risultato incoraggiante”. I profeti di sventura non parlano più di decessi imminenti. Spostano il discorso sull’astensione che non è una sorpresa, anche se le percentuali risultano preoccupanti: in Calabria ha votato il 63,77% (in alcuni comuni non si è raggiunto il quorum), al di sotto della media nazionale che è stata del 67,44%. Non possediamo i dati dell’astensionismo per quanto riguarda le amministrative della storia repubblicana. Possiamo solo ricordare l’affluenza alle urne delle politiche dal ’48 ad oggi. Alle prime elezioni votò il 92% degli aventi diritto. Il record d’affluenza si ottenne nel ’53 con il 93,84%. Dagli anni Ottanta in poi la partecipazione ha cominciato a diminuire fino ad arrivare al 75,2% delle politiche del febbraio scorso. Non si era mai caduti così in basso. Peggio nelle amministrative, come già detto. Abbiamo scritto a più riprese nell’edizione cartacea de il Lametino sull’argomento, facendo riferimento a studiosi come Sartori, professore emerito, Pasquino e Raniolo docenti di Scienza della Politica, rispettivamente, dell’Università di Bologna e dell’Unical. Questa volta citiamo Alfio Mastropaolo, docente di Scienza della politica all’Università di Torino, che dà uno sguardo europeo al problema. La sua ricerca è stata pubblicata nel 2011 con il titolo La democrazia è una causa persa? I dati rivelano che dagli anni Settanta ad oggi l’astensionismo in Europa alle elezioni nazionali è mediamente raddoppiato (ed è cresciuto ben di più alle elezioni locali, per tacere di quelle europee). In Italia, in Olanda e nella Repubblica federale tedesca i non votanti sono passati da 10 a circa il 20 per cento; in Austria dall’8 al 16; in Francia dal 19 a oltre il 35, cui andrebbe sommato ancora un 10 per cento di elettori che neanche si registrano, mentre nel Regno Unito l’astensione è aumentata dal 25 al 40 per cento (p.223). E’ un problema europeo che desta non poca preoccupazione. Certa stampa, invece di celebrare funerali senza il feretro, dovrebbe stimolare sensibilità sociale e senso civico fra la gente per rafforzare la partecipazione nell’auspicio di una buona politica. Non solo la stampa, ma anche istituzioni, associazioni di categoria, sindacati….

Una volta tanto la Calabra anticipa e non segue la politica nazionale: e’ il caso della tragedia (politicamente parlando per carita’….) che sta vivendo il Pd nazionale dopo il caos del Quirinale. Una vera e propria guerra per bande che ha impallinato prima Marini e poi Prodi (due dei fondatori del Pd), una guerra tra tribu’ varie come e’ stato scritto da tutti i piu’ autorevoli commentatori, gli uni contro gli altri armati. Ebbene, questa guerra tra tribu’ in Calabria era cominciata tre anni fa proprio di questi tempi, dopo la trionfale elezione di Giuseppe Scopelliti alla presidenza della Regione, nelle regionali, contro il candidato del centrosinistra nonche’ presidente uscente della Regione, Agazio Loiero. In verita’ quella guerra tra tribu’ varie dentro il Pd calabrese era cominciata pure prima, legata alla ricandidatura proprio di Loiero ma ebbe la sua plastica rappresentazione in quel di Caposuvero, dove si traccio’ la spartizione ufficiale dentro il Pd calabrese tribu’ per tribu’, sancendo la riconferma di Loiero, che poi fu sonoramente battuto da Scopelliti. Dopo quella sconfitta nel partito di Bersani si apri’ la resa dei conti finale, un tutto contro tutti che porto’ al commissariamento del partito, prima con Musi e poi con D’Attore. Commissariamento che dura ancora oggi e che dopo ben tre anni non ha risolto i problemi di convivenza delle varie tribu’ sotto uno stesso tetto. Anzi, sotto una stessa tenda. Quella faida di tre anni fa ha fatto scuola in Italia, si potrebbe dire, visto quel che accade oggi tra Renzi e Bersani, tra Letta e Bindi, tra Barca e Orfini, e potremmo continuare all’infinito. Non e’ chiaro come finira’ la guerra nazionale dentro il Pd ma se la vicenda calabrese ha fatto scuola non finira’ per niente bene, se si pensa che due dei padri fondatori del Partito Democratico calabrese - Agazio Loiero e Giuseppe Bova, che all’epoca dei fatti erano nientemeno che i presidenti di Giunta e Consiglio regionale – oggi non fanno piu’ parte del Pd. Un segno dei tempi che ci aspettano?

di Maria Arcieri
E’ passato il momento elettorale. E’ finita la “travolgente” fase di euforia della terza o dir si voglia quarta città della Calabria.Nessuno, a loro dire, aveva voglia di votare. Erano tutti delusi! Per fortuna che in ognuno di noi esiste una facciata di parvenza e una reale. Una che dice ciò che gli altri vorrebbero sentirsi dire e quellamche dice ciò che realmente siamo. Quindi ha vinto la seconda. E che è risultata l’indole che ama la politica. Perché così è stato! Tutti in fila da bravi elettori sin dalle prime luci del mattino, chi, di domenica e chi di lunedì. Bravi, bravini, con le loro tessere elettorali e le loro carte d’identità o patenti, a votare. E c’è di più. A fare la fila in silenzio. E c’è di più. A recarsi al Comune se il loro seggio non era quello giusto. E c’è di più. I rappresentanti di lista,educati silenziosi, ad ascoltare senza batter ciglio la lettura delle schede. Tanto!! Della serie: “E cche voi discute?”. E ‘ una città che ama la politica. Le elezioni. I Giornali. La fiera di S’Antonio. Il mare. E’ stata, in questo caso, una città che ha capito l’importanza del voto. Di coloro che hanno lottato per questo diritto. E’ una città che ha capito che anche la scheda bianca o con qualche parola non garbata, (perdita di tempo a mio avviso) , andava fatta. E’ una città che ha deciso dopo aver ascoltato i big in televisione o dal vivo, che era giusto, perdere o vivere dieci minuti in una cabina elettorale per ringraziare coloro che hanno lottato per questo! Il pensiero più intenso di questo articolo è rivolto agli anziani, a coloro che non possono vivere una vita come gli altri per un problema di salute o che devono appoggiarsi a un bastone. Per l’esempio, che hanno dato. Grazie!
Di Pino Gullà
Si sono concluse il 29 e il 30 dicembre scorso le parlamentarie del Pd e di Sel per la scelta dei candidati alle future elezioni del Parlamento italiano dopo lo scioglimento anticipato delle Camere. Un milione e 200 mila votanti in Italia. Per quanto riguarda la provincia di Catanzaro, Doris Lo Moro, deputato uscente, risulta confermata dalla scelta degli elettori. Non sono mancate le polemiche. Inevitabili in ogni appuntamento elettorale dal ’46 ad oggi. A maggior ragione nella competizione recente di democrazia diretta delle parlamentarie (la prima volta in Italia) che hanno fatto seguito alle primarie vinte da Bersani e a quelle via web dei grillini, queste ultime, in verità, un po’ improvvisate. In fatto di primarie i partiti del centrosinistra hanno una certa esperienza: nel 2004 in alcune realtà comunali, nel 2005 inaspettati i 4 milioni di elettori per Prodi; all’inizio del 2005 le primarie regionali, in Puglia, vinte da Vendola; nello stesso anno quelle in Sicilia che hanno visto vincente Rita Borsellino; il 14 ottobre del 2007 le primarie del Pd per Veltroni segretario; tra il 2005 e il 2007 primarie comunali e provinciali. Ne abbiamo forse dimenticato qualcuna. Comunque il breve excursus evidenzia che Pd e centrosinistra sono ormai abituati alla selezione diretta dei candidati (di partito e/o di coalizione) ad opera dei cittadini. Al contrario del centrodestra che non ha mai usato un tale strumento di democrazia diretta. Il Pdl e le formazioni politiche dell’altro polo devono ancora iniziare, mentre il Pd e il centrosinistra hanno già “incassato”, nel corso degli anni, la partecipazione di milioni di elettori. Sta ai partiti del centrosinistra pulire la competizione da eventuali scorie e migliorarla con regole più stringenti a difesa della democrazia e della governabilità. E’ un fatto politico di cambiamento lento, diluito nel tempo. Ha a che fare con la storia di lunga durata. Nel breve periodo si possono creare delle smagliature. Tuttavia ci sono già alcuni risultati positivi per esempio la partecipazione di cui abbiamo precedentemente detto. Inoltre nelle parlamentarie di fine dicembre sono entrate numerose le donne (quasi per il 50% sono state scelte) con la novità della doppia preferenza di genere; un ulteriore riscontro che sono importanti per la democrazia. Certo, listino, garantiti, deroghe, voto incrociato, accordi particolari, truppe cammellate che arrivano dal deserto della passata politica sanno di gattopardismo. Ma è sicuramente insolito vedere il presidente del Pd (Rosy Bindi) competere nell’estremo lembo della nostra Penisola (e parlano di salotti romani !?!). Ciò dimostra che il partito non è tutto “romano”, come si vuole far credere. Bisogna tuttavia stare sempre in guardia: se da una parte la presenza di candidati giovani (alcuni scelti dall’elettorato) rivela modalità più inclusive di quelle della politica tradizionale; dall’altra non si escludono rischi o sgradite sorprese perché le stesse regole potrebbero essere aggirate dai soliti furbi, rampanti e procacciatori di voti a tutti i costi… e la democrazia, nel secondo caso, diventerebbe un colabrodo. Specialmente in Calabria e in altre realtà meridionali. Per evitare eventuali danni, è necessario rifare i partiti attraverso processi regolati eticamente, con spirito di responsabilità combattendo i pacchetti di voti, il suffragio aritmetico e certi modi di raccogliere il consenso “anche se non sono penalmente rilevanti”, come è stato affermato in occasione della Conferenza nazionale del Pd per il Mezzogiorno. Non bastano le primarie per creare nuova classe dirigente con competenza e idealità. C’è bisogno soprattutto di partiti forti e organizzati per preparare la modernità, abbandonando per sempre il gattopardismo tipicamente italiano.

di Filippo Veltri
Il problema della Calabria e’ la sua classe politica, ha scritto Aldo Varano, anzi – aggiungiamo noi - e’ la politica cosi’ come viene fatta da questa classe politica che ci ritroviamo .E’ il problema centrale della nostra terra: non riusciamo a produrre le risorse necessarie per mantenerci. In 40 anni il regionalismo non ha mai innescato una crescita “autonoma” della Calabria, fondata sulle nostre potenzialità. Il suo fallimento è il nostro presente. Per questo la politica in Calabria ha un potere fortissimo e patologico che domina tutti gli altri. Da nessuna parte la politica è tanto importante come da noi dove fa le veci dell’economia e ci sfama. Sono i politici a coprire il divario tra quel che produciamo e quel che consumiamo: i sacerdoti del rito della “redistribuzione del reddito” che ci salva dalla guerra civile. In cambio: una vita di seconda serie e tutti ricattabili dalla politica che ci dà da mangiare (ibidem).
Imprenditori, intellettuali, settore formativo, professioni, società civile contano poco perché nessuno, al di là dell’impegno profuso, riesce ad assolvere in modo pieno alla propria funzione. Gli imprenditori che dovrebbero produrre la ricchezza che serve per i nostri bisogni dipendono in parte dai soldi pubblici. A Ciro’ marina un paio di settimane fa un dirigente della Regione Calabria del rampo vino lo ha candidamente ammesso: si danno soldi a fondo perduto a tutti e solo alcuni li fanno davvero fruttare. Gli altri no. Domanda ovvia. E allora perche’ gli date i soldi? Risposta altrettanto ovvia…
Il sistema formativo – ancora - crea cultura e sapienza che, senza attività produttive, non fa crescere il pil. Il sistema mediatico non si regge su vendite e pubblicità, lo aiutano gli enti pubblici. Tutti insieme, ed è una notazione tragica, contano/contiamo meno del famigerato deputato di Albanese del “qualunquemente”. Vuoi mettere il vantaggio di chi annuncia che fa (non farà, fa) arrivare un po’ di quattrini freschi da Roma? Non c’è partita. Se il problema della Calabria fosse quello della ‘ndrangheta come organizzazione (di origini misteriose e più o meno segreta) che s’infiltra nella politica e l’infetta, perché sindaci e Governatori dovrebbero venir messi sotto accusa? Che responsabilità avrebbe la politica se le cose sono come le racconta l’antimafia militante di Osso e Mastrosso e c’è una ‘ndrangheta che tutto vede, sa, decide e muove? Insomma: se la ‘ndrangheta non è risultato di processi contemporanei e delle azioni dei nostri giorni ma frutto della segretezza e di una storia secolari, la colpa sarebbe dello Stato, dei magistrati e delle forze dell’ordine e dell’insieme dell’apparato di contrasto che non riescono a estirparla. La politica se le cose stanno così (piaccia o no) sarebbe vittima anch’essa, dice Varano. Forse non vittima, pero’, ma artefice.
Al massimo, dovrebbe fornire testimonianza e sdegno (ed è sempre in prima fila nei cortei) e soldi alle organizzazioni della società civile (e glieli dà). ‘’La politica che conta – conclude Varano - deve estirpare il fenomeno, deve cioè creare condizioni civili, economiche, giuridiche e sociali (a parte la sempre indispensabile e necessaria repressione) per liberarci da ogni devianza. E c’è un solo modo per riuscirci: innescare sviluppo sano attraverso le scelte della politica’’. La politica risana non con le affermazioni etiche ma se crea sviluppo autonomo e fa regredire i mercati illegali. Ma la produttivita' non è l’obiettivo della politica calabrese che è quindi responsabile del degrado mafioso che, del resto, alla bisogna, utilizza a piene mani. Questo il quadro e alla fine non ci si strappa i capelli ma si deve solo cambiare la classe politica.

Di Tonino Iacopetta
E finalmente, ma forse ne avremmo fatto a meno, se fosse stato possibile, si è ricominciato a votare con queste ultime elezioni amministrative di maggio, sparse qua e là per tutta quanta la nostra penisola e in attesa dei ballottaggi. Anche se in Italia, secondo lo stile della vecchia politica, quando si fanno elezioni, nessuno perde o almeno così dicono specie gli sconfitti (vedi, in questo caso, il cosiddetto Terzo Polo, che c’era una volta e adesso non c’è più), chiara ed evidente è la netta vittoria dell’urlatore Beppe Grillo: il Partito democratico non ha avuto la batosta del Terzo Polo però non deve godere tanto, in quanto io credo che l’elettorato di centro sinistra ha voluto dare solo una di fiducia al vecchio Bersani in attesa di regolarsi meglio alle prossime elezioni politiche. E prima di passare alle cose di casa nostra, della nostra immutabile Calabria dove invece grillo non è esistito ed è invece risuscitato il berlusconismo, con Peppone Scopelliti nuovo duce, dovunque invece clamorosamente sconfitto; ma questa è la Calabria, terra nostra, nonostante tutto, prima voglio dire che non è affatto quello che si affermano a gridare gli sconfitti e che cioè con Grillo ha vinto La antipolitica.
No, non è vero; invece è stata sconfitta la vecchia politica se è vero, come è vero, che Fini e Casini rappresentano i vecchi politici Berlusconi, o chi per lui, rappresenta il fallimento di un certo modo di fare politica. E mi dispiace tanto, lo dico sinceramente per la scomparsa di Berlusconi, un uomo che se non avesse manifestato segni di precoce senilità comportamentale, avrebbe avuto i mezzi per cambiare l’Italia, come aveva cominciato a fare quindici anni fa. E mi dispiace pure che il nostro Presidente repubblicano non ci abbia capito niente di quello che hanno voluto significare gli italiani con questo voto. E adesso veniamo a noi, a quello che è successo a Catanzaro, dove si è gridato a brogli elettorali, che senz’altro avrebbero potuto esserci, ma io ho voluto aspettare un momento, forte della mia passata esperienza come Presidente di seggio svolta spesso a Catanzaro e spesso nelle sezioni periferiche catanzaresi, ad esempio in quel di Lido e magari proprio in quelle sezioni dove si sarebbero verificati i presunti brogli. Sezioni, dove per la loro perifericità, è più facile ricorrere a qualche trucchetto e dove sicuramente gli elettori sono controllati a vista da chi aspira ad essere eletto, il quale viene a controllare il suo gregge nelle immediate vicinanze del seggio elettorale, non ritenendo sufficiente il proprio rappresentante di lista e magari il proprio scrutatore che avrà fatto in modo di far capitare alla sezione pardon al seggio che lo interessa direttamente.
Io parlo di quando fare il Presidente di seggio non era consentito proprio a tutti come oggi e di quando i Presidenti dovevano essere nominati non necessariamente nella propria città. Oggi, nei seggi elettorali tra scrutatori e Presidenti, c’è un po’ più di improvvisazione e tuttavia le cose sono messe tecnicamente in modo accettabile, tanto che contano più i mezzi che non le persone, le quali però possono commettere errori veniali come ad esempio dimenticare di timbrare tutte le schede o magari di metterne qualcuna in più o in meno nei contenitori che contengono le schede da votare. Tutto questo ovviamente senza malizia. Fuori invece qualche malizia potrebbe esserci ad esempio con il classico, classicissimo trucco della scheda già votata che qualcuno consegna all’elettore di fiducia e con il quale è stato contrattato il voto; il quale elettore entrato nella sezione dove vota ritira la scheda da votare ed entrato nella cabina opera lo scambio con la scheda che ha già in tasca già votata e vidimata; poi esce dalla cabina e deposita nell’urna questa mentre riconsegna fuori la scheda che gli era stata consegnata (ovviamente nella scheda iniziale o c’era timbro e vidimazione, in questo caso con la complicità di chi dal seggio ha portato fuori la scheda o la scheda, la prima in assoluto poteva essere pure magari senza timbro e vidimazione e allora l’elettore fraudolento avrà messo in urna personalmente la scheda come capita spesso in tutte le sezioni senza fare capire che la stessa non era timbrata e vidimata).
Tutto questo a Catanzaro non è capitato, nemmeno in quelle tre sezioni incriminate dove invece, almeno in una, si è verificato il caso di alcune schede in favore del candidato Scalzo del Centrosinistra, non timbrate e vidimate, evidentemente per quella svista innocente di cui parlavo all’inizio. Ed i controllori delle sezioni incriminate vi garantisco che sono persone capacissime e molto difficilmente si fanno ingannare. Se invece si fosse verificato il caso grave della scheda di ritorno, che avrebbe prodotto centinaia di voti a favore dell’una o dell’altra coalizione, e visto che Sergio Abramo per pochi voti ha passato il primo turno, le elezioni erano da rifare. Non questo si è verificato a Catanzaro dove invece il centrosinistra dovrebbe fare un’analisi di coscienza per non avere saputo trovare un candidato capace di opporsi ad uno come Sergio Abramo che non è l’ultimo venuto e che ha meriti indipendenti dallo scioglimento politico. Io poi non so se c’è qualche rammarico perché non ha vinto il candidato a sindaco del centrosinistra, perché siamo sicuri che avrebbe fatto meglio, visto che in passato, a Catanzaro, di destra o centrodestra o di sinistra, la musica quella è, a parte il fatto che Abramo in passato non ha fatto proprio male? Purtroppo, la sola cosa da temere è che tutto insieme la democrazia, come metodo politico; sta invecchiando; o è già decrepita?
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