Vescovo Cantafora a festa Conflenti: “Nessuna commistione tra pietà popolare e male nella Chiesa di Lamezia”

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Conflenti - “Ogni commistione della genuina pietà popolare con il male, in tutte le sue forme, è una pura bestemmia da condannare, che nella Chiesa di Lamezia non troverà mai spazio”. Lo ha detto il Vescovo di Lamezia Terme Monsignor Luigi Cantafora nel corso della celebrazione della festa della Madonna della Quercia nel Santuario Diocesano di Conflenti.

Dal santuario mariano del comune montano, ogni anno meta di tanti pellegrini da tutta la Calabria, il Vescovo di Lamezia ribadisce il valore della pietà popolare che “manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere e rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede”. La pietà popolare – ha aggiunto il presule – “è un prezioso tesoro della Chiesa Cattolica, in essa appare l’anima del nostro popolo, per questo motivo essa appartiene alla Chiesa e a nessun altro”.

La sete di Dio nel cuore dell’uomo, Maria come modello di chi si mette in ascolto di Dio con fiducia e umiltà, in un atteggiamento di gratitudine e mai di lamento. Questi i moniti di Monsignor Cantafora per il quale “nel cuore dell’uomo alberga una profonda inquietudine, una inappagata nostalgia di Dio e, per quanto l’uomo si dia da fare ad accumulare beni e ricchezze, niente di tutto questo lo appaga veramente”.

Il presule ha invitato a imitare da Maria la gratitudine al Signore come “chiave della felicità”: “Finiamola col lamentarci, sempre per ciò che non abbiamo, non siamo e non riceviamo, pensiamo invece a quanti beni ci ha donato il Signore”, - ha ammonito Cantafora - se la Madonna non fosse apparsa qui, chi conoscerebbe Conflenti? Se la Madre di Dio non avesse mostrato la misericordia, non avesse chiesto preghiere, chi la ricorderebbe? Ecco la Vergine ha guardato la nostra umiltà, la nostra piccolezza e ci ha visitato. Lei ci capisce perché è stata una donna tanto piccola quanto grande”.

Ricerca di Dio e gratitudine al Signore – ha concluso Cantafora – “sono le aperture da cui potranno nascere in noi sentimenti di solidarietà, di prossimità, di bene anche per gli altri. Potremmo avere più coraggio per affrontare la vita ed essere meno rassegnati e più propositivi”.

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