Il suicidio del Pd

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri

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 Quello che manca al governo Conte così detto “di svolta” populista è un’idea di società e una innovativa politica economica. Le ultime elezioni in Umbria lo hanno drammaticamente evidenziato e ora si aspettano le prossime.

 La galera agli evasori ha stuzzicato il giustizialismo dei grillini, ma ne minaccia anche la tenuta in una parte consistente del proprio elettorato residuo (partita iva, lavoro autonomo, del commercio, micro-impresa a conduzione individuale) che respinge l’idea dell’idraulico con il bancomat nella cassetta degli attrezzi. Continua a imperversare quella distruttiva politica delle mance, della distribuzione di bonus (a detrimento del pubblico) che trasforma il governo in un Babbo Natale con pochi doni che, per avere il voto, dà contentini a tutti mentre il sistema affonda (niente rende in maniera più trasparente la condizione odierna che la metafora della invasiva spazzatura di Roma). Un governo che inneggia a Rousseau lo tradisce perseguendo la perversa volontà di tutti (piccoli bonus a iosa) contro la retta volontà generale (politiche selettive di lungo periodo).

  La sinistra avrebbe invece dovuto costruire una coalizione sociale alternativa all’imbroglio populista e invece ha accettato di condividere il percorso verso il nulla. Costringendo il Pd ad accodarsi al Conte bis, il rottamatore redivivo (Matteo Renzi) aveva visto giusto: l’alleanza di governo con il M5S significava l’induzione al suicidio del Pd e del ceto politico di Leu e la condizione minimale di una sua (di Renzi cioè) rinascita con un ghiotto potere di ricatto. E così mentre il Pd è agli ordini dell’ex-avvocato del popolo, che su imbeccata dell’ineffabile Casalino si fa riprendere dovunque come un grande direttore d’orchestra per rendersi simpatico, il capitano (Matteo Salvini) incombe acclamato dalla piazza. Il palazzo che con un’operazione di pura nostalgia ha enfatizzato tre settimane fa, oltre ogni logica, l’evento della Leopolda è ora assediato da una piazza che non si disperde a colpi di manovre e tatticismi. L’Umbria docet e ora incombono come macigni Emilia e Calabria, che potrebbero significare, in attesa di Puglia e Campania. una sola cosa: l’Italia è già tutta nelle mani di Salvini. Svegliatevi a sinistra!

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