La sinistra e il comunismo

Scritto da  Pubblicato in Filippo Veltri

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 All’alba dei settant'anni, Massimo D'Alema ha detto una cosa che forse appena qualche mese fa non avrebbe affermato: "... io sono profondamente sentimentale". Il sentimento è quello per il comunismo e per la radice di quella storia della sinistra a cui ha dedicato la vita politica. Parafrasa Putin, il leader Maximo: "Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello, chi non lo ricorda è senza cuore... e io sono profondamente sentimentale". Nel salone dell'Istituto Gramsci a Roma, D'Alema è stato festeggiato per i 70 anni compiuti il 20 di aprile. Un centinaio di amici e un rinfresco. Accanto i due altri segretari dei Ds, Walter Veltroni e Piero Fassino, la moglie Linda, Beppe Vacca, Aldo Tortorella, novantaduenne in gran forma. Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio. A fare da maestro di cerimonia Ugo Sposetti, l'ex tesoriere dei Ds e presidente dell'Associazione Berlinguer. Ma è spettato a Fassino, oggi autorevole dirigente del Pd, porgere gli auguri a nome di tutti: "Meriti un ringraziamento’’. Ora, questa affermazione di Massimo D’Alema sul sentimento del comunismo, al di là dell’occasione festaiola per il suo compleanno merita più di una riflessione nel cuore della crisi forse più profonda che la sinistra italiana conosce. Parliamo dell’Italia perché altrove – come vedremo - le cose non vanno esattamente nello stesso modo. Non era osi’ ad esempio in Portogallo e non è da alcuni giorni così nemmeno in Spagna, dove i socialisti hanno ottenuto uno straordinario risultato alle ultime elezioni.

Il messaggio è dunque chiaro e riecheggia il brindisi di D’Alema ai suoi 70 anni (auguri, a proposito, anche da parte nostra): la sinistra tradizionale e neomoderata (leggi Pd) deve occuparsi delle diseguaglianze, il primo problema delle maggioranze in ogni Paese occidentale. Deve affrontare cioè le paure che tagliano in due la società in senso orizzontale. Questa sinistra non può essere solo forza dei diritti verticali delle minoranze, si chiamano essi immigrati da integrare o famiglie omosessuali o altro del genere. Lo diciamo col massimo rispetto per queste battaglie ma non può essere questo il terreno di scontro, quello cioè di diritti che fanno contenti e felici le minoranze ricche da coccolare stile ultimo Blair o Renzi, che poi al momento opportuno si tirano da parte e si girano altrove.

 Sanchez per ultimo e il suo collega socialista Antonio Costa prima hanno mostrato che la sinistra storica ha invece ancora un ruolo e un compito se si occupa dei problemi dei più e non di quelli delle minoranze. L’allargarsi delle fratture di reddito e capacità di spesa non può che spargere dosi di veleno dentro il nostro paese e i populisti questo lo hanno capito per primi. Ora che le loro presunte risposte stanno cadendo nel vuoto, come era normale che accadesse, per i limiti dell’assistenzialismo e la totale assenza di un pensiero strategico di Lega e 5S, cosa accade nella sinistra ex comunista? Nulla di quello di cui si diceva all’inizio. I temi orizzontali dove sono andati a finire? Dove è andato a finire il problema del ceto medio italiano sempre più impoverito e sempre più impaurito? Torniamo dunque a D’Alema e al comunismo: nessuno lo vuole restaurare niente ma a nessuno è consentito dimenticare la grande stagione del comunismo italiano intessuta di errori tragici sì ma anche di concretezza, spirito innovatore, radicamento e capacità di legame con chi stava (e oggi sta) peggio. Non ci facciamo spaventare dai nomi me nel giorno forse più tragico della storia della Repubblica italiana ricordiamo il coraggio di un uomo come Aldo Moro che volle andare oltre le colonne d’Ercole imposte dal sistema superando nomi, steccati e ideologie.

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