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Sabato 12 Maggio 2012 11:51

Il merito, i giovani, il Mondo di Lucia

 

filippo_veltriDi Filippo Veltri

Il Mondo di Lucia. E che cosa e’? E chi e’ Lucia? Perche’ la Calabria delle persone oneste e perbene si e’ mobilitata cosi’ tanto? E’ il sintomo che qualcosa puo’ cambiare dal basso se c’e’ pero’, appunto, una volonta’ della base, altrimenti e’ tutto perduto. Ma andiamo con ordine. Lucia e’ una ragazza di 28 anni che si e’ suicidata un mese fa perché non trovava lavoro. Lucia si e' buttata dal balcone della sua abitazione lo scorso aprile a Cosenza, lasciando una bambina di due anni. Laureata in ingegneria gestionale con il massimo dei voti, 110, era stata costretta ad accettare un lavoro sottopagato e insoddisfacente. Uns storia drammatica che ne ha innescata un’altra di storia, anzi di storie. La madre di Lucia ha, infatti, scritto una lettera in cui denunciava la situazione psicologica che ha spinto la figlia a togliersi la vita e ha parlato della meritocrazia per i giovani. Da questa lettera, che e' diventata un vero e proprio manifesto, alcune donne cosentinehanno unito i commenti postati sui social network creando un gruppo su Facebook che prendeva le mosse dalla manifestazione del 18 aprile a Roma. In poche ore, gli iscritti al gruppo ''Il mondo di Lucia'' sono stati oltre mille e ccrescono di giorno in giorno.

''Il suicidio di Lucia, con la lettera della madre, non e' piu' un fatto privato ma diventa sociale'', ha spiegato all'Adnkronos Maria Rosaria Aquino, una giovane e brillante giornalista cosentina, una delle fondatrici del gruppo ''Il mondo di Lucia''. Insieme a Bianca Rende, che lavora all'Università' della Calabria, Anna Falcone e altre amiche e amici, ha promosso un incontro dal vivo tra i tanti aderenti al gruppo sul social network al quale hanno partecipato, inaspettatamente, oltre quaranta persone. ''E' comodo cliccare mi piace dal computer, ma dovevamo fare di più, vederci per contarci. Non immaginavamo che saremmo stati così tanti'', dice ancora Rosamaria Aquino. All'incontro, che si e' tenuto in un locale di Cosenza, hanno partecipato universitari, amici, la presidente di Federcasalinghe, due ex assessori comunali che hanno raccontato la loro esperienza sul fallimento di alcune iniziative istituzionali e tracciato la linea per un impegno futuro, l'attuale assessore alle politiche sociali del Comune bruzio, Alessandra De Rosa, che ha manifestato la disponibilità dell'amministrazione alle iniziative del movimento spontaneo. La prima sarà una fiaccolata che si terrà il 12 maggio nel centro di Cosenza.

L'idea che gli aderenti del gruppo ''Il mondo di Lucia'' vogliono far passare e' che il dramma del disagio giovanile, il lavoro sottopagato e sfruttato, è comune a molti. Per questo il 12 maggio si terrà una fiaccolata che servirà come momento di riflessione su quanto accaduto e sul fenomeno in genere, alla luce anche dei numerosi recenti suicidi di parecchi imprenditori in difficoltà finanziarie. Il programma della manifestazione e' ancora da definire ma nell'idea delle promotrici c'e' quella di dedicare uno spazio aperto agli interventi ''senza politicizzarla anche se abbiamo già avuto l'appoggio istituzionale del Comune'', precisano.

Verranno distribuiti bigliettini ai partecipanti e ognuno potrà scrivere il proprio pensiero e una proposta concreta che confluirà in un grande cartellone. ''Chiederemo -spiegano le promotrici- maggiore impegno da parte delle istituzioni regionali e nazionali, l'adozione di un piano straordinario per l'occupazione giovanile nel Mezzogiorno, la creazione di un osservatorio che da una parte faccia incontrare domanda e offerta di lavoro, mettendo in rete le conoscenze, e dall'altra ascolti i giovani che hanno bisogno di un supporto psicologico''.

''Questa non e' una manifestazione sull'antipolitica, vogliamo offrire le nostre riflessioni e proposte alla Regione Calabria e soprattutto al governo nazionale'', afferma Bianca Rende che e' una sostenitrice della creazione dell'osservatorio. ''La mamma di Lucia nella sua lettera ha parlato del merito. Noi proponiamo proprio un osservatorio del merito. Non sappiamo che e' stato questo mancato riconoscimento a spingere Lucia al suicidio ma e' un problema che tocca molti giovani. Abbiamo dati statistici in questo senso. Quando i giovani -spiega- terminano il loro percorso di studi, non sanno cosa fare perché manca l'orientamento e i dati ci dicono che rinunciano a cercare lavoro perché sono convinti che senza conoscere ''qualcuno'' non ne troveranno''. Ciò che manca al sistema, secondo Bianca Rende, e' l'ascolto. Dalle adesioni avute sul social network ''si e' capito che c'e' tanta voglia di partecipare, noi l'abbiamo solo intercettata. Oggi -prosegue Rende- mancano i luoghi di aggregazione e questo e' un altro problema. Adesso pero' con questa iniziativa dobbiamo traslare le proposte dal web alla realta'. L'idea dei bigliettini e' la trasposizione sul piano reale''.

Da evento scioccante, la morte della giovane Lucia e’ cosi’ diventata occasione di riscossa della società. ''Stiamo rispondendo - conclude Bianca Rende - all'invito della mamma di Lucia, che ci ha chiesto di reagire. E' strano che proprio in Calabria, che e' una regione che soffre tantissimo, ci siano poche iniziative e non sorgano così tanti movimenti spontanei''. Il mondo di Lucia, insomma, c'e'. Speriamo che serva da esempio per tante altre lucie e che soprattutto contribuisca ad evitare che si possano ripetere altri casi del genere. Non sara’ facile ma occorre provarci.

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Pubblicato in Filippo Veltri

luigi_michele_perriDI LUIGI MICHELE PERRI

E’ in arrivo in Calabria il digitale terrestre. L’innovazione comporterà una vera e propria rivoluzione del settore delle comunicazioni radiotelevisive. Il passaggio dalla televisione analogica, quella attuale, alla televisione digitale è previsto tra maggio e giugno. Si tratta di un’epocale opportunità che richiede la massima applicazione per quelle realtà locali motivate da obiettivi di più vasta diffusione della propria cultura, attraverso il glocal, ossia attraverso la coniugazione global – local, destinata ad affermare, o meglio: a mantenere, la propria identità nel mondo globalizzato. Evitare l’omologazione, scongiurare i rischi di perdersi nell’anonimato; promuovere identità e attestare la propria presenza, assicurandole sopravvivenza e rendendola visibile in permanenza: è questa la missione delle generazioni contemporanee destinate a vivere questo grande sconvolgimento tecnologico. Di cui occorre comprendere le positività e cogliere le negatività per indirizzarne gli effetti soprattutto in un quadro di valorizzazione di ogni “comunità civica” nel sistema globale, di per sé portato ad annullarla.

La Calabria, con il legittimo vanto dei suoi retaggi culturali, non può restare inerte a fronte dei rischi e a fronte delle opportunità che il digitale terrestre offre. Le istituzioni devono adeguatamente attrezzarsi per garantire alla regione e alle sue “comunità civiche” il diritto all’esistenza e alla riconoscibilità. La sfida richiama la storia che verrà e che valuterà quanto essa sia entrata nella centralità dell’impegno pubblico. Della prospettiva si sta discutendo molto negli ultimi mesi, tuttavia l’interesse sembra più votato ad una applicazione pratica della nuova tecnologia che non agli infiniti contenuti e alle innumerevoli possibilità di produzione che il digitale offre. O meglio: si discute un po’ di infrastrutture, molto di installazione e di decoder, poco o nulla di filiera lungo il percorso dato dal network provider, dal content provider e dal service provider.

La Calabria corre il rischio di avere il contenitore e di non avere cosa metterci dentro. Il calabrese Corrado Alvaro, che fu antesignano dei processi di modernizzazione della informazione attraverso l’uso della radio e che fu – non tutti lo ricordano – il primo direttore del Giornale radio nazionale della Rai, se ne scandalizzerebbe. Ma il semplice buonsenso troverebbe motivi di contestazione per i ritardi che questa regione sta accumulando, specie sul versante della produzione dei contenuti. L’auspicio finale è che il mondo istituzionale e quello culturale si mobilitino, insieme, per dare un progetto alla nuova tecnologia e per offrire a questa terra l’occasione storica di presentarsi più direttamente al mondo con la propria identità e con il proprio patrimonio culturale, risorse che le permettono di esporsi sulla scena planetaria con la forza della sua capacità di attrazione.

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Pubblicato in Luigi Michele Perri

filippo_veltriDI FILIPPO VELTRI 

Il 2012 è iniziato nel peggiore dei modi con intimidazioni e violenze a raffica in ogni angolo della regione: Lamezia, Cosenza, Catanzaro, Isola Capo Rizzuto, Rosarno, San Giovanni in Fiore, Vibo Valentia. Presi di mira cittadini normali, imprenditori, amministratori, giornalisti, sindaci. Un’escalation che la dice lunga sul fatto che l’emergenza andava attenuandosi come qualche buontempone aveva sostenuto sul finire dello scorso anno. Ci sono dati ora inoppugnabili, chiari, che seguono del resto il trend degli anni scorsi, che indicano come questa regione debba fare i conti con un tasso altissimo di violenza e di illegalita’ che ne frena la crescita e lo sviluppo e che si accoppia a quell’altro tasso di illegalita’ diffusa che e’ dentro la politica e le istituzioni.

Sono due cancri eguali, due facce della stessa medaglia, che rischiano di far fallire ogni ipotesi di mutamento e di svolta che timidamente fa capolino e che rischia, ancora, di far regredire tutto il dibattito anche sulla possibilita’ di una narrazione ‘normale’ della Calabria, cioe’ dei risvolti positivi che pure fanno capolino in vari campi ma che ovviamente rischiano di non decollare mai, nemmeno nell’immaginario collettivo e nel senso comune. I dati sono assolutamente impressionanti: saltano in aria bar e auto in citta’ capoluogo e che si consideravano piu’ o meno tranquille, taglieggiati imprenditori piccoli e grandi, massacrati di intimidazioni sindaci e assessori in ogni parte, messi sull’avviso giornalisti (e siamo alle solite anche in questo caso). Emerge un dato che e’ comune al di la’ delle matrici varie: in questa regione la violenza e’ il convitato di pietra con il quale si punta a far fare i conti, sapendo che alla fine chi quella violenza la usa vince. Cosi’ che: non si puo’ avere un lavoro o quel lavoro e’ finito a ditte concorrenti? Nessun problema, gli facciamo saltare in aria mezzi e affini. Quel comune usa un metodo di azione politica che taglia le unghie alla discrezione e quindi al malaffare? Nessun problema, gli facciamo saltare in aria il portone del Municpio. Quel commerciante non paga il racket? Nessun problema, gli spariamo prima alle cose e se poi non si convince pure a lui. Sui giornali si pubblicano non le solite giaculatorie inutili sulla lotta roboante e mondiale alla illegalita’ ma dati e fatti precisi su un determinato fatto? Nessun problema, prima intimidiamo il cronista e poi passimo alle vie di fatto.

E’ altrettanto evidente rispetto allo stato sopra descritto che non si puo’ andare avanti per molto in questo modo. Il rischio, in alcuni casi gia’ la realta’, e’ che si sgretoli quel poco di tessuto sociale e democratico che regge, che non ci sia il senso di un normale svolgimento della vita pubblica e che tutta la regolazione dei rapporti, in ogni angolo della Calabria, sia determinato dalle bombe e dalle intimidazioni. Questo rischio, che – ripetiamo- in alcune zone della regione e’ gia’ oggi realta’, puo’ avere la meglio se non si fotografa in maniera esatta quel che da troppo tempo sta avvenendo in un silenzio reale della collettivita’, al di la’ ed oltre le parate di facciata e le targhe sui Comuni. Qui ci sta il ruolo della politica, se non fosse per il piccolo particolare che l’altro lato della medaglia e’ rappresentato proprio dalla politica corrotta, mentre quella sana – che c’e’ – fa fatica a farsi largo. Qui ci sta il ruolo delle associazioni di categoria, a partire dalla Confindustria, che da pochi giorni ha un nuovo presidente regionale dopo un interminabile vuoto per lotte intestine di potere. E’ evidente che da qui deve venire un monito non solo a parole ma nei fatti, di sostegno agli imprenditori tartassati (siano o meno associati a Confindustria), una battaglia di civilta’ innanzitutto, di lunga lena, con indicazioni chiare.

Qui ci sta il ruolo delle istituzioni politiche, della Regione e giu’ per i vari gradi. L’attentato al Comune di Isola Capo Rizzuto ha destato scalpore e preoccupazione, li’ sono stati messi in atto dei movimenti seri contro gli interessi materiali delle cosche della zona che sono tra le piu’ potenti dell’intera Calabria. Ci chiediamo: ma non sarebbe un gesto forte se per una settimana, due settimane, un mese la Giunta Regionale svolgesse alcune delle sue periodiche riunioni in quel municipio? O se una o piu’ sedute del Consiglio Regionale e del Consiglio Provinciale di Crotone si svolgessero in quello stesso Municipio oggetto della violenza mafiosa? Solo fatti simbolici? Certo, poi ci vogliono le concrete azioni, ma intanto andiamo oltre i comunicati indignati che ormai non li legge piu’ nessuno. Facciamo – come dice don Ciotti – il salto in avanti dalla solidarieta’ alla condivisione e poi andiamo avanti. L’impressione e’ che, invece, si assista da impotenti ad uno stillicidio senza fine, ad una sorta di inevitabilita’ del male, ad una soddisfatta piu’ o meno autoanalisi che ‘meno male, non si e’ fatto male nessuno’ e via con la prossima. Si tratta, in definitiva, del futuro di un vivere civile rispetto al quale troppi sono i silenzi, gli ammiccamenti, il voltarsi dall’altra parte, ‘ad altri spetta agire’, ‘noi che possiamo fare’ e via discorrendo. Cosi’ si finira’ con il consegnare il buono che c’e’ al male che dilaga.

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Pubblicato in Filippo Veltri

 di FILIPPO VELTRIfilippo_veltri

Dopo un anno e mezzo di lotte e di risse nel Pd calabrese sembra scoppiata la pace. Neanche l’esito, tutt’altro che brillante, delle recenti amministrative (sono stati persi, tra l’altro, i Comuni di Cosenza e Catanzaro), ha infatti incrinato il disegno che ora appare sempre piu’ chiaro. Ormai, infatti, si va a lunghi passi verso un documento unitario nel Pd calabrese in vista dei congressi, sia quelli provinciali che quello regionale. Voglia di pace per non morire, ha sintetizzato piu’ di un dirigente democratico. Resta solo un problema, quello dei tempi. E non e’ un problema da niente. Quando si faranno questi congressi? Molto dipendera’ anche dall’andamento tutt’altro che pacifico della situazione politica nazionale e dalla tenuta del governo. Da cio’ dipende la data di svolgimento delle elezioni politiche nazionali, che influenza posizionamenti ed attese dentro il Pd.

Ci sara’ la scadenza naturale nel 2013? O le elezioni saranno anticipate al 2012 o piuttosto – temono i piu’ catastrofisti- addirittura a novembre 2011, se il tentativo disperato di Berlusconi di dare un senso alla sua alleanza con una crisi economica galoppante non dovesse arrivare a nulla? Sono tutti scenari aperti davanti ai dirigenti nazionali – e quindi regionali – del Pd. In ogni caso mentre appare certo – al di la’ di come evolvera’ la situazione politica nazionale –  che entro il 2011 si terranno i 5 congressi provinciali, non c’e’ altrettanta certezza su quello regionale che potrebbe infatti slittare nel 2012 per motivi di posizionamenti elettorali.

Ma il dato politico ormai chiaro e’ che i democratici arriveranno a questo appuntamento con un documento unitario e che Pierluigi Bersani in prima persona e’ disposto a metterci la faccia e e il suo imprimatur, sempre se le varie anime del partito calabrese troveranno l’accordo. E la via dell’accordo e’ ormai segnata, da quando una decina di giorni fa proprio la corrente principale del Pd, quella che fa capo a Bersani, si e’ riunita con i suoi esponenti di spicco a Roma presente lo stesso segretario nazionale per dirimere i nodi venuti al pettine in questi mesi. Perche’ – e’ il paradosso piu’ grande tra i tanti paradossi del Pd calabrese - l’unico vero ostacolo alla sintesi unitaria viene proprio dai malumori interni ai bersaniani calabresi, mentre sull’accordo unitario marciano convinti gli amici di Walter Veltroni, capitanati in Calabria da Marco Minniti, e quelli legati a Dario Franceschini, recentemente in visita nella regione, con il suo capo corrente Franco Laratta. In linea con l’accordo unitario anche i seguaci del sen. Ignazio Marino, che hanno in due donne - Fernanda Gigliotti e Rosa Calipari – le principali esponenti.

Dalla riunione dei fedeli bersaniani a Roma il dato piu’ significativo emerso e’ che si lavora per smussare le incomprensioni del recente passato, legate soprattutto alla conduzione del gruppo regionale e ai veleni del caso Cosenza. A Roma c’erano un po’ tutti i big della corrente maggioritaria: Mario Oliverio, Sandro Principe, Mario Maiolo, Nicodemo Oliverio ed altri ancora. Grande ufficiale di collegamento e’ il mai domo Gigi Meduri, l’ex presidente della Regione ed ex parlamentare, in prima fila nell’azione di ricucitura (pensa ad una ricandidatura?). In prima fila ovviamente il proconsole calabrese di Bersani Nico Stumpo (da Crotone) ed il commissario che egli stesso ha inviato da Roma, il sen. Adriano Musi.

Una discussione – hanno raccontato i partecipanti – impegnata e seria, che ha tracciato un percorso di dibattito pubblico ed il coordinatore nazionale della segreteria del Pd, Maurizio Migliavacca, plenipotenziario di Bersani a tutti gli effetti, sara’ in Calabria il 18 luglio per un’assemblea ed una iniziativa destinati a certificare il fatto che i congressi si terranno sulla base di un’unica mozione unitaria, senza quindi candidature alternative. Cosi’ come avvenne – suggeriscono i piu’ maliziosi - con  Marco Minniti alcuni anni fa: candidato unico e niente primarie, anche se su quelle di partito votano solo gli iscritti. Pero’, hanno pensato da Roma, e’ meglio evitare lacerazioni e brutte sorprese, se i segnali provenienti dalla Calabria saranno incoraggianti e concreti.

Ma chi saranno i nuovi dirigenti che saranno chiamati a dirigere le cinque federazioni e ancor piu’ il comitato regionale? Come funzionera’ il tesseramento? Su quale base sara’ possibile decidere e contare? I candidati sono parecchi, cosi’ come sono in tanti i concorrenti per Camera e Senato, nel caso si dovesse votare con l’attuale legge elettorale e non dovessero svolgersi le primarie. Deputati e senatori in carica si sentono tutti riconfermati ma da Roma fanno sapere che ci vorranno segnali di novita’ e che non si puo’ certo pensare di ripresentare l’intera squadra parlamentare uscente: qualcuno saltera’ e altri entreranno. E i subentranti potenziali sono tanti, una fila lunga da tempo: Demetrio Naccari, Pasqualino Mancuso, lo stesso Musi e poi gli intramontabili, cioe’ Principe, Maiolo, Olivo, Soriero ed altri ancora.

Fuori da ogni ipotesi sono, al momento, le possibilita’ di rientro nel partito di Nicola Adamo ma dello stesso Enzo Ciconte. Il consigliere ex loieriano paga per essere sullo stesso piano formale di Adamo, entrambi cioe’ iscritti in un altro gruppo regionale. Dovranno aspettare. Ma sara’ vero per tutti e due e in egual modo? Intanto Ciconte, fiutata l’aria, si e’ messo in un altro gruppo regionale, dopo aver lasciato Loiero,insieme ai due ex consiglieri regionali eletti nel 2010 nella Federazione della Sinistra, Ferdinando Aiello e Antonino De Gaetano, e si e’ pure fatto eleggere capo di un gruppo che si chiama PD, Progetto Democratico.

Ma la domanda vera – al di la’ di Adamo e Ciconte – e’ se l’accordo unitario tra le varie anime del Pd calabrese reggera’ alla prova delle candidature per Camera e Senato. Sono tanti i pretendenti e relativamente poche le poltrone. Se non dovessero esserci le primarie a decidere – ancora una volta – sara’ Roma e li’ il banco rischio di saltare una volta, tra spartizioni di aree, logiche centralistiche e voglia di non farsi troppo male. Li’, a quel punto, il vietnam del Pd calabrese potrebbe riesplodere. E allora neanche il napalm sara’ sufficiente.

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Pubblicato in Filippo Veltri
Lunedì 06 Giugno 2011 14:27

Scopelliti dilaga, centrosinistra in coma

filippo_veltri

DI FILIPPO VELTRI

Un tempo era la roccaforte della sinistra e Giacomo Mancini la fece diventare l'emblema della rivoluzione della sinistra al governo delle citta', ben prima di Bassolino a Napoli: oggi Cosenza, dopo 35 anni, e' passata di mano, avra' un sindaco di centrodestra. Ed e' diventata l'emblema alla rovescia: il simbolo, cioe', del vento controcorrente del centrodestra, in netta difficolta' in tutta Italia, Sud compreso, che qui pero' ha spazzato via, praticamente da tutta la Calabria, il centrosinistra.

L'esito dei ballottaggi  non poteva apparire piu' chiaro: qui e' il nuovo paradiso del centrodestra, qui si strappano le storiche roccaforti alla sinistra, qui si stravince dove si governava da tempo e tanti saluti alla crisi del centrodestra. Questo nuovo paradiso si chiama Calabria, un tempo roccaforte della sinistra.

Tra primo e secondo turno il centrodestra mantiene saldamente il comune di Reggio, strappa alla sinistra i municipi di Cosenza e Catanzaro ma anche la Provincia di Reggio Calabria. La sinistra conserva Crotone, dove viene rieletto sindaco Peppino Vallone, un ex democristiano ed ex Margherita, che manda a casa la senatrice dell'Udc Dorina Bianchi, che mezzo Pdl in verita' non voleva, che poi mezzo Udc ha aspramente criticato e mollato quando non ha difeso Casini dagli attacchi di Berlusconi in un comizio al palazzetto dello sport. Insomma, una candidatura tutt'altro che forte.

Il perche' di questo voto in controtendenza non e' difficile da scoprire e tutti gli osservatori sono stati nei giorni scorsi concordi: da 14 mesi governa in Regione Giuseppe Scopelliti, coordinatore regionale del Pdl, che nel marzo 2010 ha strabattuto alle regionali Loiero e tutto il centrosinistra. Scopelliti, giovane e brillante ex sindaco di Reggio, ha unito il suo partito imprimendo una forte azione di cambiamento e rinnovamento, ma soprattutto ha stretto un rapporto di ferro con l'Udc.

In Calabria il terzo polo non si sa che cosa sia, non e’ mai nato: in regione il partito di Casini ha il Presidente del Consiglio Regionale e due assessori e alle amministrative un altro patto di ferro, tanto che il nuovo Sindaco di Cosenza e' il fratello del parlamentare Udc Roberto Occhiuto.

Un modello esportabile per il resto del paese? Scopelliti ci crede e ci spera, l'Udc, intanto, gongola. Ma non ci sono solo i capoluoghi a tenere desta l'attenzione: un anno dopo il centrodestra ha infatti mantenuto la guida di San Giovanni in Fiore, la capitale della Sila, una roccaforte per 50 anni della sinistra, comunista e post, persa in verita’ gia’ 12 mesi fa, poi il consiglio si sciolse ma domenica e lunedi' lo stesso sindaco defenestrato ha riconquistato nuovamente il comune per il centrodestra.

Una debacle per la sinistra, che in Calabria - terzo elemento di spiegazione - e' praticamente alla canna del gas: il Pd non raggiunge il 9% dei consensi nelle tre citta' principali (Catanzaro, Cosenza e Reggio), Bersani da un anno l'ha commissariato dopo la sconfitta alle regionali, squassato da polemiche interne incredibili (a Cosenza e' successo e sta ancora succedendo di tutto) e il resto del centrosinistra non se la passa meglio. In queste condizioni era davvero un'impresa arginare l'ondata Scopelliti. E infatti non c'e' riuscito. Resta solo Lamezia a questo punto e sul sindaco di questa citta’ aumentano aspettative, responsabilita’, possibilita’.

Il centro destra che vince è firmato Scopelliti che dopo il ballottaggio si legittima come l’uomo politico più potente della Calabria, dai tempi d’oro di Giacomo Mancini a oggi. Se la Regione non contasse soltanto 2 milioni di abitanti sarebbe possibile proporlo come uno dei grandi signori del voto nel Mezzogiorno.  Il centro destra ha fatto bene a dare grande importanza all’accordo con l’Udc, a tenersi stretto Trematerra senza di cui oggi i risultati sarebbero molto diversi.   Una vittoria piena, quindi, per Scopelliti. Piena quanto la sconfitta del centro sinistra che, come detto, avra’ di che riflettere.  Certo, in politica mai una vittoria o una sconfitta sono prive di contraddizioni, difficoltà, fatti di segno contrario. Il risultato pone problemi inediti perché raramente il voto è stato in così netta controtendenza con quello del resto del paese. In Italia è accaduto questo: il voto ha segnato il tramonto di Berlusconi e dei suoi Governi furiosamente nordisti condizionati dalla Lega. La nostra regione non ha contribuito a questo risultato. E’ ancora presto per capire se questo elemento peserà positivamente o negativamente. Ma è questo il dato reale.

Il voto amministrativo – di Milano, Napoli, ma anche di Cagliari dopo venti anni di centro destra, di Novara, di Trieste - rivela che gli italiani  hanno mandato a Berlusconi un avviso chiaro; come hanno capito i più furbi dei berluscones già impegnati a costruirsi una exit strategy.

Il voto calabrese darà nell’immediato a Scopelliti maggior peso all’interno del centro destra che però si scomporra’ sempre piu’. Il modo in cui il Governatore lo userà sarà importante per lui, ma soprattutto – nel bene e nel male - per la Calabria.

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Pubblicato in Filippo Veltri

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