
Lamezia Terme - Società civile, Partite Iva e professionisti. E poi tanti giovani che si dichiarano lontani dai partiti. Sono gli aderenti al progetto regionale dei "Popolari in rete" che si sono ritrovati all'interno di un hotel della periferia est di Lamezia. Da qui, un severo monito sia a destra che a sinistra. Contro "il populismo" da una parte, così come contro quella "sinistra che è solo riferimento dei quartieri bene delle grandi città". All'iniziativa, coordinata da Sabatino Savaglio, hanno partecipato Mario Mauro, già ministro della Difesa e vicepresidente del Parlamento europeo e Giuseppe De Mita, ex vicepresidente della Regione Campania.
L'ex ministro Mauro ha parlato delle questioni nazionali fino a toccare i temi delle realtà locali, soprattutto del Sud e della Calabria in particolare, puntando sulla "ripresa del lavoro e dell'occupazione. Il Reddito di cittadinanza - ha evidenziato - è una iniziativa di tipo assistenziale sbagliata, non perché aiuta i più deboli, ma perché non fa nulla in termini di politiche attive per invogliarli ad una posizione di lavoro. Noi vogliamo offrire alle nuove generazioni opportunità concrete non perché lo Stato faccia qualcosa per loro, ma perché loro tornino protagonisti della propria vita".
Per quanto riguarda la Calabria, ha affermato Mauro, "è il luogo dove più che altrove si sono consumati i mille tradimenti della politica ma dove forse è più grande è il desiderio del cambiamento".
Il percorso dei "Popolari in rete" è in costruzione. Con chi state? Quali eventuali alleanze?
"Noi - ha specificato Mauro - prima di altri e più di altri, siamo popolari e non populisti. Cioè, abbiamo una visione della realtà che parte non solo dai bisogni delle persone ma da ciò che le persone sono".
E sulla scadenza imminente delle Regionali? "Popolari in rete" dove si colloca? Anche alla luce dei fondi in arrivo con il Recovery che potrebbe rappresentare la vera svolta per questa regione?
"Se c'è un presidente di cui vale la pena parlare in questo momento è sicuramente Jole Santelli nel senso che il suo sacrificio di mettersi a disposizione per il riscatto di un territorio, pur sapendo di essere gravemente malata, fa sicuramente da paradigma ed esempio per chi si vuole impegnarsi in politica. Detto questo, lo scenario sul piano della politica è molto severo, perché semplicemente il Piano nazionale di resilienza è una piattaforma che dipende in modo estremo dal fatto che oltre agli investimenti che sono indicati, si realizzino le riforme che danno senso a quegli investimenti. Noi potremmo avere l'assurdo del nulla che parte, perché se anche una Regione riuscisse a far partire lavori per alcuni investimenti, se Roma e il livello nazionale non riuscissero a far decollare le riforme che a quegli investimenti sono collegati, pensate al tema della giustizia, tutto si risolverebbe in un nulla di fatto e non solo l'Unione europea si prenderebbe i soldi, o meglio smetterebbe di darceli, ma la sensazione che si diffonderebbe tra la nostra gente sarebbe di rassegnazione. Allora dico, guardiamo le elezioni regionali con un occhio particolare, andiamo a cercare novità vere, andiamo a vedere come stanno realmente le cose e vediamo se qualcuno oltre alla propaganda può esibire anche qualcosa di concreto da mettere a disposizione di una generazione. Questo sarà il modo con cui noi parteciperemo".
Giuseppe De Mita, partendo dal "fallimento dei movimenti populisti", che non hanno inciso sul tanto decantato cambiamento, si è soffermato sulle "posizioni demagogiche che hanno illuso come se le soluzioni fossero a portata di mano. Poi quando sono arrivati al Governo si sono scontrati con la realtà e non avendo più categorie per leggere la realtà, sono caduti in una forma prosaica di gestione del potere. I Cinquestelle - ha stigmatizzato De Mita - che erano il rinnovamento della politica hanno fatto l'alleanza con tutti. Cosa che non era mai accaduta. Quindi questo vuol dire che occorre una serie di categorie di valori per leggere la vita quotidiana e la capacità di leggere il presente. I Popolari - ha spiegato ancora De Mita - sono una cosa diffusissima e inesistente, cioè un sentimento, ovvero la capacità di essere un buon padre di famiglia che ha bisogno di una formula di organizzazione".

Sulla presenza in campagna elettorale, De Mita si è dimostrato cauto, ma non ha lesinato qualche apertura. "Immaginiamo che qui possa partire un processo, le elezioni sono una grande opportunità e un grande rischio, perché le campagne elettorali sono diventate il momento della bugia, non il momento della verità. Non so se saremo presenti e in quale forma. Però non rinunceremo a dire che il re è nudo. In realtà noi avremo schieramenti, anche se Roberto Occhiuto è un mio amico, avremo schieramenti con contraddizioni al loro interno. Allora il punto non sarà schierarsi e restare muti. Il punto sarà essere presenti e dire dove sono le contraddizioni, perché chi vince, vincerà con delle contraddizioni all'interno del proprio schieramento. E siccome noi siamo di fronte a una realtà che sta evolvendo, le contraddizioni emergeranno, La storia di Grillo, Salvini, Meloni o Renzi, Zingaretti, o Letta? Cosa dimostra? Dimostra che le contraddizioni in politica sono implacabili, prima o poi ci sbatti contro. Allora, non dico che noi faremo i "pierino" ma noi guardiamo a quello che accadrà da qui al 2023 perché quello delle Politiche sarà il passaggio determinante anche sul piano europeo. E noi ci prepariamo per quel passaggio. Quelle che ci sono in questo tempo intermedio le utilizzeremo per costruire questa condizione".
Per tornare alle Regionali, De Mita comunque ha puntualizzato di "non escludere la presenza. Credo che Roberto Occhiuto sia una persona di grande equilibrio. Lo conosciamo, è un Popolare. La questione sarà comprendere più quale sarà l'orizzonte politico di prospettiva che le cose nell'immediato. Io ho un rapporto che non nego. Vediamo quali sono le posizioni in campo e chi è nelle condizioni di sforzarsi a superare le contraddizioni che ha al proprio interno. Se ci sono le condizioni nel presente per dialogare ci saremo, ma la nostra non sarà una posizione di aggiunta a quello che c'è. Noi saremo in una posizione che se c'è romperà, proverà a innescare un meccanismo per cui chi vince si deve porre anche il problema della nostra condizione politica".
Vincenzo Arnone, imprenditore e membro del coordinamento dei Popolari calabresi, ha parlato dell'organizzazione del movimento. "Si tratta - ha sottolineato - di un movimento della società civile, partecipano donne, giovani, imprenditori. La cosa interessante è che noi abbiamo visto un metodo innovativo in alcuni ambienti politici, in particolare in Puglia e in Campania, legato soprattutto alla figura di Giuseppe De Mita, che ha proposto in maniera significativa un metodo nuovo. Un metodo orizzontale che parte dal basso coinvolgendo le Associazioni già di suo questo è un metodo nuovo se noi pensiamo che oggi tutto il modello politico si basa sul leaderismo. E tutto viene deciso dall'alto da poche persone se non da una sola persona. Mentre qui l'idea è quella di far sorgere istanze dal basso e provare a rispondere a queste istanze in maniera semplice all'interno del solco della tradizione del popolarismo sturziano".
Cosa deciderà di fare il coordinamento calabrese in vista delle elezioni regionali?
"E' chiaro che il nostro è un movimento politico. Ma al momento non siamo collocati né a destra né a sinistra. Stiamo soltanto presentando la nostra realtà. Sicuramente discuteremo con i candidati presidenti alla Regione e vedremo intorno ad alcuni progetti principali con quali dei presidenti c'è agibilità politica. Sicuramente non ci sono i tempi per fare delle liste, ci sono delle persone della società civile che sono interessati a candidarsi, proveremo ad esprimere e queste candidature nell'ambito più intelligente, però sicuramente il campo di prova non sono le elezioni regionali". Un convegno partecipato con interventi di molte donne e imprenditori provenienti da diverse realtà della Calabria.
Antonio Cannone
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