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Lamezia Terme - In merito al dibattito avviato in questi giorni sull’emodinamica itinerante, in una nota a firma del Coordinatore della Segreteria Regionale Sinistra Italiana - AVS Francesco Tallarico, ritengono opportuno esprimere "una nostra valutazione, partendo da una considerazione imprescindibile: quando si interviene in situazioni cardiologiche, il fattore tempo può determinare la differenza tra la vita e la morte. È per questo che l’idea dell’“emodinamica itinerante”, così come viene raccontata dalla Regione Calabria, ci lascia profondamente preoccupati. La Regione Calabria ha approvato un atto di indirizzo per avviare un servizio di Emodinamica itinerante negli ospedali spoke. Il modello prevede che équipe di professionisti provenienti dai centri hub si spostino negli ospedali spoke, secondo protocolli operativi condivisi, mentre il monitoraggio dei risultati sarà affidato ad Azienda Zero. Secondo il cronoprogramma della Giunta, la prima fase dovrebbe riguardare gli ospedali di Corigliano-Rossano, Paola e Lamezia Terme, che dispongono delle apparecchiature e sono in attesa del completamento delle procedure di accreditamento. In una seconda fase, il progetto dovrebbe essere esteso anche a Vibo Valentia, Polistena e Locri".

Per SI: "È veramente preoccupante constatare come venga rappresentata la proposta di riorganizzazione della rete cardiologica regionale. Siamo di fronte, ancora una volta, alla politica degli annunci: si prende una criticità enorme, si costruisce intorno un modello organizzativo temporaneo e lo si presenta come una risposta definitiva. Risulta, inoltre, indispensabile fare chiarezza sull'esistenza e sull'adeguatezza di protocolli operativi, procedure condivise e percorsi definiti per la gestione di eventuali complicanze. In questo quadro preoccupante, esprimiamo perplessità sul comunicato emesso dai direttori di cardiologia a difesa del nuovo modello organizzativo regionale per l'emodinamica, che sembra andare nella direzione di sostenere il Governo regionale, affermando una realtà lontana dalle criticità e dalle urgenze significative per la sanità calabrese. E ancora più grave è che questa discussione si inserisca in un sistema sanitario regionale già profondamente drammatico. La Calabria non è ancora uscita dal Piano di Rientro e non è stata individuata una soluzione strutturale al problema del sottofinanziamento, una condizione che si trascina da decenni e che è ormai diventata cronica. Il 7 luglio 2026 la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano di Rientro sanitario per il triennio 2026-2028. Occhiuto lo presenta come il piano destinato a portare finalmente la sanità calabrese verso la gestione ordinaria. Nel novembre 2022 ne era già stato approvato un altro, che avrebbe dovuto produrre risultati analoghi. Prima ancora, altri quattro piani erano stati predisposti dai commissari che lo hanno preceduto. E siamo ancora qui. Ancora nel Piano di Rientro".

Nel frattempo, sostengono: "la migrazione sanitaria continua ad aumentare, coinvolgendo anche prestazioni di bassa complessità.  A ciò si aggiunge lo scarso utilizzo delle risorse del PNRR, pari al 17%, accompagnato dalla carenza di una concreta capacità di trasformare tali risorse in servizi sanitari funzionanti. Non basta realizzare strutture se poi queste risultano prive di me-dici, infermieri e del personale necessario a garantire l’assistenza. È emblematico, anche nelle poche Case di Comunità attive, il fatto che non siano disponibili pediatri, a causa della mancata applicazione dell’Accordo integrativo regionale, già siglato nei primi mesi del 2025. Il vero problema si chiama sottofinanziamento. Non lo dice soltanto Sinistra Italiana. Lo ha evidenziato anche l'ISTAT nel Rapporto annuale 2026, sottolineando come le risorse non siano sempre allocate in proporzione ai bisogni della popolazione e indicando proprio Calabria e Basilicata tra le realtà caratterizzate da maggiore prevalenza di cronicità e da una spesa sanitaria pro capite inferiore alla media nazionale. Più bisogni, meno risorse. Il Sistema Sanitario Calabrese è ormai al collasso, anche per responsabilità diretta della classe dirigente calabrese, che sul piano gestionale non riesce a introdurre azioni correttive efficaci. E allora perché il Presidente della Regione non utilizza fino in fondo il proprio ruolo nella Conferenza Stato-Regioni per pretendere una revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale? Perché non chiede con forza l'applicazione piena dei criteri previsti dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, compresi quelli epidemiologici, che dovrebbero consentire di distribuire maggiori risorse alle regioni dove è maggiore il bisogno di assistenza? È questa la battaglia che serve alla sanità calabrese, quella per ottenere risorse adeguate ai bisogni reali. Non l’ennesima operazione di comunicazione. Non c’è più spazio per decisioni improvvisate o per interventi presentati come risolutivi senza una programmazione seria e senza le necessarie garanzie per cittadini e professionisti".

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