
Carlopoli - Migliora la fruibilità dell'Abbazia di Santa Maria di Corazzo dopo i lavori di restauro conclusi nell'aprile di quest'anno, con un primo lotto di circa un milione e 200 mila euro provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 della Regione Calabria. I lavori, oltre a preservare la sicurezza del sito, con rinforzi e balaustre metalliche posti in alcune aree specifiche, e rinsaldando in alcuni punti il materiale litico, ha disvelato in profondità parte delle pareti e degli archi, per uno scavo di circa un metro, che ha reso più agevole il passaggio dei visitatori verso il retro della chiesa abbaziale e facilitato l'accesso agli ambienti sotterranei, come la suggestiva "stanza dei morti" adiacente all'ossario.

Più fruibile anche l'accesso alla base della torre campanaria e al corridoio, oggi ben visibile, lungo il quale si aprono le celle dei monaci, la cucina del monastero con la canna fumaria ancora annerita, e in fondo le latrine comuni. Il restauro ha inoltre riportato alla luce due iscrizioni, una forse relativa alla dedicazione della chiesa alla Vergine di Corazzo, una splendida statua lignea ancora esistente, ma purtroppo oggi non visitabile, che fu trafugata dall'abbazia in seguito al suo abbandono, e attorno alla quale ruotano leggende, misteri, testimonianze di miracoli, narrate dalla voce appassionata della guida volontaria Silvana Amoroso, moglie dello scomparso studioso Salvatore Piccolo, autore di un testo sull'antichissima storia dell'Abbazia. Fondata nell'XI secolo dai monaci Benedettini sulle sponde del fiume Corace, passata nel XII ai Cistercensi, danneggiata dai terremoti del 1638 e del 1783, retta anche dall'abate Gioacchino da Fiore, immortalata negli scritti dei viaggiatori del Grand Tour, Santa Maria di Corazzo è un luogo ancora oggi denso di fascino e di storia, attrattivo e magico come pochi luoghi della terra.
Giulia De Sensi




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